Premessa

E’ ufficiale (o così sembra). La regione ha riportato il finanziamento del fondo sociale regionale ai livelli del 2011 (70 milioni), come annunciato in un recente comunicato.
Una vicenda iniziata con la manovra finanziaria regionale del 2012, che aveva ridotto le risorse in questione da 70 a 40 milioni per il 2012. Il taglio aveva suscitato forti preoccupazioni tra gli operatori e accese proteste dal mondo dei rappresentanti degli utenti dei servizi. Questo clima è durato per il primo semestre 2012 e, dopo un confronto diretto tra le parti, è arrivata la decisione regionale del reintegro.
Si tratta di una storia già vissuta l’anno scorso, quando la precedente manovra finanziaria aveva ridimensionato il Fondo Sociale 2011 dagli 85 milioni del 2010 a 40, fondi poi parzialmente ripristinati in corso d’anno (a maggio 2011 la regione ha incrementato lo stanziamento iniziale di 30 milioni).
Vale la pena innanzi tutto sottolineare che per il secondo anno, la rete del welfare locale ha potuto conoscere il volume di risorse effettivamente disponibili solo dopo diversi mesi di gestione. L’incertezza sulle risorse non è nuova a questo settore, ma le manovre recenti hanno particolarmente complicato il compito della programmazione delle risorse e dei servizi.
Lo sforzo compiuto dalla regione per ripristinare il fondo è senza dubbio apprezzabile, specialmente nel clima di austerità che sta vivendo la finanza regionale nell’ultimo biennio (tagli ai trasferimenti nazionali, irrigidimento dei requisiti del Patto di Stabilità Interno, incertezza sul finanziamento del SSN 2012). Difficoltà vissute del resto da tutte le regioni che hanno dovuto contemperare l’esigenza dell’equilibrio finanziario con il mantenimento del sostegno al welfare locale, in un’epoca in cui sono stati drasticamente ridotti i finanziamenti statali per le politiche sociali. Proprio per questo vale la pena una breve panoramica su come hanno affrontato tale situazione le altre regioni, in particolari le più estese del Centro-Nord (quelle con le quali il paragone con la Lombardia sembra più appropriato).

Regioni a confronto

Occorre premettere che su questo fronte le comparazioni regionali sono quanto mai complicate. Fondo sociale regionale non significa in tutte le regioni la stessa cosa: in alcune questo canale è alimentato soltanto da risorse regionali, in altre anche dai fondi nazionali. Per di più in diversi contesti il fondo sociale regionale non è l’unico mezzo con cui la regione sostiene la rete dei servizi. In alcuni casi, ad esempio esistono fondi specifici per la disabilità, per la non autosufficienza, per aree di confine tra sociosanitario e sociale. Una chiave di comparazione può essere quella di considerare l’insieme delle risorse proprie che le regioni dedicano a questo settore, indipendentemente dalla denominazione dei fondi (escludendo quelli provenienti dal fondo sanitario nazionale e gli altri fondi nazionali). Pur nella frammentarietà del quadro informativo esistente, cercheremo di confrontare questo aggregato tra le regioni e di capire come questo settore è stato interessato dalle recenti manovre regionali.

Nel caso della Toscana il Fondo Sociale Regionale per il 2012 ammonta  a 21,3 milioni, quindi a circa 5,7 eur procapite

[1], finanziato tutto da risorse regionali. Nel 2011 il contributo regionale risultava 17,5 milioni[2], mentre tre anni fa ammontava a 20,8 milioni. Per evitare l’eccessiva penalizzazione che i servizi sociali avrebbero subito dai tagli ai fondi nazionali, la manovra per il 2012 ha implementato il contributo a questo settore, finanziandolo con  un aumento dell’addizionale regionale Irpef sui redditi superiori ai 75 mila eur (il gettito sarà destinato, oltre che ai servizi sociali, anche altri servizi considerati essenziali come il trasporto pubblico locale). Da segnalare che questa stessa regione sostiene la rete dei servizi con risorse del bilancio regionale anche attraverso il fondo regionale per la non autosufficienza (FRNA)[3]. Nel 2012 l’investimento di fondi del bilancio regionale sul FRNA consisterà in 8 milioni (quindi circa 2,1 eur pro-capite). Nell’ultimo biennio la regione ha cercato di mantenere costante il budget per la non autosufficienza, indirizzandovi sempre maggiori risorse del Fondo Sanitario Regionale[4].

