Il Governo nazionale in questi ultimi mesi sta lavorando al nuovo strumento di misurazione della situazione economica delle famiglie richiedenti prestazioni socio-assistenziali di carattere universale, ma per le quali vige un principio di razionamento o tariffazione differenziato (DPCM di revisione dell’ISEE previsto dalla Legge n. 214 del 22 dicembre 2011, di conversione del cosiddetto decreto ‘Salva Italia’ ).

Obiettivi della revisione nazionale dell’ISEE sono:

  • la limitazione dell’eccessiva discrezionalità nell’accesso alle prestazioni sociali e nei metodi di calcolo della situazione economica degli aventi diritto, a garanzia di una maggior equità redistributiva, così come inizialmente previsto dagli allora decreti istitutivi (D.Lgs. 109/1998, D.lgs. 130/2000, e successive modifiche), seppur disatteso nei fatti;
  • la necessaria messa a punto di alcune sue componenti, che si sono rivelate particolarmente critiche in questi anni, quali ad esempio la scarsa valorizzazione degli elementi di ricchezza patrimoniale delle famiglie o la mancata considerazione dei redditi esenti da imposizione fiscale.

Ebbene in questo scenario la Regione Lombardia, con la Legge Regionale n. 2 del 29 febbraio 2012 e la recentissima  D.g.r. del 18 luglio 2012 n. IX/3779,  ha deliberato l’introduzione di un nuovo strumento che si unisce ai numerosi, più o meno sofisticati, già esistenti e ne avvia una sperimentazione che ne valuti ‘gli impatti rispetto ai benefici attesi sia in termini di sostegno alle famiglie con alti carichi assistenziali, sia in termini di compartecipazione al costo dei servizi’.
Il momento storico per avviarla appare non proprio opportuno. Al di là poi di qualche perplessità sulla legittimità normativa di tale introduzione, alcune considerazioni possono essere fatte rispetto alle modalità attuative della sperimentazione ed al sistema di calcolo del nuovo indicatore.

Le modalità attuative della sperimentazione

La sperimentazione del Fattore Famiglia Lombardo (FFL) sarà realizzata su un campione di 15 Comuni, per lo più di piccole dimensioni, pare definiti sulla base di auto-candidature, per un totale di 399 mila abitanti complessivi, con il solo Comune di Monza come capoluogo di Provincia. Si tratta, dunque, di un grappolo scarsamente rappresentativo di amministrazioni comunali, sia in termini dimensionali, che di conseguenti dotazioni di organico per affrontare la vicenda.
Il FFL doveva essere inizialmente sperimentato solo con riferimento alla compartecipazione alla spesa sociale (asili nido, SAD, CRD, quota sociale per RSA e RSD), mentre è stato poi esteso anche alla compartecipazione alla spesa socio-sanitaria (RSA, ADI e CDD). Tutte da definire le modalità di selezione delle unità di offerta in cui si procederà effettivamente con l’applicazione sperimentale del nuovo indicatore, mentre è già previsto che si adotterà il criterio del ‘doppio binario’, cioè il FFL verrà calcolato contemporaneamente agli ISEE tradizionali, previsti dalle normative vigenti. La logica della simulazione comparata appare buona, ai fini della misurazione degli impatti sulle famiglie e di calcolo della compartecipazione al costo dei servizi, seppure lasciare la determinazione del nuovo indicatore alla libera adesione del cittadino potrebbe creare qualche problema in fase sperimentale, specie in termini di significatività di dati utili per procedere con le simulazioni.
Poco si dice in merito alla gestione fattiva della sperimentazione – oggi non ancora concretamente avviata – che verosimilmente comporterà costi aggiuntivi per le amministrazioni coinvolte, sia in termini di carico di lavoro che di expertise tecniche necessarie all’utilizzo del nuovo applicativo regionale, in cui confluiranno i dati utili al monitoraggio della sperimentazione. Infine, neppure un accenno viene fatto alla necessità di valutare l’esperienza, passaggio invece obbligato per l’interpretazione dei risultati via via prodotti in fase di monitoraggio, in vista di un’eventuale ritaratura dello strumento ai fini di una sua generalizzazione.

Le modalità di calcolo

Con riferimento alle modalità di calcolo dell’indicatore lombardo, alcuni dei nuovi criteri introdotti per la determinazione della situazione economica delle famiglie appaiono particolarmente problematici e sembrano addirittura accentuare certe note rigidità nelle modalità di calcolo dell’indicatore nazionale.  Vediamo quali.

