Che fine hanno fatto i CeAD?

Un quadro dello stato di attuazione a partire dai dati disponibili

A cura di e

21 marzo 2012

A oltre 2 anni dalla dgr istitutiva dei CeAD, si riportano gli unici dati e informazioni pubblici oggi a disposizione.

Cosa sono i CeAD e perché sono stati istituiti

 

I Centri di Assistenza Domiciliare (CeAD) rappresentano la proposta di una nuova modalità di coordinamento delle cure domiciliari.

Sono stati introdotti dalla Regione Lombardia con la DGR 10759 del dicembre 2009 con l’obiettivo di coordinare l’utilizzo di tutte le risorse e gli interventi socio-sanitari e sociali in ambito domiciliare a favore delle persone fragili. Il CeAD si propone dunque sul territorio come luogo di integrazione sulla domiciliarità coordinando l’impiego delle risorse del fondo sanitario e delle risorse sociali.

 

L’obiettivo dei CeAD era  identificato dalla DGR nelle seguenti funzioni:

a) filtro ed orientamento per persone anziane, disabili, non autosufficienti e per le loro famiglie;

b) regolazione degli accessi  a servizi e prestazioni domiciliari;

c) erogazione delle risorse disponibili in base alla gravità e all’urgenza dei bisogni, avendo a disposizione un budget sia sanitario che sociale.

 

Le indicazioni regionali prevedevano l’avvio di almeno un CeAD in ogni ASL entro il mese di febbraio 2010 e successivamente  in tutti i distretti socio-sanitari entro dicembre dello stesso anno.

Il percorso di funzionamento definito nella delibera prevedeva:

  • l’attivazione del CeAD attraverso  la raccolta delle richieste sia da parte  dei diretti interessati sia da parte dei vari servizi presenti sul territorio (MMG, servizio sociale, azienda ospedaliera).
  • la verifica da parte del CeAD del quadro clinico e sociale della persona fragile, con  la valutazione della possibilità di assisterla a domicilio o della necessità di una struttura residenziale.
  • la disposizione di “pacchetti  personalizzati di prestazioni” attraverso l’elaborazione di un Piano di Assistenza Individuale (PAI), per la realizzazione del quale è possibile attivare sia servizi offerti dalle strutture territoriali  (SAD, ADI, CDI, Associazioni Familiari) sia prestazioni economiche  (voucher, buoni sociali) che presidi ed ausili sanitari.
  • l’orientamento alla libera scelta dell’erogatore del servizio
  • il coordinamento con le strutture sanitarie coinvolte nella fase di diagnosi e terapia, nonché con gli interventi complementari di sostegno alla domiciliarità (es. servizi di prossimità quali il custode sociosanitario)

Il modello organizzativo specifico di ogni CeAD è stato successivamente definito a livello di distretto, tra l’ASL ed i comuni associati nell’ambito territoriale, e l’applicazione delle indicazioni regionali ha portato allo sviluppo di esperienze molto diversificate.

La Regione, nel tempo, ha tenuto monitorato l’andamento dell’istituzione dei CeAD e della loro configurazione,  predisponendo una raccolta dati periodica relativa all’attuazione del servizio, agli orari di apertura, al personale impiegato (n. e qualifica), alle risorse spese e all’utenza raggiunta. Tuttavia i dati e le informazioni ad oggi disponibili, utilizzate anche in recenti commenti sull’esperienza dei CeAD, sono riferiti alla situazione di oltre un anno fa, fine 2010 (allegato FNPCisl).

 

 

Lo stato di attuazione a dicembre 2010

 

Il percorso di realizzazione per l’attuazione dei CeAD è sintetizzabile nelle seguenti tappe:

  • in alcuni casi avvio di un confronto con le organizzazioni sindacali locali
  • stipula del protocollo d’intesa tra l’ASL con il Comune Capofila del distretto ed il Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci per individuare competenze e risorse;
  • determinazione dei provvedimenti di ASL, Ufficio di Piano e  Comuni  per rendere operativo il percorso, aggiornando il Piano di Zona e l’Accordo di Programma per riorganizzare il sistema delle prestazioni.

Oltre un anno fa quindi:

12 ASL su 15 avevano sottoscritto accordi con i comuni capofila del distretto

111 i CeAD che risultavano istituiti

85 gli ambiti territoriali provvisti di CeAD

13 in cui il CeAD non era presente

 

 

Asl

n. distretti

n. Cead attivi

Sondrio

5

5

Bergamo

14

14

Cremona

3

3

Brescia

12

12

Lodi

1

1

Varese

12

28

Mantova

6

6

Como

9

8

Pavia

9

10

Monza

5

6

Milano 1

7

7

Milano 2

4

8

Milano città

3

3

Fonte: Osservatorio FNPCisl

 

 

Personale coinvolto

 

1.395 gli operatori complessivamente impiegati nei CeAD, di cui 145 con ruoli di responsabilità

 

Provenienza personale

Numero operatori

Figure professionali coinvolte

Personale ASL

495 unità

oltre ad una settantina di responsabili di area o settore

Operatori prevalentemente dell’area sanitaria (222 infermieri professionali, 34 terapisti della riabilitazione) e assistenti sociali (72);

Responsabili in prevalenza medici (50), psicologi (12) e assistenti sociali (10).

 

Personale proveniente da Comuni/Uffici di Piano

755 soggetti

a cui si aggiungono 75 responsabili

Operatori prevalentemente assistenti sociali (334), ausiliari (216) e personale amministrativo (128)

Responsabili in prevalenza assistenti sociali  (30), sociologi (18)  e laureati in scienze economiche oltre a personale di supporto di varia qualifica.

 

Utenza raggiunta

A fine 2010 risultava un volume di utenza pari a 160.000 persone di cui circa 90.000 per interventi di informazioni ed orientamento, mentre circa 50.000 per la richiesta di benefici economici o servizi locali (VSS/ Credit, Buoni Sociali, SAD e ADI ).


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