Le organizzazioni di volontariato lombarde

La Lombardia con il 14% dei soggetti coinvolti nel 3° censimento delle istituzioni non profit attualmente in corso rappresenta la regione che, secondo la ricostruzione ISTAT, conta il maggior numero di organizzazioni non profit in Italia.
Guardando al solo volontariato regolarmente iscritto al Registro generale regionale del volontariato lombardo a fine 2011 sono 4.774 le organizzazioni di volontariato (OdV) registrate. Affianco a queste organizzazioni operano moltissime altre realtà che non risultano censite in alcuna fonte ufficiale, ma che si stima possano quasi raddoppiare il numero di organizzazioni attive in Lombardia.
Sappiamo che il volontariato lombardo è composto per lo più da organizzazioni di piccole dimensioni (la metà ha un numero di volontari inferiore a 20), radicate nel territorio in cui operano, sebbene non  manchino realtà più complesse con al loro interno decine di volontari attivi e capaci di sviluppare progettualità di respiro nazionale. Si tratta di organizzazioni che messe insieme, a livello regionale, impiegano oltre 200 mila risorse umane impegnate prevalentemente in ambito sociale, ma operative anche in più settori contemporaneamente.
Il volontariato in Lombardia si caratterizza quindi per numeri importanti, ciononostante l’elevato numero di organizzazioni se da un lato rappresenta una ricchezza per il territorio dall’altro rischia di indebolire la capacità di questi soggetti di rispondere in modo organico ai bisogni e le stesse organizzazioni di volontariato con sempre maggior frequenza denunciano la difficoltà ad attrarre nuove risorse umane, in particolare tra i più giovani, e a reperire risorse economiche che consentano loro di sopravvivere.
Oltre alla reperibilità delle risorse umane e di quelle economiche sono diversi i temi che toccano il volontariato: la formalizzazione delle organizzazioni, la frammentarietà, la difficoltà a strutturarsi, la sostenibilità delle attività intraprese, il suo futuro ruolo nel welfare locale, etc.
Ecco alcune delle questioni che interessano oggi il mondo del volontariato.

Perché formalizzare l’organizzazione?

Per la Regione l’iscrizione al registro da parte delle Odv e il suo mantenimento rappresentano uno strumento conoscitivo importante. Attraverso i registri è rilevabile la presenza del volontariato in Lombardia, le sue dimensioni in termini di risorse umane ed economiche, gli ambiti di intervento, le attività realizzate, i soggetti beneficiari dei servizi etc. Per le organizzazione di volontariato la scelta di iscriversi al registro regionale implica la possibilità di accedere ad eventuali contributi e/o la possibilità di stipula di convenzioni con la Regione, gli enti locali ed altri enti pubblici. Qual è allora il motivo per cui molte organizzazioni non si iscrivono? Una prima spiegazione può consistere nella complessità dei dati richiesti, che per una organizzazione “giovane”, informale, non strutturata e che conta prevalentemente sull’apporto gratuito delle persone è tutt’altro che scontata. E’ inoltre tipico di chi opera nel sociale concentrarsi sugli interventi di risposta alle problematiche e considerare “una perdita di tempo” o comunque meno importante la parte gestionale dell’organizzazione. Probabilmente l’iscrizione al registro costituisce un primo passo nell’iter di maturazione e strutturazione delle organizzazioni di volontariato e a chi opera nel sociale va chiarita l’opportunità e l’interesse a formalizzarsi.

Quanto il volontariato si conosce?

Prima abbiamo evidenziato la numerosità di organizzazioni presenti in Lombardia. Questo dato se da una parte racconta della ricchezza della Regione Lombardia in termini di capitale sociale, cittadinanza attiva, spirito di solidarietà di chi la abita, dall’altra nasconde il rischio di un volontariato frammentato, autoreferenziale che difficilmente mette a sistema le sue risorse. La numerosità delle organizzazioni di volontariato lombarde a cosa è dovuta? Nasce per rispondere a domane di assistenza inevase? La disponibilità di spazi di confronto potrebbe portare le OdV a conoscere  cosa c’è e cosa manca, ad integrare i propri servizi anziché attivarne di già esistenti. Sebbene vi siano degli spazi e dei soggetti che in parte svolgono questa funzione come i tavoli tematici dei piani di zona, i Centri di servizio per il volontariato, il Forum del Terzo settore manca un luogo di confronto dedicato al volontariato. Tale spazio aiuterebbe il volontariato a mettere a fuoco i “vuoti” e organizzarsi per riempirli in autonomia o in collaborazione con  le altre realtà esistenti.
In questa direzione va il progetto in corso di realizzazione nel Comune di Milano di costituzione di una Casa del Volontariato non solo futura sede di Ciessevi ma anche dell’Ufficio volontariato del Comune di Milano, della futura Scuola di formazione del volontariato, del Centro di documentazione sul Terzo settore, ad uso foresteria dei giovani provenienti da tutta Europa che vivono un’esperienza di volontariato a Milano, nonché sede di numerose associazioni cittadine. Un luogo di questo tipo renderebbe maggiormente identificabile il volontariato oltre che a se stesso anche alle istituzioni.

