Come è cambiato il budget a disposizione per la programmazione zonale?
Per dare un quadro di riferimento, le risorse trasferite di fondi nazionali e regionali hanno avuto una costante decrescita nel corso degli ultimi 4 anni, portandoci ad avere nel 2012 meno della metà delle risorse di cui disponevamo nel 2008 e un quadro previsionale per i prossimi anni ancor più duro, pari solo a un terzo.
Tale decremento non riesce ovviamente ad essere compensato dalla quota solidale dei comuni, che viene comunque utilizzata a (parziale) compensazione dei tagli di origine statale e regionale; come illustrato nella tabella sottostante il valore della quota solidale comunale cresce nel tempo e nel 2012 torna al valore del 2010, con una quota pari a poco meno di € 9 per abitante.
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2008 |
2009 |
2010 |
2011 |
2012 previsione |
2013 previsione |
2014 previsione |
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FNPS |
1.045.578,00 |
933.912,00 |
434.397,00 |
491.682,00 |
295.009,00 |
80.000,00 |
50.000,00 |
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FSR |
956.692,13 |
931.325,00 |
907.586,00 |
453.693,00 |
453.793,00 |
453.794,00 |
453.794,00 |
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FNA |
- |
315.751,00 |
400.968,00 |
613.210,00 |
- |
- |
- |
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Intesa Famiglie |
- |
143.189,00 |
152.035,00 |
- |
- |
- |
- |
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Piano nidi |
- |
- |
15.444,00 |
144.465,00 |
160.000,00 |
160.000,00 |
160.000,00 |
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2.002.270,13 |
2.324.177,00 |
1.910.430,00 |
1.703.050,00 |
908.802,00 |
693.794,00 |
663.794,00 |
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Fondo di solidarietà |
698.619,67 |
708.529,18 |
979.478,00 |
892.646,00 |
979.479,00 |
979.479,00 |
979.479,00 |
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2.700.889,80 |
3.032.706,18 |
2.889.908,00 |
2.595.696,00 |
1.888.281,00 |
1.673.273,00 |
1.643.273,00 |
I tagli a quali scelte stanno portando a livello d’ambito?
Le decurtazioni più rilevanti riguardano gli interventi (sostegno alla domiciliarità) che venivano prevalentemente sostenuti grazie al FNA, fondo che oggi non è più finanziato. Su queste misure è stato tagliato circa l’80%.
Ne hanno sofferto poi alcune attività di carattere interdistrettuale, servizi tradizionalmente gestiti insieme dai tre ambiti, che riguardano prevalentemente le aree minori e adulti in difficoltà.
Gli interventi di teleassistenza sono passati da un finanziamento per quota solidale ad un finanziamento a consumo.
Non saranno più finanziati progetti a sostegno della socializzazione per soggetti disabili, come ad esempio il progetto di educazione all’acqua.
Infine il taglio al fondo sociale regionale ha costretto all’eliminazione di contributi alle strutture residenziali per minori e disabili (comunità minori e disabili); ai CAG; CRD minori. Su questo fronte si è privilegiata la scelta di evitare tagli lineari su tutte le tipologie di offerta, ma viceversa di preservare in chiave compensativa gli interventi sulla domiciliarità (dunque adm, sad, sadh), invece fortemente penalizzati dal taglio del FNA. Questa scelta è stata fatta anche in considerazione che, ad esempio sulla prima infanzia, si potrà contare sulle risorse provenienti da fondi dedicati, come il piano straordinario nidi.
Quali dunque le aree maggiormente penalizzate?
Sicuramente quella degli anziani, disabili e giovani.
La scelta sulle prime due è stata dettata dal pensiero che queste sono aree che possono contare, almeno in parte, del sostegno diretto delle famiglie e dei cittadini. In particolare per l’area anziani, anche la considerazione che in questo territorio c’è una buona tenuta delle reti familiari e di vicinato, molto più che altrove.
Mentre i giovani è un’area che verrà colpita nostro malgrado. In momenti di contrazione di risorse i primi servizi e interventi ad essere penalizzati sono spesso quelli legati a politiche di prevenzione e promozione, che sono il cuore degli interventi verso questo target di popolazione.
I servizi e gli interventi maggiormente interessati dai tagli
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Area anziani |
sospensione dei buoni sociali a sostegno della domiciliarità; sollievo |
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Area disabili |
sollievo; buoni sociali a sostegno della domiciliarità e sostegno ai centri diurni |
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Disagio adulto |
riduzione degli interventi a carattere sociale per persone affette da disturbi psichiatrici; diminuzione risorse per servizio fasce deboli – inserimenti lavorativi |
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Minori |
riduzione rimborsi ai soggetti privati e pubblici area prima infanzia (circ. 4); eliminazione contributi strutture aggregative e socializzanti per giovani |
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Altro |
contributi alla Provincia di Lecco per le attività di formazione e osservatorio politiche sociali |
N.B. Parte dei tagli sono stati contenuti attraverso l’utilizzo della quota di solidarietà comunale.
Cosa invece si tende a preservare?
Gli interventi dell’area minori relativamente alla tutela: servizio tutela minori, servizio affido, spazio neutro, comunità leggere.
Su quest’area l’intento è di cercare in tutti i modi di evitare un arretramento sulla qualità degli interventi ma piuttosto capire dove e come sono possibili ottimizzazioni. Questo è reso possibile in particolar modo dal fatto che tutta la filiera di servizi rivolti ai minori è gestita direttamente da Retesalute.
Per l’area disabili si è cercato di preservare il contributo ai costi per i Centri diurni e per la formazione professionale.
