Come sistema associativo di Confartigianato state realizzando iniziative specifiche rispetto al tema della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro?
Come Confartigianato stiamo realizzando un progetto di diffusione della cultura della conciliazione inserita in quella più ampia della Responsabilità Sociale di Impresa. In particolare, a partire dalla fine del 2010, Confartigianato Lombardia, membro del Comitato d’Onore del Salone della Responsabilità Sociale “Dal Dire al Fare”, ha avviato il progetto “A.RES Artigiani Responsabili”, finanziato a valere sulla Convenzione Artigianato Regione Lombardia – Unioncamere Lombardia, e finalizzato ad accompagnare l’imprenditore artigiano in un percorso di crescita che lo renda consapevole sulla convenienza e sull’importanza del suo impegno sociale, sia in termini di conseguenze positive per l’immagine dell’azienda, che di creazione di valore in un’ottica di sostenibilità di lungo periodo.
Il progetto, che vanta la partnership con BIC La Fucina, organizzatore del Salone della Responsabilità Sociale e la consulenza dell’Università Bocconi, vede il coinvolgimento di 21 imprese associate al Sistema Confartigianato Lombardia, chiamate a confrontarsi sulle tematiche che afferiscono alla Responsabilità Sociale, nonché all’utilizzo di strumenti, studiati ad hoc, per l’autovalutazione della propria Responsabilità Sociale di Impresa.
Come avviene la diffusione di questo progetto sulla Responsabilità Sociale di Impresa?
Il piano di diffusione prevede il ricorso a diversi strumenti. In primo luogo è stato realizzato un portale di progetto (http://www.progettoares.it/) che, oltre a promuovere la cultura della responsabilità sociale, diffondendo le iniziative realizzate con il progetto e quelle attuate direttamente dalle imprese aderenti allo stesso, rappresenta anche uno strumento operativo per le imprese stesse. Accedendo infatti alla sezione “il cruscotto della RSI” (www.progettoares.it/il-cruscotto-della-rsi-2/), le imprese possono usufruire di uno strumento semplice ed immediato che, attraverso la compilazione di un questionario, che prende in valutazione quasi la totalità delle variabili ambientali, sociali ed economiche, consente alle stesse di valutare il proprio livello di responsabilità sociale nel tempo e identificare quali sono le azioni strategiche da implementare per avere una continuità e un incremento dal punto di vista sociale, ambientale ed economico.
Parallelamente il progetto prevede la realizzazione di workshop rivolti alle imprese e finalizzati ad accompagnarle nel processo di presa di coscienza sulla convenienza economica e sociale di attuare azioni socialmente responsabili. Ultima fase del progetto è la creazione di una Carta dei Valori, risultato di un lavoro che, sotto la direzione scientifica di consulenti dell’Università Bocconi, vede il coinvolgimento attivo di tutte le imprese aderenti al progetto. Un valido strumento di comunicazione nei confronti di stakeholder interni ed esterni dei valori di responsabilità sociale adottati dall’impresa.
Come Confartigianato Lombardia e Movimento Donne Impresa, nel corso del 2011, abbiamo inoltre istituito il “Premio Donne Impresa Confartigianato Lombardia”, articolato in tre categorie di premi, tra cui quella relativa all’adozione di politiche di RSI e di pratiche di conciliazione.
Può portare qualche esperienza particolarmente significativa di conciliazione dei tempi di vita e lavoro portata avanti da qualche impresa tra le vostre associate?
Una delle esperienze più significative è quella portata avanti da Anna Josè Buttafava, un’imprenditrice del lodigiano titolare della catena di saloni “Anna Josè Acconciature”.
Si tratta di un’impresa con 28 dipendenti, di cui 26 sono donne, che da sempre mostra una grande attenzione al welfare aziendale e in particolare al tema della conciliazione. Infatti per il tipo di servizi che eroga ha un picco di richieste per i fine settimane e dunque la prima politica che ha adottato è stata quella di orari flessibili per i dipendenti compatibilmente con la realizzazione dell’attività.
