Dove peseranno i tagli al welfare? – 4

L’esperienza del distretto di Ostiglia (MN). Intervista a Claudio Piccina - responsabile dell’ufficio di piano

A cura di Valentina Ghetti

28 marzo 2012

In questi mesi i territori lombardi sono impegnati nella definizione della nuova triennalità dei piani di zona in un contesto di forte riduzione delle risorse. LombardiaSociale promuove un approfondimento sugli effetti della crisi sulla programmazione zonale e sulla gestione associata dei servizi e sulle strategie messe in campo dai territori.

 

Come  è cambiato il budget a disposizione per la programmazione zonale nel suo distretto?

Oggi non lo sappiamo ancora con certezza. L’unica assegnazione certa è il Fondo Nazionale Politiche Sociali  (DGR 2866 del 29/12/2011) ridotto del 50% rispetto al 2011. Il Fondo Non Autosufficienze invece è azzerato, così come lo è dal 2009 anche quello sulle intese.  A questi si aggiungono, oltre al fondo di riequilibrio che tendenzialmente ammonta a circa 10mila euro annui, la quota solidale dei Comuni a finanziamento dei servizi per  disabili,  per l’ufficio di piano, per il segretariato sociale e per la tutela minori. Questa cifra attualmente è di 6 euro procapite e la discussione in atto a livello politico verte sulla possibilità di aumentarla per compensare in parte le decurtazioni sugli altri fondi. Ma il tema è ancora aperto. Va considerato che il nostro distretto è composto da 17 comuni di cui solo quattro hanno più di 5.000 abitanti (e raggiungono un massimo di 7.100)  mentre il resto è al di sotto 2.500, con un comune sotto 1.000 abitanti. Chiedere di aumentare di 2 o 3 euro la quota procapite per comuni di queste dimensioni non è irrilevante.

A questo si aggiungono le risorse del piano nidi a valere sul triennio 2010-2012. Su questo però vorrei precisare che la situazione contingente attuale rischia di farci trovare nella condizione paradossale in cui ci sono poche risorse e, dove ci sono, non riusciamo a spenderle. Oggi infatti il momento è molto diverso da quello in cui la Regione ha definito questa misura e stanziato le risorse conseguenti. A causa della crisi economica è diminuita di molto la domanda. Non ci sono quasi più le liste d’attesa e laddove uno dei due genitori, o tutte e due, perdono il lavoro, non mandano più il figlio al nido. Inoltre la compartecipazione chiesta ai comuni per consentire l’accesso al servizio privato a parità di condizioni del pubblico, in una situazione di difficoltà di bilancio come quella attuale, rischia di non essere più praticabile. Oggi i comuni si trovano in grande difficoltà e già lo scorso anno ci siamo trovati nella condizione paradossale di non riuscire ad usufruire di tutte le risorse a nostra disposizione. Su questo, insieme agli altri distretti della provincia, abbiamo mobilitato l’Asl a farsi portavoce presso la Regione.

 

 

2010

2011

2012 previsione

FNPS

169.791

190.557

93.951

FSR

540.695

442.717

?

FNA

262.228

283.598

-

Intesa Famiglie

-

-

-

Piano nidi

46.852

46.852

46.852

Fondo di riequilibrio

10.000 c.a.

10.000 c.a.

10.000 c.a.

Fondo di solidarietà dei Comuni

93.458

93.076

139.614

Da definire

 

 

I tagli a quali scelte stanno portando a livello d’ambito e cosa si tenderà invece a preservare?

Oggi siamo in fase di definizione della nuova programmazione. Abbiamo completato i percorsi di confronto all’interno dei tavoli e siamo nella fase di definizione delle scelte, per cui nulla è ancora definitivo.

 

Sicuramente quello che cercheremo di evitare è l’interruzione o la sospensione di servizi. Piuttosto che dismettere i servizi credo che cercheremo di valutare quali margini di compartecipazione da parte delle famiglie sono possibili. Su questo abbiamo appena definito un regolamento, sottoscritto da tutti i 17 comuni del distretto, sulla compartecipazione al costo per i servizi sulla disabilità: fino a ieri tutti completamente gratuiti, mentre da oggi questo non è più possibile.

Devo dire che nonostante tutto abbiamo trovato una buona comprensione rispetto a questa scelta. Magari non totale accordo, ma comprensione sì. Ha aiutato soprattutto riuscire a far comprendere a famiglie e gestori che questo sacrificio si rende necessario per poter continuare a garantire il servizio e poterlo erogare a tutti i soggetti con medesimi bisogni e quindi a rendere esigibili dei diritti.

Ha aiutato anche dare la garanzia che le risorse recuperate, mediante una maggior compartecipazione, saranno vincolate all’incremento del servizio stesso e all’ampliamento della platea dei beneficiari.

