Tagli alla spesa pubblica: è necessaria una buona programmazione da parte dei comuni lombardi

L’opinione di Claudio Dossi - segretario SPI-Cgil Lombardia - a partire da un’analisi dei bilanci dei comuni lombardi

A cura di Valentina Ghetti

7 febbraio 2012

Dai dati elaborati dalla Spi-CGIL sui bilanci dei comuni emerge come, a fronte di tagli alla risorse degli enti locali e di un incremento di costi per i cittadini, i comuni presentino avanzi di amministrazione dettati da troppa prudenza e non sempre buona programmazione.

 

Il contesto attuale

I Comuni si stanno predisponendo ai bilanci di previsione in un quadro incerto, basti pensare a questo proposito quanto potrà incidere l’Imu e l’addizionale Irpef.

Occorre lavorare con gli enti locali per evitare una secca riduzione dei servizi.

È necessario promuovere una vasta e maggiore lotta all’evasione fiscale, garantirsi l’efficienza della pubblica amministrazione e dei servizi, assieme a trasparenza e equità.

Il confronto con i Comuni che come sindacato stiamo sollecitando sarà particolarmente difficile.

Ai Comuni chiediamo di aumentare il grado di equità nella allocazione delle risorse, di aumentare la responsabilità pubblica in un momento tanto difficile per le famiglie, affinché i diritti alla salute, all’assistenza e all’istruzione vengano garantiti; di garantire a tutti un alloggio adeguato con un occhio di particolare riguardo agli anziani e ai giovani. Insomma occorre sostenere le persone in situazioni di fragilità sociale, come gli anziani non autosufficienti, implementare i servizi a sostegno della famiglia e dell’infanzia e dell’adolescenza.

Occorrono risorse per fare questo e in questo periodo fare gli amministratori non è certo un compito facile.

Proprio per questo abbiamo cercato di leggere attentamente i bilanci dei Comuni e dobbiamo dire che occorre migliorare la programmazione dei bilanci cercando di spendere tutte le risorse destinate a sostegno del sociale, perché ve ne è tanto bisogno. Non è sempre così, anche se qualcosa sta cambiando nei Comuni, ma molto ancora c’è da fare.

 

 

Dai bilanci: i comuni non spendono tutto

L’esame dei bilanci di previsione per il 2011 e dei consuntivi 2010 dei comuni lombardi evidenza come, nonostante i progressivi tagli ai trasferimenti statali e i forti vincoli di spesa introdotti negli ultimi anni, le amministrazioni locali non riescano a spendere tutte le somme previste in bilancio facendo maturare cospicui avanzi di amministrazione.

Per quanto riguarda infatti le previsioni definitive per il 2010 (cioè i dati a consuntivo), tutti i comuni lombardi hanno dichiarato avanzi di amministrazione pari a ben 502 milioni di euro, una somma che a livello pro capite corrisponde a 50,7 euro per cittadino (44 euro pro capite a livello Italia). Eppure in sede di bilancio previsione i comuni della Lombardia avevano previsto di ottenere un avanzo molto più contenuto, pari a 18,2 euro pro capite

Per il 2011 gli stanziamenti iniziali dei comuni – che, dunque, in genere tendono a stimare utili di amministrazione poco consistenti – prevedono un avanzo complessivo di circa 177,6 milioni di euro, una somma comunque consistente pari a quasi 12 euro per ogni cittadino lombardo.

Va sottolineato che le somme riportate negli avanzi di amministrazione vengono poi riutilizzate dalle Amministrazioni comunali allo scopo di ripianare i debiti o per effettuare interventi diversi da quelli inizialmente previsti (vincolati o non), oppure confluiscono direttamente negli stanziamenti di bilancio per l’anno successivo.

La consistenza delle somme non utilizzate (si pensi che nel 2009 l’avanzo dei comuni lombardi ammontava a circa 800 milioni di euro, pari a 80 euro pro capite) ci autorizza a ritenere che siamo di fronte non a un fenomeno fisiologico della gestione, quanto piuttosto ad una non adeguata programmazione da parte degli enti locali.

Il fenomeno determinerà sicuramente effetti negativi per la popolazione amministrata, sia in quanto una parte dei programmi di spesa previsti annualmente dai Comuni verrebbero successivamente  cancellati in assenza di una adeguata comunicazione fornita ai cittadini, sia in termini di minori erogazioni destinate alla realizzazione di servizi, infrastrutture e di opere pubbliche per il territorio.