Per quel che riguarda l’Emilia Romagna, nel 2012 la regione finanzierà il Fondo sociale con circa 30 milioni, di cui 22 saranno trasferiti per i servizi del territorio, riconfermando lo stesso livello di trasferimenti operati nel 2011; questo finanziamento è stato potenziato nell’ultimo triennio, rispetto ai 17,6 milioni del 2009[5].Se consideriamo le sole risorse trasferite ai servizi territoriali dal fondo sociale, la cifra pro-capite risulta 5 eur. Tuttavia, anche in questo caso va tenuto conto dello sforzo regionale di finanziamento, oltre che del fondo sociale, del fondo regionale per la non autosufficienza[6]. Nel 2012 la regione ha complessivamente dedicato risorse proprie regionali per 135 milioni agli interventi per la non autosufficienza (aggiuntivi rispetto al finanziamento a carico del fondo sanitario nazionale); sebbene si tratti di una cifra ridimensionata rispetto al 2011 (quando ammontava a 150 milioni), resta comunque un investimento consistente, pari a 30 eur pro-capite.

In Veneto il Fondo Sociale Regionale trasferirà alle Ulss (che in questa regione sono responsabili dei servizi sociali) 18 milioni, in aumento rispetto al 2011 (17 milioni), ma in diminuzione rispetto al 2010 (19,6 milioni). Oltre a questi 18 milioni, il bilancio regionale 2012 sostiene la rete dei servizi con 3,7 milioni per attività progettuali e di informazione e con un altro consistente fondo per la tutela dei minori (43 milioni).Nell’insieme queste poste corrispondono a 13,11 eur pro-capite[7]. Altre fonti confermano un complessivo investimento storico di questa regione piuttosto sostenuto[8].

L’ultima regione del nostro campione è il Piemonte. Qui nel 2011 il contributo regionale al fondo indistinto sociale è risultato pari a 64 milioni. Sebbene si tratti di un finanziamento in discesa (rispetto agli 81 milioni del 2009) il fondo piemontese risulta ancora cospicuo se comparato alle altre regioni (14,3 eur pro-capite)[9]. Peraltro non si tratta dell’unica fonte con cui la regione alimenta le politiche sociali (ad esempio, dal bilancio preventivo 2011 si apprende che esistono ulteriori stanziamenti le funzioni assistenziali degli ex OOPP per 4 milioni, per interventi per i disabili per 17,5 milioni)[10].

E in Lombardia? Considerato il reintegro, il Fondo Sociale Regionale eroga circa 7 eur pro-capite, ma resta l’unico canale con cui la regione sostiene la rete dei servizi sociali (le ultime manovre hanno privilegiato il finanziamento dei Lea sociosanitari, fondi il cui utilizzo resta comunque legato agli interventi e agli oneri di rilievo sanitario). Il fondo sociale 2012 sarà comunque ridotto del 20% rispetto alla consistenza del 2009. Sebbene non sia l’unica regione ad aver tagliato i propri finanziamenti per le politiche sociali, va sottolineato che negli altri contesti dove il contributo regionale è diminuito, l’investimento iniziale era decisamente più elevato di quello lombardo, e continua ad esserlo anche dopo il ridimensionamento. Con un fondo a 40 milioni lo svantaggio della Lombardia si sarebbe notevolmente ampliato. Va precisato che si  tratta di  scelte legata esclusivamente alle politiche regionali di bilancio e non ai tagli ai fondi sociali statali (il fondo sociale lombardo è alimentato esclusivamente da risorse regionali).

 

Tab. 1 – I finanziamenti per il welfare di alcune regioni, 2012

  Fondo sociale indistinto Altri fondi Totale Fondo sociale indistinto procapite Altri fondi pro-capite Totale procapite
Lombardia

70

 

70

7,1

0,0

7,1

Piemonte

64

21,5

85,5

14,4

4,8

19,2

Veneto

18

43

61

3,6

8,7

12,4

Emilia Romagna

22

135

157

5,0

30,5

35,4

Toscana

21,3

8

29,3

5,7

2,1

7,8

(Questa ricostruzione non ha pretese di esaustività. I valori di colonna potrebbero non essere sempre omogenei per competenza. Valore Fondo sociale indistinto Piemonte del 2011)

 