 

Questa strada credo sia quella che sarà tentata ovunque se ne porrà la possibilità. A fronte del rischio di chiudere le opportunità e i servizi per le famiglie, se c’è la leva della compartecipazione, potrebbe essere questa la strada privilegiata nel nostro distretto. Come ad esempio il Progetto Alzheimer, progetto per il sollievo al domicilio che portiamo avanti da oltre 6 anni. Ad oggi il servizio è totalmente gratuito. Credo che anche su questo ci possano essere margini di sopravvivenza se si introdurrà una minima contribuzione da parte della famiglia.

 

Il tema critico potrà presentarsi invece sui titoli sociali. Quest’anno siamo relativamente tranquilli perché abbiamo ancora residui per i buoni anziani e buoni disabili e siamo nella fortunata condizione di poter dare continuità a queste due misure, ma il problema si porrà il prossimo anno.

Oppure gli interventi della l.162 per misure di sostegno a  favore dei disabili gravi.  Le abbiamo sempre finanziate i con il fondo non autosufficienza o quello nazionale per le politiche sociali.  Adesso, venendo meno il primo ed essendo di molto ridotto il secondo, non so proprio se riusciremo a garantire queste importanti opportunità.

Per il Fondo Sociale Regionale e la sua funzione di abbattimento delle tariffe per la fruizione dei servizi, forse quest’anno i comuni potranno riuscire a compensare con variazioni di bilancio, ma  non potrà certo essere una soluzione in continuità anche per il 2013.

Per molti versi il 2012 è ancora un anno di transizione, il vero anno critico sarà il prossimo.

 

 

A fronte di questa situazione quali strategie sono state messe in campo?

A fronte del quadro tratteggiato una strada possibile sarà, come detto, quella della compartecipazione dei cittadini. Anche il fattore famiglia apre possibilità in questa direzione.

Un’altra pista sarà sicuramente quella di vedere dove e come è possibile aumentare la  gestione associata per ridurre i costi e omogeneizzare i servizi.

Questo ad esempio potrà essere valutato per i Crd estivi: oggi li realizzano circa 10 comuni, ognuno con un proprio appalto. Se questo venisse gestito a livello d’ambito, con un unico appalto, molto probabilmente si spunterebbe un prezzo più conveniente per tutti e si otterrebbero anche importanti garanzie per un intervento educativo omogeneo. Questo ragionamento potrebbe valere anche per altri servizi, come ad esempio l’educativa domiciliare o l’assistenza scolastica ad personam…

 

Oggi abbiamo l’occasione di segnare un passaggio culturale importante: se fino a ieri il piano di zona poteva ancora essere inteso come luogo di elargizione di risorse economiche aggiuntive, oggi il valore della programmazione sovra comunale deve essere colto nell’opportunità di coordinamento rispetto a tutti gli attori del territorio e nella considerazione che nel prossimo futuro il piccolo comune, da solo, sarà sempre più in difficoltà a garantire i servizi.

 

Per la prossima programmazione abbiamo fatto nostro il richiamo delle linee guida regionali di promuovere l’integrazione sociosanitaria. Per cui altro obiettivo centrale sarà quello di realizzare un’ integrazione molto più forte con l’Asl (es. con i CeAD).

Le Asl oggi hanno risorse  a disposizione, come ad esempio quelle sui voucher tutelanti ed educativi per la non autosufficienza a sostegno della domiciliarità per casi complessi come Alzheimer, Parkinson, SLA… Dovremo andare a potenziare la collaborazione su questo e ci daremo da fare,  a livello di tutti i distretti della provincia, per raggiungere questo obiettivo.

 

L’altra strada sarà investire su temi nuovi e rafforzare la collaborazione con il mondo del non profit. Un tema sul quale stiamo investendo ad esempio è quello dell’agricoltura sociale, come ambito non solo di produzione di valore sociale, ma anche come settore di promozione di inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati. 

Un altro spazio è quello di intervenire presso le fondazioni, a livello centrale, per sollecitare un loro intervento a garanzia della continuità di interventi, e non solo in fase di sperimentazione, aiutando a sostenere percorsi e progetti innovativi proprio dove le risorse pubbliche non riescono ad arrivare.

 

Da ultimo una collaborazione nuova con l’Università: abbiamo sottoscritto un accordo con l’Università di Mantova per condividere i temi di sviluppo strategico (progetti, azioni, iniziative) utili ad indirizzare la ricerca, promuovendo interventi conoscitivi e di studio rivolti alla individuazione e al contrasto dei fattori di rischio; attivare laboratori progettuali e di ricerca congiunti su temi di reciproco interesse; attivare la collaborazione con singoli studenti, neolaureati e dottorandi attivi su temi di interesse reciproco; avviare lo scambio reciproco di materiali di studio al fine di creare una comunità di studio allargata.

 

Da continuare a perseguire, infine, il lavoro interambito con il tavolo di coordinamento provinciale degli uffici di piano. Questo è certamente un grande valore aggiunto per la programmazione. Infatti il lavoro sinergico di questo tavolo ha portato alla condivisione da parte dei sei Piani di zona di alcune tematiche a rilevanza provinciale.

 

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