Unitamente a questa politica di flessibilità ha avviato due progetti:
- Il Progetto Stiro Amico, promosso nel 2009 attraverso un finanziamento della L.53, che si è concretizzato in una convenzione con due stirerie, a Codogno e a Casalpusterlengo, per fornire un servizio di stireria ai propri dipendenti. L’azienda fa infatti pervenire alle due stirerie la biancheria di ogni collaboratrice madre e questa viene riconsegnata stirata; complessivamente ogni collaboratrice madre ha diritto a 3 ore di stiratura settimanali.
La scelta di questa specifica prestazione da fornire alle dipendenti deriva anche dalla tipologia di lavoro svolto nei saloni ed è finalizzata a evitare un affaticamento eccessivo del polso dovuto all’utilizzo dei phon e delle spazzole sul lavoro e del ferro da stiro a casa. Dunque un intervento volto alla conciliazione ma anche attento alla salute delle dipendenti.
- Il progetto Mamma – Donna, finanziato da Regione Lombardia a valere sul bando rivolto alle imprese per la promozione del welfare aziendale e la conciliazione dei tempi di vita, nato come evoluzione dell’esperienza precedente. In questo caso Anna Josè Acconciature ha costituito un partenariato con l’impresa Antea di Maria Grazia Doti, anch’essa imprenditrice artigiana associata a Confartigianato, e con l’asilo nido Patapuffete per erogare un servizio di baby parking all’interno dell’asilo nido rivolto ai dipendenti e contemporaneamente ai clienti del salone.
Attraverso questa partnership e all’intesa raggiunta con la rappresentanza istituzionale ed associativa del territorio (Comune di Codogno, Provincia di Lodi, Confartigianato Imprese Lodi e Confcommercio Codogno), il servizio, concepito come un benefit rivolto non solo alle madri ma anche ai padri e ai nonni che hanno in custodia figlie e nipoti, verrà esteso anche a tutti gli altri esercizi commerciali di Codogno.
Dopo l’implementazione della prima parte del progetto è prevista una seconda fase, volta ad assicurare alle collaboratrici e dipendenti del salone con figli un intervento trimestrale di grandi pulizie: persiane, balconi, vetri a seconda delle esigenze personali. L’intervento sarà in questo caso eseguito dall’ impresa di pulizie Antea.
Crede che sia possibile per le piccole e medie imprese dare continuità a questi interventi anche al termine dei finanziamenti dedicati?
In molti casi i contributi economici sono solo l’occasione per avviare determinate politiche ed interventi: Anna Josè Buttafava, che dopo l’avvio del primo progetto ha riscontrato un clima di lavoro più sereno e più tranquillo, ha avuto interesse a dare continuità al progetto Stiro Amico e anche ad avviarne un altro.
Sicuramente dietro iniziative di successo come questa ci devono essere imprenditori che credano molto nella loro utilità e che abbiano una forte determinazione nel portarle avanti.
È convinzione di Confartigianato che la Responsabilità Sociale sia nel DNA delle imprese artigiane. Basti pensare al fatto che, in virtù anche delle ridotte dimensioni che favoriscono un rapporto umano che non possiamo certo ritrovare nelle grandi imprese, i dipendenti sono visti come membri di una famiglia allargata dove i figli dei collaboratori, crescono all’interno dell’azienda, insieme ai figli dei titolari. La conciliazione lavoro-famiglia è quindi è un tema con cui le piccole imprese si confrontano da sempre e continuamente.
Nella maggior parte dei casi le stesse imprese non si rendono conto di attuare politiche di conciliazione. Nascono spontaneamente, così come il clima aziendale che ne consegue e che inevitabilmente ha dei ritorni economici anche verso l’esterno, rafforzando il legame tra imprese e contesto economico produttivo in cui questa agisce ed interagisce.
Ai loro occhi trattasi di azioni non codificate come politiche di conciliazione. Questa codifica può essere facilitata solo attraverso l’adozione di adeguate politiche regionali, anche attraverso l’erogazione di contributi pubblici. Credo che quanto sino ad oggi realizzato da Regione Lombardia e dal Comitato Strategico Donne-Famiglia-Lavoro, vada proprio in questa direzione, individuando strumenti integrati finalizzati a diffondere una cultura della conciliazione e nello stesso tempo aiutando il tessuto socio-economico produttivo a far emergere quello che già esiste.