Gli effetti concreti della crisi sul sistema dei servizi: scelte obbligate e possibili rischi

Effetti e riflessioni sull’impatto della crisi a partire dall’esperienza del Consorzio Casalasco Dei Servizi Sociali - Concass - Ambito di Casalmaggiore (CR)

di Katja Avanzini

30 gennaio 2012

In questi mesi i territori lombardi sono impegnati nella definizione della nuova triennalità dei piani di zona in un contesto di forte riduzione delle risorse. LombardiaSociale promuove un approfondimento sugli effetti della crisi sulla programmazione zonale e sulla gestione associata dei servizi e sulle strategie messe in campo dai territori.

 

A seguito delle indicazioni regionali per la stesura dei nuovi piani di zona e della DGR n. 2866 del 29/12/2011, che assegna agli ambiti territoriali le risorse del FNPS, il comitato di gestione del Consorzio Casalasco dei Servizi Sociali (Concass) ha assunto alcune immediate decisioni volte ad affrontare gli adempimenti dell’anno, connesse anche al fatto che il piano di zona oggi è retto dalla struttura del Consorzio.

Per dare un quadro di riferimento, le risorse trasferite dalla Regione di fondi nazionali e regionali hanno avuto una costante decrescita nel corso degli ultimi 4 anni, passando da oltre 850 mila euro a meno di 300 mila. Nonostante la costante diminuzione negli anni, il grosso ammanco economico si registra nel 2012, anno in cui la regione trasferirà al consorzio solo circa il 38% delle risorse rispetto all’ anno precedente (decurtazione del 50% del FNPS e azzeramento del FNA). L’andamento invece dei fondi di solidarietà nel corso degli anni è rimasto sostanziante invariato, cioè ogni comune ha versato negli anni la quota pro-capite di € 6,57 per abitante.

 

 

2008

2009

2010

2011

2012

FNPS

 € 358.837,00

 € 318.270,00

 €  149.833,00

 € 167.960,00

 € 80.104,00

FONDO DI RIEQUILIBRIO

 €  31.254,00

 € 11.801,20

 € 6.967,00

Non comunicato

 

FSR

 € 426.583,81

 € 394.290,00

 € 395.811,00

 € 324.127,00

 € 160.000,00

AUTORIZZAZIONE ACCREDITAMENTO

 € 7.115,00

 € 7.000,00

 €      -  

 €   -  

 €    -  

F/DO NON AUTOSUFF.

 €  29.384,00

 € 107.229,00

 € 207.365,00

 € 223.661,00

 €   -  

INTESA NIDI

 

 

 €  48.502,00

 €  48.502,00

 €  48.502,00

 

 €  853.173,81

 € 838.590,20

 € 808.478,00

 € 764.250,00

 € 288.606,00

 

 

 

2008

2009

2010

2011

fondo di solidarietà

 €  260.000,00

 €  260.000,00

€ 260.710,74

 € 260.953,83

 

 

Tenuto conto che la “manovra programmatoria”[1] oggi conta sulle risorse trasferite dal FNPS e dal fondo di solidarietà dei Comuni, visti i tagli e vista l’organizzazione attuale dei servizi distrettuali, si sono adottate prime scelte “cautelari” che vedono:

  • di non aumentare la quota pro-capite dei comuni;
  • le risorse a disposizione, secondo una prima bozza di bilancio, andranno a sostenere i costi dell’ufficio di Piano, e del consorzio e dei servizi distrettuali (SED, Tutela e affido, NIL);
  • il servizio Tutela minori, affido e adozione verrà ridimensionato prevedendo una assistente sociale a 36 ore (dipendente) e n. 36 ore di psicologo. La funzione sociale legata al tema delle adozioni, secondo le nuove regole regionali torna in capo istituzionalmente all’ASL;
  • il costo orario del servizio educativo domiciliare subirà un aumento stante l’impossibilità di integrare come in passato con le risorse del FNPS i costi degli interventi;
  • a fronte dei tagli del Fondo non autosufficienza e delle altre risorse non si costituisce il fondo di solidarietà questo comporta che la retta del CDD sarà fatturata per intero al comune di residenza (€ 42.30) e non saranno più rimborsati ai comuni quote dei costi sostenuti nel 2012 per comunità (il 25% del costo) affidi (il 30% del costo) e inserimenti lavorativi (il 30% del costo);
  • il taglio del 50% del Fondo sociale regionale comporta che i comuni in fase di redazione di bilancio prevedano entrate minori (in ipotesi la metà) sui servizi finanziati negli anni precedenti (compresi gli interventi onerosi di tutela minori, costo comunità e affidi, e gli inserimenti lavorativi). Inoltre si prevede l’abbattimento del 50% della compartecipazione al costo del CSE da parte del FSR, che passerà quindi per l’anno 2012 da € 15,00 a € 7.50. La differenza rimarrà a carico del comune di residenza del disabile (retta giornaliera € 44, a cui vanno sottratti € 7,50 come fondo sociale regionale);
  • fatta salva l’ultima commissione straordinaria per la presentazione di progetti sui residui anno 2011 ancora in capo ai singoli Comuni, non verranno erogati per l’anno in corso buoni sociali mirati;
  • fatti salvi i residui dei voucher sociali e dei voucher complementari (seguirà nota di quantificazione precisa dell’ammontare dei residui nei prossimi giorni) non verranno erogati voucher per il servizio domiciliare anziani e disabili al costo calmierato di € 7.00. I comuni hanno la facoltà di acquistare i voucher al costo pieno;
  • non verranno pubblicati bandi sulle seguenti leggi di settore: la 162/97 sulla disabilità, la 285/98 sull’infanzia e l’adolescenza, la legge 40/97 sull’immigrazione;
  • lo sportello immigrati aperto il sabato mattina, funzionerà con la presenza dell’assistente sociale e del mediatore. Non è più prevista la presenza dell’Avvocato;
  • il costo per il servizio di assistenza ad personam sarà a totale carico dei comuni.

