Gabriele Albertini e il futuro del welfare sociale lombardo

A seguito dell'incontro "Quale futuro per il welfare sociale lombardo?" proponiamo una sintesi delle risposte di ogni candidato alle 12 domande sul welfare sociale in Lombardia. Le schede presentate sono frutto di un’elaborazione della redazione. Per le dichiarazioni complete è disponibile il video integrale dell’evento diviso in sezioni tematiche.

A cura di

19 febbraio 2013

Letture, proposte e priorità per il welfare sociale in Lombardia di Gabriele Albertini, candidato per Movimento Lombardia Civica, Udc, Fli e Italia Futura

1. Quale futuro immagina per il welfare sociale in lombardia ?
Il riferimento è l’articolo 3 della costituzione: “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono lo sviluppo della persona umana”.
Le priorità:
> incentivare il contributo del terzo settore per allargare la copertura territoriale evitando situazioni di monopolio negli affidamenti;
> incentivare la regia pubblica;
> rafforzare e monitorare la qualità dell’offerta;
> evitare la dispersione di risorse;
> mantenere i voucher sociali per consentire una scelta e sviluppare competitività tra le strutture pubbliche e private;
> sostenere un aumento della spesa pubblica non attraverso l’incremento delle tasse, ma migliorando l’efficienza del sistema.

 

2. Quale è il suo impegno di spesa per il welfare sociale?
È importante che questo bilancio rimanga quello che è o meglio cresca, se non nella quantità almeno nella qualità perché i bisogni sono crescenti e le risorse non si sono sviluppate altrettanto.
Occorre integrare le politiche per la famiglia con quelle della casa e per il lavoro.
Razionalizzare l’organizzazione nell’uso delle risorse vuole dire spendere meglio, non spendere meno.
Sanità e famiglia sono da unificare o perlomeno da coordinare: il problema sanitario e il problema sociale sono spesso contigui e al centro c’è la persona che va considerata nella sua interezza (per esempio, nelle graduatorie per l’assegnazione di case popolari, viene considerato “reddito” l’indennità di accompagnamento per cui persone che hanno già un problema sono penalizzate nell’utilizzo di altre risorse pubbliche come la casa popolare).
Erogare fondi, ma accompagnare chi se ne deve servire, anche con delle consulenze specifiche per essere agevolati nell’utilizzo delle risorse a disposizione. Quindi, punto unico per la connessione tra i vari servizi (Asl, servizi sociali, consultori…) per accompagnare con criteri personalizzati la persona, la sua situazione familiare, sanitaria, sociale.
Efficienza è solidarietà perché ciò che recuperiamo con un utilizzo più efficiente e organizzato delle risorse diventa un risparmio e accresce la qualità dei servizi.

 

3. Le priorità per gli anziani non autosufficienti
È necessario introdurre un cambio di prospettiva perché non c’è solo l’anziano non autosufficiente per la sua condizione fisica, ma anche l’anziano non autosufficiente per la sua dimensione relazionale: un fenomeno tipico del nostro territorio è l’anziano solo con badante sola.
I costi delle strutture sono elevati, occorre prevedere forme di sussidiarietà per sostenere questa non sufficienza relazionale. E il problema è più grave nelle grandi città. Bisogna attivare le risorse per questa domiciliarità protetta: lasciare gli anziani a casa, ma senza abbandonarli alla loro solitudine.

 

4. Quale è la sua posizione rispetto al ruolo del terzo settore? Sia come soggetto della programmazione delle politiche sia come gestore della rete dei servizi e interventi di welfare sociale di qualità.
Il terzo settore collabora non solo nella gestione, ma anche nella definizione delle linee guida.
Un nostro progetto riguarda il registro delle lobby per tutti i settori e proponiamo che questa formula possa estendersi anche al terzo settore: un controllo sui servizi, un accreditamento rigoroso che dovrà essere allargato, ma anche qualificato perché la funzione che esercita il terzo settore è molto delicata. È una funzione che possono fare bene anche i privati, però occorre che la regia sia pubblica anche per rendere l’offerta del terzo settore funzionale agli obiettivi di servizio ai cittadini.
D’accordo sulla riduzione dell’Irap sui contratti di lavoro del terzo settore.
È un valore per la società che l’energia lavorativa recuperata per le persone con disabilità sia adeguatamente valorizzata.

 

5. Quale è la sua posizione sul rapporto tra Asl e Comuni?
Siamo in discontinuità con il centralismo regionale che non condividiamo. Proponiamo un cambiamento della separazione strutturale tra Comuni e Asl, anche in ottemperanza ad esperienze internazionali e alle esigenze della spending review, per spendere meglio e non necessariamente per spendere meno.
Asl e Comuni dovrebbero integrarsi e rispondere alle esigenze della società, piuttosto che procedere secondo una rigida distinzione di ruoli che risulta essere molto burocratica nel senso etimologico del termine, forza dell’ufficio ma non bisogni della comunità.

