Stella polare coop è nata come associazione nel 1989, trasformata in cooperativa sociale onlus nel 2005. Gestisce 1 CDD di 15 posti e la CSS “Casa Calvi” che ospita persone con disabilità fisiche per una capienza massima di 7 posti. Aderisce al consorzio S.I.R., al gruppo cooperativo C.G.M. e Confcooperative.

Se nel caso della cooperativa Fior di Loto era evidente un futuro problema di gestione delle situazioni in carico, a fronte di una sensibile riduzione delle risorse destinate e di un aumento degli utenti, nel caso di Stella Polare emergono altre questioni che rafforzano le criticità economiche ed evidenziano una contraddizione tra dichiarazioni di intenti per lo sviluppo del percorso di vita delle persone con disabilità e risorse messe in campo per sostenere i servizi e le strutture.
Nella realtà milanese si alternano situazioni di grande difficoltà a progetti innovativi che coinvolgono gli operatori e che offrono la possibilità di superare i confini entro cui spesso i servizi si trovano a lavorare (per esempio PROGETTAMI o l’esperienza della SVAA per una cultura del diritto alla casa anche per le persone con disabilità).

Le criticità di questo momento

I servizi residenziali

Per quanto riguarda le CSS si rilevano due problemi strettamente connessi:

  1. da un lato il mancato adeguamento delle rette che non vengono ritoccate da 15 anni , che rende sempre più difficile per i gestori dei servizi la sostenibilità , e dove la continuità viene garantita a anche a costo di una gestione in perdita.
  2. dall’altro l’attuale blocco dei nuovi accessi che, in attesa dell’approvazione del bilancio, impedisce ogni movimento degli utenti. Questo provoca un duplice effetto: per l’utenza, che non vede evolvere il percorso di presa in carico in base al suo bisogno, e per i gestori, che sono spinti a mantenere l’utenza che hanno,  per evitare vuoti che poi non vengono riempiti e che rimarrebbero senza copertura economica, a fronte di una presenza di personale che resta costante.

I servizi diurni

I CDD in generale hanno una situazione gestionale migliore perché hanno storicamente una maggior cura e presidio; c’è stato di recente un aumento della quota vincolata a bilancio da Comune. E’ stato inoltre definito, con il passaggio da CSE a CDD del 2004, oltre  all’incremento della quota sociale (+2%), anche l’aumento della quota sociosanitaria, benché i costi in continuo aumento e soprattutto il costo del lavoro non consentano comunque margini.

Il nuovo sistema SIDi (Scheda Individuale Disabile)

Si conferma una preoccupazione forte per la trasformazione del sistema informativo delle schede SIDi, che calcolano il grado di fragilità di ogni utente, il bisogno assistenziale e la conseguente tariffa, al sistema Sidiweb. Preoccupazioni date da un sistema non sempre aderente al reale profilo dell’utente e non trasparente. Questo porta prevalentemente a problemi legati al passaggio dell’utenza da una classe all’altra senza che questo passaggio sia legato ad una reale corrispondenza con lo stato di bisogno effettivo (per esempio: dopo dieci anni di presenza in un Centro Diurno, o dopo il compimento del 33° anno di età, all’utente viene riconosciuto un minore diritto di assistenza, con l’abbassamento di classe di fragilità).
Oltre a non richiamare lo sviluppo dei percorsi di vita delle persone con disabilità, questo sistema pone il grosso rischio di non considerare il bisogno reale delle persone.

Le nuove regole 2012

Un altro tema importante è legato alle norme regionali che determinano l’importo messo a budget per l’anno in corso.
Per esempio  si richiede di lavorare offrendo gli stessi servizi e con la stessa qualità regolata da normative, a fronte del riconoscimento del 98% del budget dell’anno precedente; inoltre questo non consente ai piccoli gestori un’espansione della propria offerta o quell’innovazione necessaria oggi per far fronte alle difficoltà dei servizi pubblici.
Un’altra criticità tra le norme regionali, che incide particolarmente sulla quota sanitaria delle Comunità Socio-Sanitarie, riguarda la non corresponsione della retta, se l’ospite va a casaqualche giorno durante la settimana, eccetto che se la persona rientra a casa di sabato. Questo significa che in teoria nessuno dovrebbe lasciare vuoto il posto nei giorni feriali, e se un posto resta vuoto sono minori entrate che non saranno compensate. Se si pensa ai progetti educativi, e alla flessibilità che questi richiedono per sostenere le relazioni familiari, dunque incoraggiando gli utenti di Comunità residenziali al rientro a casa, si può capire come queste regole siano in contraddizione con gli obiettivi che dovrebbero perseguire.