Quali sono le opportunità di finanziamento per il volontariato?

Le organizzazioni di volontariato si sostengono principalmente sull’apporto gratuito dei volontari e sulle entrate derivanti dalla realizzazione delle attività tipiche e proventi ex legge 266/91. Chi opera nel volontariato cerca di reperire fondi mediante il fund raising e attraverso la partecipazione a bandi. Queste strategie però costituiscono elementi critici per le organizzazioni per l’incertezza legata al loro risultato, che non consente di programmare interventi di lungo periodo. Annualmente la Regione Lombardia mediante il Bando Volontariato stanzia risorse economiche che sebbene sono confermate nell’importo complessivo pari a 3 milioni di euro nel passaggio dal 2011 al 2012, non lo sono se lette in relazione al numero crescente di organizzazioni iscritte a registro potenzialmente tutte in gara per l’aggiudicazione.
Nel 2012 non sono comunque mancate le opportunità di finanziamento dedicate al volontariato.  Ne sono un esempio il Bando Volontariato gestito da CSVnet Lombardia, Comitato di Gestione del Fondo Speciale per il Volontariato in Lombardia e Fondazione Cariplo e il Bando volontariato della Regione Lombardia (BURL n. 22  serie ordinaria del 31 maggio 2012). Gli importi per progetto finanziato non sono di quelli che cambiano le sorti di una organizzazione, ma costituiscono una boccata di ossigeno per chi si aggiudica il bando e una occasione per le tutte le organizzazioni che vi partecipano di ragionare su possibili progettualità diverse dai servizi ordinari. Ciò che caratterizza questi 2 bandi è di rivolgersi ad un’ampia platea di OdV, anche le più piccole che difficilmente hanno al loro interno le risorse e la capacità di progettazione per attingere a fonti di finanziamento più cospicue ma per loro più difficilmente accessibili (es. bandi europei, bandi nazionali, bandi di fondazioni bancarie, etc.).
Per chi fa policy sul territorio il sistema dei bandi serve sia per sostenere economicamente il volontariato sia per  orientare la sua attività, innescare processi e promuovere nuove formule per intervenire. Ne sono un esempio i due bandi citati che richiedono specificamente alle organizzazioni di volontariato di coordinarsi tra di loro realizzando progetti in rete, al fine di limitare il sovrapporsi di stessi interventi e fare sì che il volontariato impari a fare un uso più razionale delle risorse progettando interventi complementari.

Qual è il ruolo del volontariato nel welfare locale?

Annoso è il dibattito sul ruolo del volontariato nell’ambito delle politiche sociali. Le organizzazioni di volontariato nascono per iniziativa spontanea di uno o più cittadini che a fronte di un bisogno si mettono insieme per dargli risposta e trovare delle soluzioni. Per fare ciò le organizzazioni di volontariato realizzano attività e servizi di utilità sociale che spesso sopperiscono all’assenza dello Stato. Da parte delle istituzioni e dei programmatori, però, il ruolo che viene riconosciuto loro è principalmente di carattere consultivo, di rilevazione dei bisogni. Si pensi al coinvolgimento delle volontariato nella programmazione zonale, che non sempre valorizza la capacità di chi fa volontariato di inventarsi soluzioni nuove. Nonostante l’impronta sussidiaria delle politiche sociali dichiarata dalla amministrazione regionale, il coinvolgimento del non profit appare ancora limitato nella fase di programmazione degli interventi. Le domande che si ci pone sono: se sia possibile riconoscere al volontariato un ruolo diverso? Quale contributo le istituzioni richiedono al volontariato? Al volontariato interessa contribuire alla co-progettazione degli interventi e fino a che punto è disposto ad attrezzarsi per farlo?

In quale rapporto sono la crisi e il  volontariato?

Due sono le questioni che principalmente si pongono nella situazione economica contingente. Quali sono i contraccolpi della crisi sul volontariato? Quale è  il contributo che può offrire il volontariato in tempi di crisi? La ricerca di finanziamenti per le organizzazioni di volontariato si fa più urgente in un momento di crisi come quello attuale che vede l’arretramento del finanziamento pubblico e, come rilevato recentemente dall’Istituto Nazionale delle Donazioni, una diminuzione delle donazioni da parte di aziende e delle persone. Nel quadro socio economico attuale le organizzazioni sono chiamate ad attrezzarsi diversamente da quanto fatto sino ad ora. Vanno ricercate  nuove fonti di finanziamento e nuove formule di intervento che rispondano ad una domanda di assistenza crescente anche da parte di una fetta della popolazione che, sino a ieri, era in grado di badare a se stessa e che stenta ad ammettere la propria condizione di bisogno. D’altro canto la crisi potrebbe, a sorpresa, portare nuove risorse umane al sociale per una maggiore disponibilità di tempo da parte delle persone che purtroppo fuoriescono dal mercato del lavoro. Queste persone potrebbero rivelarsi risorsa particolarmente preziosa per il sociale in particolare per la messa in campo delle loro professionalità.