Dove perseranno i tagli al welfare? – 6

L’esperienza del distretto di Seriate (BG). Intervista a Silvana Saita - sindaco di Seriate

A cura di Marina Bettoni

16 aprile 2012

In questi mesi i territori lombardi sono impegnati nella definizione della nuova triennalità dei piani di zona in un contesto di forte riduzione delle risorse. LombardiaSociale promuove un approfondimento sugli effetti della crisi sulla programmazione zonale e sulla gestione associata dei servizi e sulle strategie messe in campo dai territori.

 

Come è cambiato il budget a disposizione per la programmazione zonale?

 

 

 

2008

2009

2010

2011

2012

FNPS

638.441,00

579.213,00

269.160,00

308.212,00

151.305,00

FNA

34.863,00

130.917,00

253.669,00

280.337,00

0,00

Piano nidi

-

-

109.585,00

109.585,00

109.585,00

FSR

716.226,22

554.803,00

558.337,00

461.812,00

?

Fondo riequilibrio

0,00

0,00

0,00

0,00

0,00

Fondo solidarietà (compartecipazione comuni)

135.146,95

231.078,00

290.308,00

370.235,00

376.280,00

Altro (fondo intese)

-

122.684,00

228.448,00

0,00

0,00

Altro (autoriz. e accreditamento)

8.746,00

7.038,50

8.827,00

8.870,00

8.896,00

 

 

 

I tagli a quali scelte stanno portando a livello d’ambito?

Il taglio più evidente che è stato operato sul bilancio dell’Ambito riguarda l’erogazione di titoli sociali in particolare buoni destinati ad anziani e disabili che passeranno dal milione di euro erogato nell’ultimo triennio ai 150 mila euro della prossima triennalità. Inoltre, anche se i servizi verranno mantenuti si è scelto di operare delle riduzioni del costo della gestione associata attraverso il contenimento della spesa per il personale. Verranno razionalizzate e ridotti costi per alcuni servizi come gli inserimenti lavorativi, la mediazione interculturale e il sostegno alla neogenitorialità. La scelta che abbiamo operato è stata quella di procedere a riduzioni trasversali cercando di salvaguardare il più possibile i servizi avviati per garantire una continuità ai cittadini. Tuttavia alcuni progetti avviati verranno chiusi per la mancanza di fondi dedicati (consulenza psicopedagogica per le scuole, coordinamento aree).

Tra le aree maggiormente penalizzate credo ci sarà quella della fragilità. La drastica riduzione dei buoni sociali infatti inciderà maggiormente su questa categoria e in minor misura sui disabili, dove i voucher per CDD verranno riassorbiti dai Comuni. Viceversa non sarà possibile per tutti i comuni compensare in modo completo i voucher di ambito.

 

Quali servizi/interventi/progetti sono messi maggiormente a rischio e in che termini?

Per il nostro Ambito si può parlare soprattutto di contenimento della spesa e razionalizzazione dei servizi, che però verranno definiti meglio per il 2013 in quanto, grazie ad una politica di risparmio per il 2012 riusciremo a garantire tutti i servizi già attivi. Solo nel caso di progetti di piccole dimensioni finanziarie è stata decisa la sospensione. Sicuramente per noi si può parlare di mancata continuità rispetto al sostegno alle famiglie attraverso il buono sociale che comportava anche un preciso coinvolgimento dei servizi attraverso progetti mirati tra il servizio sociale comunale e la famiglia finalizzati ad una presa in carico complessiva dell’utente.

 

Cosa invece si tende a preservare?

In particolare vogliamo preservare quei servizi che i comuni singolarmente sarebbero molto in difficoltà a gestire e a garantire come la tutela minori e gli inserimenti lavorativi, storicamente gestiti in forma associata. Inoltre, come già accennato sopra, grazie ad alcuni risparmi di gestione, riusciremo a garantire anche altri interventi come la mediazione interculturale, il progetto “Neo mamma”, la campagna “Giovani sicuri”. Inoltre agiremo attraverso l’Ufficio di Piano con funzione programmatoria per definire quali strategie comuni adottare per la regolazione del sistema e il contenimento della spesa. Intendiamo, infatti, rafforzare l’integrazione delle politiche e della rete dell’Ambito (anche in termini di risorse cercando altre fonti di finanziamento), promuovendo modalità uniformi di accesso ai servizi e consolidando la gestione associata pura preservando l’autonomia dei singoli comuni.