Qualche considerazione sulla vicenda

Le regioni sono in difficoltà a mantenere il proprio sostegno alla rete territoriale, ma nonostante ciò le recenti manovre hanno mostrato differenti gradi di attenzione al welfare locale.
Questa vicenda richiama il dibattito sulla fragilità del sistema di finanziamento del welfare, che non può contare su risorse consolidate e che continua a dipendere dalle preferenze allocative dei decisori nazionali e locali. Una situazione complicata dall’incertezza su chi sia il soggetto responsabile del finanziamento dell’assistenza (regioni o comuni?), questione che resta indefinita anche dopo l’approvazione del progetto di federalismo.
In questo clima è quanto mai utile poter confrontare le scelte regionali, ma questo compito si scontra con l’eterogeneità dei sistemi contabili, che oggi non evidenziano quale sia lo sforzo di investimento delle regioni per il sociale. Si auspica che il processo di armonizzazione dei modelli di bilancio regionale, ampiamente sostenuto dalla Lombardia, possa contribuire ad accrescere il livello informativo esistente.

 


[1] Gli stanziamenti 2012 delle regioni sono stati confrontati con il dato demografico più aggiornato, quello di inizio 2011
[2] Fonte: per il 2011-2012 legge finanziaria regionale per il 2012 (LR 66/2011), per il 2009 Rilevazione Ministero del Welfare “Monitoraggio Fondo Nazionale Politiche Sociali
[3] Il fondo gestito dalle Società della Salute o dalle Zone distretto,sostiene interventi strettamente sociosanitari (le rette sanitarie delle Rsa) ma anche la rete di servizi di supporto-orientamento (Pua, Uvm, Puntoinsieme). I dati sul finanziamento del FRNA sono stati forniti dagli uffici della Regione Toscana.
[4] Nell’ultimo triennio il finanziamento complessivo del FRNA è rimasto stabile sugli 80 milioni; tuttavia rispetto al 2010 è aumentata la quota finanziata dal Fsn e decisamente diminuita quella a carico del bilancio regionale (da 54 a 8 milioni)
[5] Fonti: fondo sociale regionale 2012 , http://www.regione.emilia-romagna.it/notizie/2012/maggio/ondo-sociale-regionale-2012-ecco-le-priorita e bilancio preventivo regionale 2012; fondo sociale regionale 2009 Rilevazione Ministero del Welfare “Monitoraggio Fondo Nazionale Politiche Sociali”
[6] Il FRNA emiliano è gestito dalle conferenze territoriali sociali e sanitarie che utilizzano i fondi per coprire gli oneri a rilievo sanitario dell’assistenza agli anziani e ai disabili, ma anche interventi di sostegno all’accesso, alla presa in carico e altri servizi trasversali di sostegno, qualificazione, consulenza. I dati sul finanziamento del FRNA sono stati forniti direttamente dagli uffici della Regione Emilia Romagna
[7] Le informazioni per il 2012 sono tratte dal bilancio di previsione 2012, e per il 2010 e 2011 dalle DGR 2901/2010 e 1637/2011. Pur esistendo un fondo regionale per la non autosufficienza, lo stesso risulta attualmente finanziato solo dal Fondo Sanitario Regionale (Fonte: Bilancio di Previsione 2012)
[8] Per il 2009 la Rilevazione Ministero del Welfare “Monitoraggio Fondo Nazionale Politiche Sociali” indica un contributo regionale alla spesa sociale di 55 milioni.
[9] La consistenza del contributo regionale al fondo sociale è stata fornita direttamente dagli uffici della Regione Piemonte su dati di cassa. Il bilancio preventivo 2012 ha stanziato sullo stesso fondo 74 milioni, ma si tratta di un valore non direttamente comparabile con quello fornito per il 2011, mentre il valore di cassa 2012 non è ancora noto.
[10] Purtroppo, non è stata possibile una ricognizione esaustiva dell’investimento regionale. Tuttavia, altre fonti indicano che lo sforzo storico di questa regione nei confronti del sociale è particolarmente elevato: ad esempio nel 2009 venivano dedicati complessivamente 165 milioni di risorse proprie alle politiche sociali (fonte: Rilevazione Ministero del Welfare “Monitoraggio Fondo Nazionale Politiche Sociali”).

Desidero ringraziare tutti i referenti regionali che hanno supportato questa ricognizione