Come si è arrivati a questa lettera pubblica, quale è stato il percorso che vi ha portato a prendere“voce”?

Con le nostre iniziative cerchiamo di fornire una descrizione realistica della desolante situazione dei nostri servizi e richiamare l’attenzione della cittadinanza sulle reali limitazioni imposte al lavoro sociale, in contrasto con la narrazione rassicurante dei nostri amministratori attraverso la stampa locale.
Un gruppo di noi, avendo attivamente partecipato negli anni alla costruzione di un sistema di servizi da più parti giudicato d’eccellenza, e rendendosi conto che in qualità di a.s. si trovavano improvvisamente sprovvisti di strumenti etici per contrastare la povertà e l’emarginazione, hanno cercato e trovato l’adesione di tutti i colleghi che soffrono la sindrome del “chirurgo senza bisturi”. Cioè del professionista che si trovi ad operare in situazioni complicatissime senza strumenti. A ciò si aggiunga che come operatori sociali ci troviamo quotidianamente a fronteggiare la povertà e l’esclusione sociale innescate dall’innegabile crisi economica: sono sparite le risorse, ma non l’utenza.

La situazione che stiamo vivendo nel nostro paese, di sottofinanziamento del welfare e ulteriore decurtazione delle risorse pubbliche, quali ripercussioni provocano sul lavoro degli assistenti sociali che operano nei comuni?

I tagli principali che hanno colpito il nostro Comune, sono

  • pesanti limitazioni degli ingressi in casa di riposo (a meno che non si paghi interamente la retta);
  • sensibile riduzione delle ammissioni nei centri diurni per anziani non autosufficienti e disabili;
  • il  taglio del 20% su tutti gli appalti di servizi (servizio di assistenza domiciliare e servizi educativi);
  • il taglio del 50% delle somme per trasporto ai centri diurni per disabili gravi (obbligatori per legge);
  • il taglio dei contributi economici in essere e blocco delle nuove richieste (la somma totale a disposizione passa da 1,6 milioni di euro a 380 mila euro): contributi per affitti, bollette, integrazione del reddito per persone con reddito mancante o gravemente insufficiente;
  • la forte contrazione dei contributi economici per le badanti;
  • la cancellazione per il 2012 del bonus anziani.

La lista è incompleta: questi sono stati gli effetti macroscopici immediati, in conseguenza dei tagli al bilancio. Non conoscibili gli effetti futuri di tagli così corposi, anche perché questo è lo scenario sino a giugno 2012, poi probabilmente assisteremo ad una situazione ancora peggiore, ad esempio con il mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato delle a.s, la mancata sostituzione di pensionamenti e maternità, con la drastica riduzione degli appalti alle cooperative sociali.
I tagli colpiscono il diritto dei cittadini ad avere servizi di qualità che l’Ente Pubblico può e deve garantire universalmente: la verità è che la cittadinanza è sempre più povera e non riceve risposte.
Questi tagli si traducono in perdita di posti di lavoro nel terzo settore e nel privato sociale aggiungendo, in piena crisi economica e sociale, disagio a disagio.
I tagli colpiscono i lavoratori che si trovano ad operare con organici ridotti e con scarse risorse e quindi sono limitati gravemente nello svolgere il proprio ruolo in modo efficace ed equo.

Cosa vi aspettate che susciti questo atto pubblico?

Il nostro primo obiettivo è stato raggiunto, era suscitare il dibattito e attirare attenzione di forze sociali e cittadini sul problema. Intendiamo continuare, sia con iniziative nostre, sia con l’aggregazione con altre iniziative già in atto per creare momenti culturali, di scambio di strategie operative, per raggiungere il ripristino dei fondi. Il nostro obiettivo è la tutela delle fasce deboli della popolazione, che da sempre abbiamo inteso come primo compito dell’ente locale, quale organismo più vicino alla cittadinanza.