Tra le regioni meno attive sul fronte delle assistenti familiari e del lavoro privato di cura, la Lombardia si è ora riposizionata. La DG Occupazione e politiche del lavoro ha promosso nel mese di aprile un bando per formare le badanti. Con uno stanziamento di due milioni di euro, risorse provenienti dal POR FSE 2007-2013, nell’ambito di un Accordo di programma con il Ministero del lavoro per la qualificazione dei servizi alla persona[1].

Il dispositivo in sintesi

Finalità dell’intervento è il rafforzamento delle competenze di coloro che sostengono la famiglia nella cura dei componenti non autosufficienti e bisognosi di cure specifiche. Hanno potuto accedere alla Dote assistenti familiari i cittadini italiani e stranieri che hanno superato un colloquio di orientamento e attitudinale svolto da un Ente di formazione professionale accreditato. Il passaggio attraverso l’Ente è cruciale, sia ex ante nella presentazione della domanda, sia ex post nella declinazione di un Piano di intervento personalizzato (Pip) di tipo formativo.
La Dote, per un valore massimo di 2.500 euro, permette di fruire dei percorsi formativi compresi nell’offerta presentata dagli Enti. Tutti i corsi vanno realizzati entro il 2012. Il percorso formativo è quello stabilito da Regione Lombardia con il Dduo 15243 del 17/12/2008[2]. Esso prevede, in alternativa, un corso base di 160 ore articolato in 40 ore introduttive e 120 in un modulo relativo alla assistenza alla persona non autosufficiente, oppure un corso di secondo livello di 100 ore dedicato all’assistenza di persone affette da malattie neurologiche avanzate.
L’accesso al secondo livello è possibile solo dopo aver frequentato il corso base. Ma tali corsi in passato sono stati realizzati molto poco e quindi poche saranno le persone in grado di accedere al secondo livello. La grande maggioranza della formazione sarà quindi una formazione di base.
Una ulteriore considerazione riguarda la nazionalità delle persone coinvolte. L’assegnazione della Dote prevede, in base ad accordi presi con il Ministero del Lavoro, che il 49 per cento vada a beneficio di cittadini comunitari. I cittadini comunitari che svolgono questo lavoro sono in massima parte italiani e romeni (le polacche sono quasi scomparse da questo settore), la cui presenza verosimilmente non supera il 35-40 per cento del totale nella realtà lombarda (si veda: Qualificare.info). C’è dunque una sovra-rappresentazione di queste due nazionalità.
Sono inoltre previsti speciali voucher conciliativi rivolti alle famiglie presso cui operano le badanti impegnate nei corsi, per sostituirle nelle ore di frequentazione della formazione. Sarà interessante valutare l’adesione a questi titoli, che in altri contesti regionali è risultata essere mediamente tiepida.

Come è andata finora: first come, first served[3]

La possibilità di richiedere la Dote è scattata online alle ore 12 di mercoledì 18 aprile. Meno di un’ora dopo i posti erano esauriti e nel primo pomeriggio il bando è stato chiuso. Fatte salve le ripartizioni per provincia, la priorità di ingresso è stata dettata unicamente dal tempo di arrivo delle istanze.
Un vero e proprio click day, che ha premiato i grandi centri di formazione professionale, in grado di organizzarsi per tempo, reclutare e preparare un buon numero di assistenti familiari, gestire in simultanea molte richieste. Un tetto massimo di assistenti familiari per Ente avrebbe potuto limitare la concentrazione su pochi operatori.
Erano possibili altri criteri di accesso? Forse sì, l’avere già seguito con successo il modulo di base, la disponibilità a lavorare anche in orario notturno e non solo in orario diurno possono essere per esempio dei criteri utilizzabili in futuro. Oggi la domanda di assistenza sulle 24 ore si scontra, infatti, con una disponibilità in calo.
Le richieste evase riguardano circa 850 assistenti familiari: sono questi che usufruiranno della Dote. Coloro che hanno avanzato domanda sono molti di più, il triplo, per una spesa eccedente di cinque milioni di euro i due disponibili. Meno di novecento persone sono una goccia nel mare: le assistenti familiari in Lombardia sono almeno 140.000, secondo stime Irs. Ma è certo una iniziativa lodevole nel contesto di una regione che ha finora ampiamente delegato l’intervento in questo settore agli ambiti distrettuali.

 

Le assistenti familiari in Lombardia

Con contratto di lavoro (36%)

52.560

Regolarmente presenti in Italia ma senza contratto (44%)

64.240

Irregolarmente presenti in Italia (20%)

29.200

Totale

146.000

Fonte: Stime Qualificare.info. Per il metodo di stima, che utilizza fonti ufficiali e un vasto insieme di fonti informali e di ricerca, si rinvia a S. Pasquinelli, G. Rusmini, Badanti: la nuova generazione, Dossier di ricerca, download: http://www.qualificare.info/upload/DOSSIER_Badanti_la_nuova_generazione.pdf

 

Formazione, e dopo?

Che ne sarà delle assistenti familiari formate? E’ una domanda non banale che è utile porsi, per tenere sotto controllo l’efficacia di questi percorsi, la loro ricaduta sul fenomeno del lavoro di cura sommerso, isolato, dequalificato. Una parte confluirà nei corsi per OSS: sia il modulo base che quello avanzato offrono crediti formativi per questa figura (si veda il Dduo 15243 del 17/12/2008, allegato B). Cioè, per paradosso, una parte inizierà a diventare altro rispetto a una assistente familiare. Altri  punteranno a iscriversi ad un albo delle assistenti familiari. Al plurale poiché non ne esiste uno regionale (con declinazioni magari provinciali), ma tanti nati localmente, assai diversi per regole e capacità di influire sul mercato sommerso.
E dove gli albi non ci sono, o sono poco incisivi? Vi è il rischio che chi viene formato coltivi aspettative professionali ed economiche destinate ad andare deluse. Ogni attività di formazione in questo settore, se sospesa nel vuoto, rischia infatti di essere inefficace perché priva di sbocchi reali. Badanti formate non creano automaticamente un mercato più qualificato: ci vuole un insieme coordinato di interventi, che mostrino valore, qualità, garanzie lavorando insieme. Un insieme coordinato di interventi capaci di attirare domanda pagante, ossia famiglie interessate. L’esperienza di altre regioni come Emilia Romagna, Toscana, Puglia, ci dice che solo facendo sistema tra azioni formative, accreditamento delle competenze (albi), sostegni economici e sportelli per l’incontro tra domanda e offerta si crea una alternativa credibile e appetibile al mercato nero dell’assistenza, oggi dilagante.
Il monitoraggio della Dote assistenti familiari potrà fornire utili indicazioni in proposito e la prospettiva di lavorare anche sull’accreditamento delle competenze e su linee guida per albi provinciali sembra da questo punto di vista più che auspicabile. Nella logica di offrire alle famiglie non solo una badante formata, ma sostegni su diversi aspetti del lavoro di cura – incontro domanda/offerta, assistenza ongoing, connessione con la rete dei servizi – riducendo la solitudine e lo smarrimento che accompagnano la perdita di autosufficienza.

 


[1] Si veda Mario Conclave, Manuela Facco e Georgia Casanova, Il Ministero del welfare a sostegno del lavoro di cura, in Qualificare.info, aprile 2012
[2] L’atto e i due allegati sono scaricabili qui: http://www.qualificare.info/home.php?id=6
[3] Ringrazio Mirella Gallo della Regione Lombardia per alcune  informazioni fornite. La responsabilità di quanto scritto è solamente mia.