La conciliazione vista dalle cooperative

Intervista a Barbara Trebbi coordinatrice della Commissione Lombarda Dirigenti Cooperatrici di Confcooperative

A cura di Cecilia Guidetti

21 marzo 2012

Quali prospettive aprono gli interventi regionali a favore della conciliazione? E quale ruolo gioca oggi la cooperazione sociale nel promuovere e favorire la conciliazione dei tempi di vita?

 

Come giudica, in termini di opportunità e criticità, l'impianto che complessivamente  Regione Lombardia ha messo in campo per intervenire sul tema della conciliazione dei tempi di vita (costruzione di reti territoriali, doti, bando progetti per le imprese)?

Se dovessi confrontare l’operato della nostra regione con quello di altre parti d’Italia il mio giudizio non potrebbe essere che di eccellenza, ma ritengo anche che nonostante gli sforzi compiuti da Regione Lombardia ci sia ancora molto da fare. La costruzione delle reti territoriali ampiamente partecipate presuppone un lavoro assiduo e costante ed i risultati possono essere rilevati solo nel medio/lungo periodo, e nel nostro caso potremmo considerarci ancora in fase di start up.

Per quanto concerne doti e bandi, apprezzando l’iniziativa, noto uno scarso utilizzo di tali strumenti rispetto alle potenzialità. L’accesso non è definibile semplice od immediato, probabilmente bisognerebbe lavorare un pochino di più sulla semplificazione e sulla comunicazione, esigenza che, probabilmente, andrebbe a decadere una volta raggiunta la piena funzionalità delle reti territoriali.

 

Crede che la cooperazione sociale possa costituire un ambito privilegiato per lo sviluppo e la diffusione di una cultura della conciliazione che si possa poi estendere alle aziende?

La cooperazione sociale dispone di punti di forza intrinseci nell’affrontare le tematiche relative alla conciliazione, sia al suo interno che come veicolatore di buone prassi :

  • La  cooperativa in quanto tale ha una struttura societaria democratica il cui valore fondante è quello della persona; ne emerge pertanto una facilitazione di comunicazione interna e di sperimentazione condivisa di processi aziendali favorevoli alla cooperativa ed ai propri soci-lavoratori.
  • Le cooperative sociali erogano storicamente e hanno per oggetto sociale, nella maggior parte dei casi, tutti i servizi di supporto alla conciliazione rivolti al proprio territorio di riferimento, ivi comprese le aziende.

 

Come Confcooperative  state realizzando iniziative specifiche rispetto al tema della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro?

A fine 2010 è stata costituita in Confcooperative Lombardia la Commissione Lombarda Dirigenti Cooperatrici Confcooperative: tale commissione ha tra i suoi obiettivi lo sviluppo di politiche di conciliazione e di pari opportunità.

Nell’anno 2011 il lavoro della commissione si è concentrato sulle politiche di conciliazione e sulle esigenze delle nostre cooperative e dei nostri soci di conciliare i tempi di vita e lavoro.

I risultati di tale lavoro verranno resi pubblici attraverso un evento in programma il 19 Aprile 2012 a Milano presso Ambrosianeum,  il cui titolo è “Conciliazione: opportunità e strumenti. La concretezza di chi osa” .

L’obiettivo che tale evento si pone  è di informare e fornire strumenti alle imprese per cogliere le opportunità fornite dalle politiche di conciliazione e portare avanti il confronto con le istituzioni  sul tema della conciliazione e delle pari opportunità.

 

Può portare qualche esperienza particolarmente significativa di conciliazione dei tempi di vita e lavoro portata avanti da qualche cooperativa tra le vostre associate? 

Nel mese di dicembre 2010, su mandato della Commissione Nazionale Dirigenti Confcooperative, è stato effettuato un monitoraggio a campione su alcune cooperative, ed è emersa come particolarmente significativa l’esperienza della cooperativa sociale Linus di Almenno, che si è rivelata costituire un contesto estremamente sensibile al tema della conciliazione, tant’è che una serie di servizi sono stati progettati ed erogati a valere sulla legge 53. La figura della referente Risorse Umane che per sua natura e cultura  è attenta alle politiche di conciliazione ha fornito un imprinting all’intera organizzazione.

I servizi a favore della conciliazione che la cooperativa ha attivato sono

Banca delle ore: è inserito a sistema l’utilizzo della banca ore, in accordo con il servizio sindacale.  

Telelavoro: grazie alla legge 53 LINUS ha potuto usufruire del finanziamento per l’acquisto di infrastrutture (9 pc e relativi  sistemi operativi (GECOS) e accessori e  aggiornamenti) con cui coordinatori e direttori possono seguire passo passo l’operato dei singoli educatori/operatori, coordinarne gli interventi e rendicontarne le ore lavorate.

I vantaggi di tale modalità sono il risparmio di tempo e  di denaro per lo spostamento del personale in occasione di coordinamenti o di aggiornamenti, ma anche per l’invio di eventuali  documenti (relazioni, fogli ore, modulistica etc).   La riduzione dei tempi è duplice, perché avviene sia da parte della sede sia da parte del singolo socio.

Supporto al rientro dalla maternità:  offerta del part time all’operatrice che eventualmente ne facesse richiesta e aggiornamento in fase di riacquisizione del ruolo lasciato prima della maternità; supporto psicologico tramite counselor  famigliare (su richiesta) per affrontare problematiche “da rientro” ad  esempio  sensi  di colpa,  stress da difficoltà di conciliazione casa/lavoro, difficoltà nel riprendere i ritmi lavorativi etc.

Centri ricreativi estivi:   tramite il finanziamento, LINUS ha potuto organizzare Centri ricreativi estivi durante i periodi non coperti dal servizio scolastico né da altri Cre oratoriali e/o di altre organizzazioni per rispondere all’esigenza dei genitori di cura dei figli durante il periodo immediatamente successivo alla scuola o antecedente il nuovo anno. Per 2 anni questo è stato possibile grazie alla l.53. Allo scadere del finanziamento, Linus prevede di continuare ad offrire il servizio attraverso un contributo da parte dei genitori (probabilmente attraverso un fondo derivato da autotassazione dei lavoratori ). È stato già previsto anche un gemellaggio con un’altra cooperativa per condividere costi e vantaggi.

Piccoli mestieri: Su richiesta della lavoratrice vengono offerti servizi di aiuto domestico a domicilio (stiro, pulizie, riordino). Ciò permette di alleggerire le fatiche legate alla gestione della casa e di favorirne la serenità anche nell’ambiente lavorativo.

Incarichi assistenziali: Seguono lo stesso principio e modalità dei piccoli mestieri. In questo caso sono però servizi assistenziali di baby sitteraggio, accompagnamento o assistenza a favore di anziani o portatori di handicap. Questi ultimi vengono utilizzati però in misura minore visto che i lavoratori possono usufruire della l.104.

Gruppo di Acquisto Solidale: in cantiere, infine, vi è anche la proposta di un centro di raccordo per gli ordini tramite i GAS (gruppi di acquisto solidale). Il progetto prevede la raccolta degli ordini e successivamente lo smistamento dei prodotti ai vari destinatari. Nonostante sembri esulare dalle problematiche di conciliazione in realtà anche  questa idea si rivela a favore della stessa dal momento che consente ai lavoratori un notevole risparmio di tempo e di denaro nell’acquisto dei prodotti stessi. 

 

 

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Una risposta a “La conciliazione vista dalle cooperative”

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