 

E a livello comunale? Ci sono scelte conseguenti alla riduzione delle risorse che hanno ricadute sul welfare comunale?

Sicuramente delle ricadute pesanti si avranno rispetto ai contributi erogati alle famiglie attraverso i buoni e voucher sociali, dove i singoli comuni non saranno in grado di sostituire gli interventi dell’Ambito, se non nei casi più gravi ed inderogabili. Quindi le saranno le famiglie più fragili (anziani e disabili) a subire gli effetti più immediati della riduzione delle risorse.

 

Su cosa punta il nuovo piano di zona?

Lo scenario economico-finanziario del prossimo triennio è preoccupante e proprio per questo è necessario partire dalle possibili azioni di ciascuno dei nostri Comuni per affrontare con coraggio e pragmatismo il futuro, sapendo che solo se si sta insieme si possono raggiungere risultati insperati, potenziando la gestione associata (come ad esempio per l’assistenza domiciliare minori). La prospettiva del Piano di Zona, come di qualsiasi altra pianificazione pubblica, richiede un governo strategico di ampio respiro che presuppone di non lasciarsi assorbire dalla gestione quotidiana e dal governo dell’emergenza. I nostri interventi, i molteplici servizi, i luoghi dell’educazione e della cura che progettiamo, sono le risposte possibili per affrontare nel miglior modo le istanze dei nostri cittadini.

Per far questo la programmazione di ambito punta quindi su alcuni linee di intervento:

  1. Equità economica e revisione dell’ISEE nell’accesso ai servizi e nella determinazione della compartecipazione dell’utente;
  2. Lavoro di cura familiare: interventi sulla disabilità e non autosufficienza attraverso il rafforzamento dei servizi territoriali per la cura della non autosufficienza e della cronicità, l’assistenza territoriale, la realizzazione di nuove unità di offerta per le cure intermedie e di low care;
  3. Pari opportunità e conciliazione tra famiglia e lavoro;
  4. Valorizzazione delle reti associative familiari e del terzo settore al fine di costruire rete con una pluralità di attori, pubblici e privati, posti a diversi livelli territoriali e di governo, attraverso relazioni concertative, non gerarchiche.

La strategia di azione resta quella di garantire un equilibrio tra il valore aggiunto della programmazione associata, in una logica di corresponsabilità, e il rispetto delle prerogative di ciascun Comune, coniugando l’autonomia dei Comuni e la vocazione associata dell’Ambito.

 

Quali le maggiori difficoltà nel gestire questa fase di razionamento e cosa sta aiutando ad affrontare questa fase?

Le maggiori difficoltà sono su due fronti: gli utenti, cui è difficile per quanto doveroso, dare risposte negative rispetto alle istanze che pongono; e le istituzioni ( i comuni) che devono reimpostare il loro welfare locale e il loro modo di pensare cercando nuove forme di integrazione e di erogazione dei servizi. Sempre più è necessario orientarsi per sostenere i bisogni solo delle famiglie più fragili e dei casi più complessi con un significativo ridimensionamento degli interventi sostenibili.

In questa fase sta aiutando la consapevolezza che quanto sta succedendo coinvolge tutti e quindi insieme dobbiamo trovare delle soluzioni. Per fare questo dobbiamo lavorare sempre di più insieme noi Comuni dell’Ambito, rinforzando le reti di connessione con l’ASL, la Provincia e tutti i soggetti del Terzo settore che agiscono nelle nostre comunità. Dobbiamo verificare le condizioni per una gestione associata più marcata, caratterizzata da regole comuni e, con la giusta gradualità, da gestioni associate dei diversi servizi ora in capo ai singoli Comuni.

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