Quale novità introduce il PAR?

Non parliamo più di singoli interventi a favore delle persone con disabilità ma di una vera e propria politica pubblica che affronta diverse aree che interessano la persona. Il filo rosso che ci ha accompagnato sin dall’inizio di questo lavoro è stata la convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, in particolare l’articolo 19 di cui ogni parola ha un peso specifico.
Sicuramente la novità è stato il gruppo di approfondimento tecnico (GAT) costituito, un’esperienza molto interessante dal punto di vista del metodo, perché introno a questo tavolo sono  presenti tutte le DG, non solo sanità e famiglia. Il GAT ha visto anche  il coinvolgimento di diversi esperti esterni alla RL, per esempio il coordinatore è Mario Melazzini.
Il primo prodotto di questo gruppo è stato il Par, dico il primo perché il lavoro non si è certo fermato qui. Il metodo con cui il GAT ha lavorato è  stata l’integrazione operativa tra le diverse DG. La prima cosa fatta è stata proprio una ricognizione di ciascuna DG in merito a cosa si stava facendo nel campo della disabilità e cosa c’era sul territorio. Questa ricognizione è stata fondamentale per realizzare successivamente un piano di azione legato alla realtà e non su una serie di principi astratti. Questa ricognizione ci ha fatto scoprire tantissime realtà ed esperienze da valorizzare e anche talune cose da cambiare.
Il lavoro è stato integrato perché ognuno ha messo sul tavolo la propria conoscenza e competenza allo scopo di realizzare una politica unitaria, che rispondesse al principio di uguaglianza, e questo metodo si è rivelato trasferibile a qualsiasi politica pubblica. Nello specifico ha potuto mettere in evidenza e valorizzare quanto già presente nei territori e, viceversa, evidenziare quanto fosse mancante o quanto dovesse essere ripensato o ridefinito per favorire una continuità di risposta.

Quali sono i principi cardine del PAR?

Il primo il riconoscere la disabilità come un problema non minoritario e, il secondo, l’dea di persona come soggetto attivo.
E’ un lavoro come ho detto intersettoriale e interassessorile che ha come  cardine il favorire la valorizzazione delle esperienze presenti sul territorio, la razionalizzazione e l’ottimizzazione dell’esistente e la continuità di risposte. Per questa idea di unitarietà le aree di intervento sono molto ampie ed integrate tra loro.
E’ un piano per tutti, sia da un punto di vista culturale che politico non è rivolto solo al mondo della disabilità, si sviluppano concetti di uguaglianza di partecipazione e appunto vuole rendere il più possibile protagonista la persona nella soddisfazione dei propri bisogni.

Quali contenuti propone?

Il piano è strutturato in due parti, una che essenzialmente affronta i principi, le strategie e le indicazioni, e una seconda, la relazione tecnica, che definisce nero su bianco le azioni intraprese e da intraprendere, nel periodo 2010-2020.
Nello schema proposto all’interno della relazione tecnica il piano è definito in modo molto articolato connettendo il settore di riferimento, le azioni da intraprendere e, cosa rilevante, la direzione generale di riferimento, ovvero chi ha la responsabilità diretta nell’implementazione di queste azioni.
Faccio alcuni esempi paradigmatici del lavoro fatto:
Nell’area intervento salute e assistenza, l’azione prevista è quella di favorire percorsi accessibili e fruibili e l’azione specifica rende conto del percorso che abbiamo intrapreso: innanzitutto si riconosce il bisogno ovvero che le persone con disabilità si rivolgono alle strutture sanitarie con frequenza maggiore e presentano bisogni complessi legata a diversi livelli di comorbilità di cui soffrono. A fronte di questo bisogno come rispondere? C’era il progetto Dama sperimentato da diversi anni dal San Paolo di Milano e l’azione che la Regione ha intrapreso come risposta a questo bisogno è quella di realizzare punti di accesso facilitati, come il progetto Dama, in almeno una Azienda Ospedaliera per Asl. Certo è il minimo, ma partiamo da lì. Già oggi ce ne sono diversi, alcuni già in atto e alcuni che stanno partendo.
Un’altra azione è per esempio quella della comunicazione, legata alla portata culturale del PAR, perché a fronte di una adeguata e capillare informazione Regione Lombardia vuole rafforzare gli strumenti di comunicazione, mettere a conoscenza tutti i cittadini, sia del piano che soprattutto dei servizi presenti sul territorio.
Un’altra azione è l’aggiornamento della CRS SISS. In Lombardia oggi non esiste un dato preciso sulle persone con disabilità, esistono soltanto stime. Per un’istituzione pubblica la mancanza di informazione è il maggior ostacolo alla programmazione delle proprie politiche, per questa ragione si sta lavorando ad un progetto di aggiornamento della carta SISS con l’obiettivo di adeguamento dell’informazione sia quantitativa che qualitativa sulle condizioni delle persone con disabilità. Lo scopo è sia la facilitazione della possibilità di programmazione per la Regione, ma certamente anche un facilitazione dell’accesso ai servizi e della lettura del bisogno per il cittadino con disabilità.
L’ultima considerazione è sui risultati attesi: ogni azione della relazione tecnica è già un indicatore, la sua attuazione (è stato fatto o no) rappresenta il primo indicatore di risultato che osserveremo. Ma soprattutto la sfida è anche quella relativa ad un indicatore trasversale, derivante dall’articolo 19 della convenzione ONU, ovvero l’attuazione del diritto di tutte le persone a vivere nella società con la stessa libertà di scelta di tutte le persone. Questo articolo ha fatto capire come sia fondamentale l’impegno di tutti e come oggi ci sia un buon avvio in questa direzione.