 

 

Alcune considerazioni

Il drastico taglio delle risorse trasferite mette oggi in difficoltà il distretto casalasco soprattutto sul fronte della gestione associata di servizi. I tagli hanno provocato infatti l’interruzione di prestazioni e servizi rivolti ai cittadini. L’attuale situazione mette in evidenza aspetti che negli anni passati facevamo più fatica a rendere evidente, vale a dire ciò che con il piano di zona e la gestione consorziata era possibile dare ai cittadini.

Ad esempio, la voucherizzazione dei servizi domiciliari ha consentito negli anni di qualificare il servizio di assistenza domiciliare anziani e disabili in capo ai Comuni attraverso prestazioni in orari e serali  giorni festivi non coperti dal servizio comunale.

I buoni sociali mirati hanno sviluppato un lavoro progettuale sulle singole situazioni che ha contribuito a rendere meno “assistenzialistico” e più promozionale il lavoro sociale che deve essere sempre orientato a costruire le condizione per un reinserimento sociale delle persone.

Il sostegno a progettualità a favore della disabilità grave, attraverso i fondi della l. 162/98, ha negli anni sviluppato in primis una conoscenza delle situazioni di disabilità presenti sul territorio e negli anni più recenti la possibilità di costruire percorsi di presa in carico complessiva volti a sostenere progetti di vita e non solo prestazioni “una tantum”;

Riflessioni analoghe possiamo farle anche pensando alla crescita territoriale avuta attraverso i bandi annuali per finanziare progetti ex l. 285/98 sull’infanzia e adolescenza che hanno contribuito a costruire un’offerta per l’infanzia e l’adolescenza prima parziale e non particolarmente qualificata.

Sono solo alcuni esempi utili a evidenziare che i tagli nei trasferimenti comporteranno per questo territorio forti rischi di arretramento.

Viceversa i rischi maggiori potranno essere:

  • Gli interventi domiciliari per le persone non autosufficienti saranno erogati con media intensità (es. 3 accessi alla settimana) anche per le situazioni più compromesse e quindi non potranno garantire un reale supporto ai caregiver nei momenti maggiormente critici della gestione dell’anziano come la alzata e l’igiene mattutina e la rimessa a letto serale. Questo comporterà il ricorso ad altre forme di assistenza private.
  • I Comuni riformuleranno i propri bilanci aumentando le voci sull’assistenza economica ma il venir meno del lavoro distrettuale fatto di regolamenti distrettuali, schede progetto, commissioni di valutazione e monitoraggi periodici faranno si che probabilmente si andranno a  sostenere le situazioni con un’assistenza generica.
  • Le progettualità 162 consentivano una qualificazione dei percorsi individualizzati utile per una vera progettazione. Non disporre di queste risorse comporterà una selezione più marcata delle situazioni da sostenere lasciando quindi alcune famiglie da sole di fronte all’esigenze di intervenire al domicilio e per costruire percorsi volti a sperimentare altre risposte di cura.
  • La riflessione sulla interruzione dei fondi 285 mette in luce aspetti rischiosi non tanto dovuti alla mancanza di risorse economiche (già scarse) quanto al venir meno di quell’ottica progettuale strategica che poneva i comuni nella condizione di dover progettare secondo determinati indirizzi, monitorare e valutare i risultati dei percorsi intrapresi.

 

 

Quale reazione possibile?

Il quadro delineato comporta determinati effetti non trascurabili sulla qualità dei servizi resi e sulla qualità della progettazione. Come quindi attrezzarsi per non far arretrare il sistema in mancanze di leve finanziarie?

  1. Ritorniamo a considerare il “cuore” del nostro agire la funzione programmatoria e non solo quella gestionale pertanto “qualifichiamo il nostro operato”. Negli ultimi anni l’attenzione si è infatti spostata dalla programmazione alla gestione e regolazione del sistema dei servizi, pare importante ritornare a presidiare maggiormente la programmazione per riuscire a mantenere alta anche la funzione regolativa dell’ambito.
  2. “Lavoriamo su di noi tra noi”, questo slogan evidenzia la necessità di rivedersi in una chiave di maggiore confronto fra operatori impegnati a produrre cambiamenti nelle persone e nei sistemi, in un contesto di forte incertezza. Questo deve essere un indirizzo forte per continuare la strada della qualificazione dei servizi e delle funzioni agite a livello distrettuale.
  3. Progettiamo e ricerchiamo fonti di finanziamento altre: la funzione distrettuale deve sempre più allargare gli orizzonti anche nella ricerca di nuove fonti di finanziamento.
  4. Allarghiamo la platea dei partner della programmazione: oggi evidentemente non basta costruire reti con gli interlocutori più prossimi a noi (scuole, Istituzioni, terzo settore, associazionismo, volontariato e sindacati) bisogna andare oltre nella costruzione di nuovi patti di corresponsabilità locale con le aziende, le banche i i singoli cittadini.
  5. Allarghiamo lo sguardo su altre politiche collaterali ma complementari al sociale: lavoro e formazione ma anche politiche giovanili e abitative.

Queste prime “reazioni” si devono accompagnare con energia ad una rinnovata corresponsabilità “politica” di tutti i diversi soggetti territoriali.



[1] A queste risorse si sommano infatti le risorse trasferite dai Comuni per l’acquisto di servizi che attengono quindi ad un aspetto gestionale e non programmatorio.

 

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