Le famiglie

Dunque le famiglie si trovano, in questa fase, limitate dal taglio dei fondi e dal blocco degli accessi verso i servizi.
In questi anni sicuramente è cresciuta nelle famiglie la presa di coscienza e la condivisione dei problemi, che ha portato tutti a doversi confrontarsi rapidamente con i dati di contesto sempre più critici. Sebbene il terzo settore e i gestori abbiano avuto un ruolo fondamentale nell’affiancare le famiglie in questo percorso, in un momento come questo, il rischio che si sta correndo è che nelle famiglie si generi una reazione difensiva, più che un’apertura alla condivisione progettuale. Ne è un esempio la propositività dell’associazionismo che tende sempre più a cercare risposte proprie, piuttosto che rafforzare o proporre connessioni con i gestori già presenti.

Gli elementi su cui puntare

Il primo punto è sicuramente il valore dell’essere in rete, valore certamente culturale, che oggi diventa valore anche dal punto di vista imprenditoriale per rafforzare la sostenibilità dei servizi in tempo di crisi. Alcuni esempi: il consorzio SiR (Solidarietà in Rete), a cui aderisce Stella Polare, consente alle sue socie di allargare la filiera dei servizi, dando la possibilità di offrire alle persone con disabilità una risposta più completa e consapevole ai loro bisogni. Sempre la rete del Consorzio SiR ha permesso di investire sull’esperienza innovativa della “scuola per la vita adulta autonoma” (SVAA – residenzialità sperimentale) presa poi in co-gestione da 4 cooperative, tra cui Stella Polare. Il progetto è partito come iniziativa sperimentale finanziata da Fondazione Cariplo e oggi dentro l’iniziativa Progettami del Comune di Milano.
L’adesione al CGM è invece il contenitore che consente di sviluppare percorsi di supporto al management, per accompagnare l’evoluzione del terzo settore verso una dimensione maggiormente imprenditoriale.
Un altro elemento oggi importante da realizzare è l’integrazione tra sociale e sanitario, obiettivo che viene perseguita nell’intervento dei Servizi, come visione unitaria della persona, ma che non sempre si realizza nel dialogo con due istituzioni importanti come il Comune e la Regione, non sempre così vicine.
Una strategia importante riguarda la possibilità di diversificare la filiera degli interventi. Per Stella Polare questo ha significato aggiungere al CDD e alla CSS, servizi convenzionati, la proposta del Centro Kaleidos, che offre percorsi terapeutici, educativi e formativi rivolti ad un’utenza privata e a prezzi calmierati.
La convinzione  è che la creatività e le idee innovative nei servizi rappresentino una leva fondamentale per affrontare la crisi.
Strategico per il futuro sarà anche mettere in campo azioni volte ad alleggerire la dipendenza del terzo settore dalle istituzioni. Questo significa confrontarsi con un nuovo mondo di servizi, in cui è il privato a remunerare la prestazione ed il servizio, a prezzi sociali, mettendo in campo un’idea sociale di intervento e facendo pagare meno del servizio privato classico. Da qui, per Stella Polare, la scelta di proporre, con Kaleidos, servizi in forma privata ma a prezzi accessibili.
Questa esperienza  fa vedere bene come le preoccupazioni dei gestori siano anche, e in alcuni casi specifici soprattutto, legate alla propria sopravvivenza, per continuare a dare un servizio che risponda con senso ai bisogni dell’utenza. E’ importante garantire continuità alle famiglie, non rinnegare la vocazione educativa dei servizi stessi, e non abbassare il livello qualitativo di quanto fin qui offerto, governando però continuamente la sostenibilità delle proposte.