Infine tutti i servizi per l’accoglienza, di primo e secondo livello, sulle povertà e immigrazione.
Complessivamente possiamo dire che l’impatto dei tagli sul piano di intervento 2012 è stato attenuato dalla possibilità di utilizzare come “ammortizzatore” le risorse aggiuntive derivanti dalla riscossione di una quota del FSR 2011 superiore a quella messa nel bilancio preventivo.
Inoltre, rispetto al totale dei fondi statali e regionali tagliati, i Comuni hanno sopperito al 50% con risorse proprie ed è stata incrementata la quota di solidarietà, riportandola, come dicevo, ai valori del 2010.
Il problema vero sarà per il 2013, sul quale pesano l’elevato grado di incertezza nella costruzione dei bilanci comunali, che di fatto oggi rappresentano le uniche risorse certe a poter fare da cerniera rispetto ai tagli nazionali e regionali. Le incertezze solo legate soprattutto al rispetto del patto di stabilità che dal prossimo anno coinvolgerà anche i comuni al di sotto dei 5.000 abitanti, che rappresentano oltre il 75% delle realtà comunali del nostro territorio.
Per il futuro quindi, si temono, indipendentemente dalle scelte che si vorrebbero fare, l’incapacità e l’impossibilità dei comuni a mantenere il livello storico di impegno di spesa in quota solidale.
A fronte di questa situazione su cosa punta il nuovo piano di zona? Quali strategie sono state messe in campo?
I punti sui quali abbiamo scelto di investire sono:
- la riqualificazione del rapporto con il terzo settore che in questo territorio necessita di essere coinvolto in modo più efficace nella programmazione degli interventi; sino ad oggi, forse anche in conseguenza della scelta aziendale di gestire i servizi in forma diretta, non si è realizzato un humus molto favorevole alla relazione con il mondo della cooperazione e del volontariato. Vogliamo riprendere in mano questo tema;
- l’integrazione tra l’ufficio bandi e progetti dell’azienda e il Piano di zona, per potenziare la capacità imprenditiva e le possibilità di promozione di idee progettuali e di ricerca di finanziamenti a sostegno degli obiettivi del piano di zona;
- la qualificazione delle attività sovra distrettuali svoltesi dal 2008 ad oggi sotto l’egida della Provincia di Lecco, e invece riportate all’interno dei Piani di Zona in fase di approvazione;
- l’integrazione delle politiche con gli enti che si occupano di lavoro e abitazione;
- la gestione della filiera dei servizi area tutela minori in un’ottica di budget unico e di ottimizzazione delle risorse, come dicevo, migliorando e riqualificando la collaborazione con le comunità;
- la creazione di un rapporto qualificato con gli enti gestori dei Centri diurni per disabili, prevedendo una rimodulazione del finanziamento comunale del sistema che rispetterà il carico di cura e il livello di compromissione delle persone che ne fruiscono;
- la creazione di azioni di sistema a livello provinciale;
- l’integrazione con la ASL per l’utilizzo sinergico delle risorse messe su budget socio sanitario.
Quali le maggiori difficoltà nel gestire questa fase di razionamento e cosa invece sta aiutando, sta rappresentando una leva utile?
1. Tra le maggiori difficoltà rientra ovviamente la ripercussione dei tagli sull’utenza con le conseguenze di carattere politico che sono facilmente immaginabili.
2. Poi, come si diceva in precedenza, anche il tema dell’incertezza del quadro di risorse disponibili e soprattutto della reale possibilità di perseguire scelte di solidarietà per il futuro.
3. A questo aggiungo anche l’impossibilità a governare direttamente alcuni interventi, come ad esempio quelli derivanti dai provvedimenti dell’A.G., che possono generare improvvisi aumenti di spesa, che in un momento come questo potrebbero risultare insostenibili per i comuni, in specie per quelli di piccole dimensioni. Se fino a ieri questo tipo di situazioni era in qualche modo affrontabile, seppur talvolta con difficoltà, in un quadro di finanza pubblica come quello che si prospetta, il rischio è di un vero e proprio squilibrio nella capacità di risposta che i Comuni possono approntare.
4. Un’altra fatica riguarda l’implementazione di nuovi interventi a livello zonale rispetto a problematiche tradizionalmente gestite a livello comunale. Ad esempio sull’housing (sfratti, gestione assegnazioni alloggi erp, relazioni con aler…) ci sarebbero spazi per aprire un ragionamento sovra comunale, ma la tradizionale gestione delle questioni abitative a livello locale genera qualche resistenza che sarà strategico superare. Su questo però sono fiduciosa in quanto sono certa aiuterà, come sta aiutando già ora, la tradizionale abitudine di questo territorio a pensare ed agire insieme in tema di politiche sociali, abitudine consolidatasi nel tempo anche grazie alla presenza dell’azienda. La prospettiva aperta dal nuovo welfare potrà rafforzare e valorizzare il patrimonio esistente in termini di lavoro condiviso.
5. Già nel 2011 ha fatto la differenza una scelta di metodo che abbiamo adottato: a fronte dei tagli previsti abbiamo deciso di portare avanti un lavoro congiunto di discussione sulle scelte di policy e sul piano degli interventi tra ente programmatore e ente strumentale, ovvero tra assemblea di distretto e assemblea dell’ente capofila, facendo convergere scelte del piano di zona e scelte aziendali.
6. Infine credo che un altro elemento di aiuto in questo momento sia il poter condividere progettazioni integrate con gli altri ambiti della provincia di Lecco, anche qui in virtù di una collaborazione pluriennale giocatasi sino ad oggi attraverso l’accordo di programma per le politiche sociali sul territorio lecchese.