Il  patrimonio

Innanzitutto, rispetto alla vecchia ISEE, ma probabilmente anche alla nuova revisione, guardando alle anticipazioni del testo del nuovo provvedimento, il FFL aumenta dal 20% al 30% il coefficiente che redditualizza il patrimonio, ma contemporaneamente eleva le franchigie, modulandole in funzione del numero dei componenti il nucleo familiare. Ciò rappresenta una contraddizione in termini, che nella migliore delle ipotesi non produrrà alcun effetto significativo in termini di valorizzazione della componente patrimoniale. Soprattutto dopo l’introduzione della cedolare secca sui redditi, è indubbio che il patrimonio vada maggiormente valorizzato, anche in relazione all’importanza del suo ruolo nel ricostruire l’effettiva situazione economica della famiglia cui concorrono fonti diverse e talora redditi occulti. Vero è che con l’introduzione dell’IMU il patrimonio finirà per essere automaticamente rivalutato, secondo alcune stime, almeno del 60% circa, senza necessità di modifica alcuna del coefficiente di conversione. Curioso peraltro che il FFL non faccia neppure riferimento alla nuova imposta municipale, ma per la determinazione del patrimonio immobiliare continui a considerare il valore dell’imponibile definito ai fini ICI al 31 dicembre dell’anno precedente a quello della presentazione della domanda per accedere ad una determinata prestazione.

Il reddito

Relativamente alla componente reddituale il FFL considera oltre al reddito complessivo ai fini IRPEF e quello ottenuto dal rendimento di attività finanziarie, anche prestazioni economiche previdenziali e assistenziali a qualunque titolo percepite (pensioni sociali, indennità e assegni per invalidi, indennità di accompagnamento, ecc.), cercando, almeno parzialmente, di ovviare all’annosa questione dei redditi fiscalmente esenti. Prevede inoltre la possibilità di detrarre spese sanitarie, per protesi e ausili, per l’abbattimento di barriere architettoniche e considera le suddette provvidenze economiche al 100% per l’ingresso in residenza di anziani e disabili e solo al 50% per l’ingresso in semi-residenza. Ora, se la logica risarcitoria applicata alle semi-residenze può essere più che condivisibile, lo dovrebbe essere ancor di più in caso di permanenza dell’anziano o del disabile a domicilio, mentre non se ne fa neppure menzione. Invece, appare particolarmente ‘favorito’ il disabile, in quanto il calcolo della situazione economica finalizzata all’accesso in qualsiasi struttura risulta nel FFL riferito al solo assistito (cosiddetto ‘nucleo estratto’) e non al nucleo allargato.

La scala di equivalenza

Altra questione riguarda la maggiore considerazione da parte del FFL nei confronti delle famiglie numerose e di maggiore fragilità. Di per sé, attribuire un maggior peso ai nuclei familiari con più figli, specie se minori, ed ai carichi di cura, rappresenta sicuramente un elemento da valorizzare, ma, come noto, la manipolazione della scala di equivalenza è questione delicata perché può portare a discriminare certe tipologie familiari nell’accesso alle prestazioni sociali. Vi è una vasta letteratura[1] che dimostra che agire sulla scala di equivalenza, e dunque sul denominatore dell’indicatore, ha un effetto moltiplicatore sul reddito (ovvero sul numeratore), favorendo così le famiglie con una più elevata situazione reddituale, rispetto ad altre pur in analoga situazione di fragilità sociale. In altre parole, le maggiorazioni alla scala di equivalenza tendono ad abbattere maggiormente il valore dell’indicatore di una famiglia ‘ricca’ rispetto ad una famiglia ‘povera’. Ecco perché da più parti si tendono a preferire detrazioni monetarie dal reddito, commisurate ai costi effettivi o ragionevolmente prevedibili (es. spese sanitarie o per far fronte a particolari oneri di cura, ecc.), piuttosto che l’aumento dei pesi. Ebbene, il Fattore Famiglia Lombardo, sulla scia del cosiddetto Quoziente Parma, agisce invece ampiamente sulle maggiorazioni alla scala, diversificandole poi per nuclei monogenitoriali, per la presenza di minori, per condizione lavorativa dei genitori, oltre che, ovviamente, per la presenza di condizioni di handicap. Oltre dunque alle suddette problematiche di equità redistributiva, occorrerà anche considerare la sostenibilità finanziaria di tale generosa modulazione della scala di equivalenza, la quale, insieme all’indicatore nel suo complesso, consentirà sì di attribuire maggiori sconti da applicare alle tariffe per accedere ai servizi (es. asili nido o servizi di assistenza domiciliare) alle famiglie con determinate caratteristiche, ma probabilmente con qualche aggravio per le casse delle amministrazioni comunali.
Infine, la nuova delibera non fa menzione della necessità di attualizzare l’indicatore affinché possa consentire di misurare la disponibilità economica reale o comunque effettivamente disponibile al momento della richiesta di una prestazione o agevolazione tariffaria. Il FFL, diversamente da quanto previsto nel nuovo ISEE, continuerà a considerare redditi e patrimoni posseduti alla data del 31.12 dell’anno precedente non mettendo dunque mano a una delle ben note rigidità del vecchio indicatore nazionale.

 


[1]  G. Cerea, Le scale di equivalenza e il loro impiego per le politiche sociali, in Prospettive Sociali e Sanitarie, monografico, n.16-18, 2011; M. Menon, F. Perali, Il costo di accrescimento dei figli, in P. Donati ( a cura) Il costo dei figli: quale welfare per le famiglie, Rapporto Cisf 2009, F. Angeli ed. Milano, 2010; pp. 170-193.