Considerando l’avanzo di amministrazione calcolato definitivamente per il 2010, tra i comuni lombardi le somme più alte si registrano nelle classi demografiche più piccole, fino a mille abitanti (pari a ben 105,7 euro pro capite), da mille a tremila abitanti (85,6 euro) e da tremila a cinquemila abitanti (71,1 euro), a conferma che dell’esistenza di forti diseconomie di scala (capacità di progettazione e di realizzazione degli interventi) nei piccoli comuni. Nelle medie e grandi città (con oltre 50mila abitanti), tuttavia, l’avanzo di amministrazione fa registrare anche in questo caso somme consistenti, pari mediamente a 40 euro.

 

 

Un’altra linea di tendenza: aumentano i costi sopportati dai cittadini

Dall’analisi dei bilanci di previsione per il 2011 emerge, inoltre, un’altra linea di tendenza, questa volta che conferma come, negli ultimi anni, sia cresciuta non solo la pressione tributaria a livello nazionale (leggi: manovre correttive nazionali varate nel 2010-2011) e locale (leggi: Addizionale Irpef regionale e comunale, Tarsu, ora Imu) ma anche la quota di compartecipazione dei cittadini ai costi dei servizi pubblici locali.

Infatti, il grado di copertura di tutti i servizi a domanda individuale (dato dal rapporto tra spese ed entrate specifiche costituite dai proventi delle tariffe e da contributi straordinari) è pari nel 2011 al 58% (il 53,7% a livello nazionale), con un incremento progressivo registrato rispetto al 2009 (55,7%)e al 2010 (56,2%).

In modo particolare la copertura del costo complessivo dei servizi a domanda individuale è più alta sia nel caso delle mense (comprese quelle scolastiche), con un valore pari al 72,3% (63,5% a livello nazionale), sia per quanto riguarda gli asili nido (56,5%, il 41,4% a livello Italia).

Si conferma dunque che cresce progressivamente la responsabilità dei cittadini in termini di partecipazione alle spese per i servizi pubblici locali, ma diminuisce invece proprio l’offerta degli stessi servizi, sia in termini qualitativi che quantitativi. E’ noto infatti come i progressivi tagli ai trasferimenti statali comuni nonché i recenti vincoli di spesa (leggi: Patto di stabilità) riducano progressivamente gli stanziamenti complessivi, specie quelli di parte corrente. La spesa sociale, ad esempio, ha visto diminuire la propria incidenza sul totale dal 18,6% del 2009 al 18% del 2011.

L’auspicio è quindi che i comuni intraprendano tutte le iniziative possibili al fine di migliorare efficienza ed efficacia della gestione e di spendere davvero tutte le risorse disponibili, potenziando in modo particolare i servizi sociali e alla persona, anche con riferimento alla realizzazione di infrastrutture ad hoc.

La gestione associata dei Comuni è un utile  strumento per lavorare a una efficace programmazione delle risorse pubbliche, che proprio perché pubbliche devono soddisfare e rispondere ai bisogni sociali sempre più esigenti in una situazione di difficoltà economica e sociale.

 

 

 

Avanzo di Amministrazione Pro-Capite

2009 Previsioni Iniziali

2009 Definitivo

2010 Previsioni Iniziali

2010 Definitivo

2011 Previsioni Iniziali

CLASSI DEMOGRAFICHE

 

 

 

 

 

Fino a 1.000 Abitanti

23,8

92,1

35,8

105,7

32,8

1.001 – 3.000 Abitanti

21,9

82,3

22,0

85,6

18,7

3.001 – 5.000 Abitanti

6,6

57,3

15,6

71,1

9,2

5.001 – 10.000 Abitanti

10,2

54,1

16,5

50,1

13,0

10.001 – 20.000 Abitanti

11,5

41,1

15,3

45,5

17,7

20.001 – 50.000 Abitanti

13,9

40,5

11,2

31,5

8,4

Oltre 50.000 Abitanti

10,9

169,3

3,5

40,0

6,1

PROVINCE

 

 

 

 

 

Bergamo

10,0

60,4

17,6

74,1

9,9

Brescia

15,7

64,0

16,0

73,6

12,9

Como

12,6

75,8

14,3

68,1

13,3

Cremona

16,0

46,7

23,5

56,6

24,1

Lecco

9,2

63,2

9,5

64,4

9,3

Lodi

38,7

95,8

19,1

64,7

14,1

Mantova

10,8

59,6

10,9

50,4

9,6

Milano

12,2

133,8

11,5

31,6

7,9

Monza e Brianza

3,6

33,7

2,8

30,5

5,4

Pavia

7,3

55,8

6,6

45,8

8,0

Sondrio

7,1

62,9

9,0

93,8

14,8

Varese

15,3

53,8

17,8

47,5

30,4

TOTALE LOMBARDIA

12,2

83,2

13,0

50,7

11,9

TOTALE ITALIA

17,5

54,5

18,2

44,0

20,9

Fonte: Banca dati Autonomie locali SPI CGIL Lombardia

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