La finanza pubblica italiana

Spunti di analisi dal rapporto 2011 a cura di M.G. Guerra e A. Zanardi (Il Mulino 2011) in tema di assistenza

A cura di Valentina Ghetti

16 settembre 2011

Il rapporto pone sotto osservazione critica le politiche pubbliche adottate dal governo nel corso del 2010 e nei primi mesi del 2011, con riferimento ai più rilevanti ambiti di intervento. Qui di seguito si sintetizzano alcuni spunti dal contrinuto di M. Baldini e S. Toso in tema di ammortizzatori sociali e spesa per l’assisitenza.

Dal contrinuto di M. Baldini e S. Toso in tema di ammortizzatori e spesa per l'assisitenza (pp 137-158)

 

Come il governo ha affrontato le conseguenze sociali della crisi?

Esentando dai tagli i principali trasferimenti monetari erogati e gestiti a livello centrale (assegni familiari e pensioni)

Potenziando gli ammoritzzatori sociali, soprattutto la cassa integrazione (Cig) ordinaria e straordinaria

Le ore di Cig autorizzate sono passate da 228 milioni del 2009 a 914 milioni nel 209 e 1,203 miliardi nel 2010.

Si mantengono fortissime sperequazioni tra i lavoratori colpiti dalla perdita del posto di lavoro, a seconda del tipo di contratto, delle dimensioni e del settore dell'azienda. La Cig infatti non si estende oltre ai soggetti con rapporto di lavoro parasubordinato a tempo indeterminato.

Le misure anti-crisi escludono molto lavoratori e rinforzano il tradizionale dualismo del mercato del lavoro italiano: i giovani e dipendenti delle piccole imprese da un lato e i lavoratori più anziani delle medie-grandi imprese dall'altro.

 

Le politiche per l'assistenza e il contrasto alla povertà

Data continuità alla Carta Acquisti (Social Card) introdotta nel 2008

Tra dicembre 2008 e dicembre 2010 hanno avuto accesso al programma circa 734mila persone per una spesa totale di circa 500 milioni di euro.

Però più del 50% distribuito agli abitanti di sole 4 regioni (Campania, Sicilia, Calabria e Puglia) e solo il 17% a famiglie assolutamente povere, quindi con una capacità di penetrazione molto limitata tra le famiglie povere in senso assoluto.

I problemi prevalenti riguardano i requisiti di accesso: la misura è priva di requisiti di base che praticamente tutta la letteratura in materia indica come  caratterizzanti un programma che voglia fornire un reddito minimo contro la povertà estrema:

  • mancato universalismo: la misura esclude famiglie con bambini sopra i tre anni o con adulti con meno di 65 anni;
  • gestione diretta dell'Inps e mancato spazio d'azione per gli enti locali e per gli enti del terzo settore;
  • esclusiva focalizzazione sull'aspetto del trasferimento monetario;
  • definizione limiti Isee omogenei in ogni regione italiana.

Il milleproroghe conferma per il 2011 la Social Card per tutti i soggetti che ne hanno fruito nel 2010 e introduce una sperimentazione della durata di un anno: 50 dei 487 milioni di euro stanziati saranno destinati a permettere che gli "enti caritativi" entrino nella gestione della misura con la definizione di "progetti individuali di presa in carico".

 

I tagli che hanno colpito la spesa per l'assistenza

Anche sull'assistenza drastiche riduzioni di spesa, ad esempio:

  • il Fondo Nazionale per le Politiche Sociali passa da 1 miliardo del 2007 ai 200 milioni del 2011
  • il Fondo per la Non Autosufficienza ridotto da 400 milioni nel 2010 a 100 milioni nel 2011, rispervati ai soli affetti da Sla.

 

La strategia UE contro la povertà e il piano strategico del nostro paese

Obiettivo strategico dell'UE per il 2020 è quello di far uscire dalla povertà e dall'esclusione sociale almeno 20 milioni di persone nei prossimi 10 anni, con azioni che:

  • interessino l'insieme delle politiche sociali (istruzione, assistenza sociale, abitazione, sanità, immigraizone, pari opportunità)
  • utilizzino in misura maggiore e più efficace i fondi Ue
  • ricorrano a metodi scientifici per testare e valutare esperienze innovative in materia di politiche sociali
  • promuovano il coinvolgimento dell'economia sociale (Ong, volontariato, fondazioni, imprese sociali…).

Il Pnr nazionale presentato nell'autunno 2010 prevede:

Riduzione della povertà  di circa 2,2 milioni di unità, pari ad una riduzione di circa 2-3 punti percentuali, attraverso:

  • trasferimenti monetari o voucher
  • maggior coinvolgimento degli intermediari sociali nella gestione di questi strumenti
  • politiche attive che promuovano l'elevazione dei tassi di occupazione di giovani e donne e nuclei familiari in cui è già presente un occupato

Obiettivi che quindi auspicano di poter estirpare circa i due terzi della povertà assoluta del nostro paese, obiettivo decisamente ambizioso  se valutato alla luce del trascurabile impatto redistributivo esercitato fino ad ora dall'unico strumento attivato da questa legislatura (la Social Card). 

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