 

6. Le priorità per le persone con disabilità
La nostra priorità non è una, ma sono tutte: può sembrare un paradosso, ma puntiamo sulla revisione della certificazione di disabilità. La convenzione ONU non elenca solo i diritti, ma indica anche le condizioni di esigibilità dei diritti e tra questi è indicato il cambiamento di focus da un assetto solo medico e diagnostico a un complesso più ampio per cui dobbiamo parlare non di “disabili”, ma di “persone con disabilita’”. È il contesto biopsicosociale, è l’ambiente in cui la persona con disabilità vive, che deve essere considerato: le barriere architettoniche, i trasporti, la casa, il lavoro. La Regione deve facilitare tutto questo ambito di possibilità. Le persone con disabilità non sono una categoria sociale, sono dei cittadini che hanno delle esigenze particolari e la nostra non deve e non vuole essere una visione caritatevole, ma una visione di giustizia.
Vogliamo colmare il divario tra lo sviluppo della tecnologia e la disponibilità di tecnologie per le persone con disabilità.

 

7. Quale è la sua posizione rispetto al presidio del percorso nei servizi di utenti e famiglie?
Hegel teorizzava la triade di tesi, antitesi, sintesi: tesi è il dirigismo, il “tutto pianificato e tutto organizzato”, antitesi è il tutto libero, il “fate come volete”. Sintesi è il nostro progetto, è un sistema integrato con un punto unico di accesso in cui i cittadini conservano il diritto di scegliere dove muoversi e con chi andare, ma c’è un controllo di qualità da parte del pubblico, una regia che deve essere potenziata.
Prevediamo anche l’istituzione di una sorta di “disability manager” che all’interno di un percorso organizzato, aiuti l’utenza ad individuare il suo percorso con omogeneità rispetto ai suoi bisogni come persona e non ai bisogni della categoria astrattamente intesa.

 

8. Intende ricorrere al voucher nel welfare sociale?
La libertà di scelta va bene, ma non deve tradursi in abbandono: dai un assegno e poi le persone sono abbandonato al loro destino. Spesso le persone non sono nella condizione di conoscere l’insieme dell’offerta e vanno aiutate ad utilizzare al meglio le risorse. Va bene che il voucher sia sviluppato e mantenuto per garantire la libertà di scelta, ma deve essere assolutamente integrato con un controllo sulla qualità dei servizi, con un monitoraggio e soprattutto con una consulenza finalizzata a individuare il servizio più appropriato e più adeguato alle esigenze della singola persona e della famiglia.

 

9. Intendete intervenire in materia di rette?
In una offerta variegata quale quella che il mercato offre, le rette sono una opportunità, ma il sociale deve intervenire per consentire a chi non ha la possibilità di accesso all’offerta, di essere aiutato in proporzione al proprio reddito.
La condizione ottimale sarebbe coinvolgere la famiglia, che è il nucleo fondante della società, verificando se c’è una effettiva capacità di intervento.

 

10. Le priorità nel contrasto alla povertà
Le opportunità di lavoro sono la risposta migliore per contenere il disagio sociale e ridurre la povertà, quindi tutto ciò che può favorire l’occupazione è la risposta: riduzione dell’Irap per le imprese che assumono giovani, donne e over 50, per chi investe in formazione, sperimentazione di nuovi modelli di ingresso nel mondo del lavoro per i giovani attraverso contratti decentrati che vedano l’accordo di aziende e organizzazioni sindacali, dote lavoro e rafforzamento del credito attraverso le garanzie collettive dei fidi, soprattutto rivolte alle piccole e medie aziende e in tutti i settori (commercio, artigianato, agricoltura, industria), anche attraverso l’impiego di fondi regionali per favorire queste garanzie collettive.

 

11. Le priorità per minori e famiglie
Il nostro investimento sulla famiglia è soprattutto verso le famiglie numerose e con criticità, attraverso un potenziamento del servizio sociale, una cellula straordinaria della nostra comunità. A fronte di minori, disabili, anziani, il bisogno delle famiglie cresce e quindi bisogna sviluppare tutta la tutela possibile attraverso rapporti collaborativi con i servizi sociali.

 

12. Che cosa differenzia le sue proposte da quelle degli altri candidati?
Io affermo le nostre peculiarità, le differenze le troverà chi ci ascolta.
Siamo per una conoscenza approfondita e trasparente dei diritti, dei diritti soprattutto delle persone disabili o dei poveri, ma vogliamo (e questo è l’assetto pragmatico su cui vogliamo intervenire) lavorare per rendere veramente operativi i diritti, declinandoli nel concreto: riduzione Irap per i contratti di lavoro nel terzo settore, punto unico di accesso per il welfare e in termini organizzativi, integrazione degli assessorati alla sanità e ai servizi, anche prevedendo, in alcuni casi, una commistione delle spese della sanità e del sociale, è necessario un riequilibrio per armonizzare le risorse.


Scarica in PDF