Premesse
- ampliamento della forbice tra esigenze delle persone e delle famiglie e le possibilità di intervento
- per la prima volta, calo delle della spesa pubblica nazionale per il welfare
- forte frammentazione delle risorse in campo (famiglie 64,4% trasferimenti inps, mentre i piani di zona gestiscono mediamente solo 6,5% delle risorse)
- affermazione di un nuovo soggetto imprenditoriale – impresa sociale
- emergere di un nuovo welfare contrattuale che coinvolge direttamente il mondo dell’impresa
- crescita di nuove modalità organizzate di finanziamento privato (fondazioni, istituzioni bancarie)
Tutto questo richiama alla necessità di un ripensamento dell’intervento pubblico.
Le 2 ipotesi alla base del documento:
“che la concezione che le risorse stiano nel sistema di welfare pubblico e i bisogni stiano nella società […] non è sostenibile nella prassi degli interventi sociali e delle decisioni che si sviluppano attorno ai servizi”
“molte delle esigenze che attengono alla sfera del welfare vengono soddisfatte all’interno del network in cui gli attori mettono in campo le proprie risorse e le proprie necessità e le risorse del sistema sociosanitario operano in maniera residuale”.
I principi guida regionali
- Centralità della persona e della sua responsabilità
- Riconoscimento della unitarietà della persona prima che la differenziazione dei suoi bisogni
- Spostamento del baricentro del welfare dall’offerta alla domanda
- Coordinamentodi politiche integrate (casa, lavoro, trasporti, salute, giovani e famiglia)
Obiettivi e contenuti della programmazione locale
- Deve essere coerente con i processi di riforma in corso
- Si deve coordinare con altri strumenti di programmazione locale (sulle politiche giovanili, Accordi Quadro per lo Sviluppo Territoriale, la programmazione triennale delle province, il Documento di Programmazione e Coordinamento dei servizi sanitari e sociosanitari delle Asl, piani integrati locali di programmazione della salute, piani di governo del territorio, piano territoriale degli orari dei servizi, patti territoriali dell’occupazione)
- Deve sviluppare una nuova logica imprenditoriale di rete, superando il consolidato intervento di offerta di prestazioni, riconoscendo la connessione con reti già attive e promuovendone l’attivazione di altre, in grado di generare valore aggiunto e innovazione
Il piano di zona
Il piano di zona è inteso come strumento privilegiato per sostenere il passaggio al nuovo welfare, a condizione che sia effettivamente luogo di ricomposizione e integrazione di conoscenze, risorse finanziarie e decisioni.
Il finanziamento procapite ai piani di zona dovrà essere orientato a interventi sperimentali di un nuovo welfare e il 2012 è considerato come anno di transizione.
La sperimentalità degli interventi è intesa come capacità di:
- integrare risorse pubbliche e private
- attrarre altre risorse del territorio
- attivare un partenariato ampio e qualificato, per corresponsabilità degli attori rispetto alle azioni, per natura del partenariato e per capacità di relazione con altre reti
E’ prefigurato un nuovo ruolo regionale. La regione condividerà iniziative di innovazione di particolare interesse, attraverso percorsi di accompagnamento e negoziazione
Il riferimento territoriale è il distretto sociosanitario, con facoltà di aggregazione tra distretti della stessa asl, incentivata dalla Regione.
Il PdZ deve contenere analisi dei bisogni, delle risposte, dei soggetti e dei network attivi entro il perimetro sovra distrettuale dell’Asl.
Deve individuare obiettivi e azioni condivise con l’Asl per la realizzazione dell’integrazione sociosanitaria.
Deve promuovere l’integrazione gestionale mediante gestione associata, che la Regione reputa particolarmente idonea per il segretariato sociale e la tutela minori.
L'Accordi di programma deve essere sottoscritto entro 31 marzo 2012.
Il Ruolo Asl
Le direzioni ASL sono chiamate a una nuova organizzazione delle funzioni e delle relazioni territoriali.
Viene richiamato il ruolo decisionale del consiglio di rappresentanza dei sindaci.
Il terzo settore
L’accordo di programma deve regolamentare le forme di collaborazione con TS in particolare:
- la co-progettazione
- la sperimentazione nuovi servizi, prevedendone anche la compartecipaizone economica
- la sperimentazione di nuove modalità gestionali
Il ruolo regionale
- integrazione delle risorse finanziarie sempre più orientato alla logica del budget unico
- accompagnamento alla riforma mediante momenti formativi lungo tutto il triennio
- promozione delle sperimentazione locali
- promozione della conoscenza tra ambiti su esperienze qualificanti
- accompagnamento alla valutazione
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