Ripartono le sperimentazioni del Fattore Famiglia Lombardo

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22 marzo 2013

Dopo una fase di stallo, ripartono le sperimentazioni del FFL, come previsto dalla DGR IX/4223 del 25 ottobre 2012. Da qui a luglio 2013, scadenza prevista per la chiusura delle sperimentazioni, molti sono i punti di attenzione e di criticità per i processi di implementazioni delle sperimentazioni.

 

Mentre a livello nazionale si è disusso di una possibile revisione dell’ISEE finalizzata a limitare l’eccessiva discrezionalità nell’accesso alle prestazioni sociali e nei metodi di calcolo della situazione economica degli aventi diritto, a garanzia di una maggior equità redistributiva, a livello regionale lombardo la scorsa Giunta ha avviato la sperimentazione del FFL, il nuovo indicatore di misurazione della situazione economica dei cittadini e delle famiglie, al fine di verificarne gli impatti e i benefici attesi sia in termini di sostegno alle famiglie con alti carichi assistenziali, sia in termini di compartecipazione al costo dei servizi.

 

Le sperimentazioni, previste in 15 Comuni di piccole e medie dimensioni, dopo una fase di stallo, sono finalmente in fase di avvio. Il termine previsto per la chiusura delle sperimentazioni è luglio 2013.

 

Abbiamo cercato di capire, alla luce dei tempi molto stretti disponibili per la sperimentazione, quali dovranno essere, a detta degli addetti ai lavori, i principali punti di attenzione e di criticità tanto per la fase di implementazione quanto di valutazione.

 

Ci impegniamo anche, a fine sperimentazione, a riaprire un confronto con i Comuni coinvolti nella sperimentazione per raccogliere riflessioni e valutazioni nel merito delle questioni che di seguito proponiamo.

 

L’informazione della cittadinanza potenzialmente coinvolta nella sperimentazione

Il primo step che vedrà impegnati i Comuni sarà la predisposizione di una campagna di comunicazione sostenibile ed efficace attraverso cui presentare la sperimentazione e le sue finalità a tutti i cittadini potenzialmente interessati per convincerli ad aderire alla sperimentazione e per produrre i dati e la documentazione necessari.

 

Le strategie comunicative fino ad oggi ipotizzate sono diverse:

 

  • lettera informativa a tutte le famiglie potenzialmente coinvolte nella sperimentazione;
  • campagna comunicativa estesa e diffusa a tutta la cittadinanza a cura del Comune (stampa locale, sito del Comune);
  • comunicazione specifica e personalizzata nel momento in cui i cittadini prendono appuntamento per la compilazione dell’ISEE;
  • comunicazione estemporanea al momento del primo contatto del cittadino con gli Uffici preposti alla compilazione dell’ISEE;

 

La criticità che emerge rispetto alle modalità di comunicazione della sperimentazione è relativa alla quantità di ore che i Comuni dovranno prevedere per questa prima azione di sensibilizzazione, a fronte di una non certa e scontata adesione: per informare ogni cittadino potenzialmente coinvolgibile nella sperimentazione, atto dovuto e necessario, gli operatori dei Comuni o dei CAF dovranno prevedere un tempo specifico ad personam con un impiego di ore lavoro difficilmente sostenibile e, non ultimo, senza avere la certezza che il tempo impiegato produrrà, come effetto di ritorno, l’adesione alla sperimentazione…

 

 

Il carattere volontario dell’adesione

Per il cittadino, la partecipazione alla sperimentazione sarà volontaria e costituirà un onere aggiuntivo rispetto all’impegno (tempo e documentazione) necessari per la compilazione dell’ISEE.

 

Al cittadino che già si presenta agli uffici per la compilazione dell’ISEE, verranno richiesti dati e informazioni aggiuntive, verrà richiesto di produrre una documentazione supplementare e verrà richiesto, con molta probabilità, di ripresentarsi almeno una volta agli uffici competenti, con un evidente sovraccarico rispetto alla procedura per la compilazione dell’ISEE. A fronte di questa richiesta di impegno e tempo non è prevista nessuna forma di incentivo o di beneficio.

 

Come agganciare i cittadini? Come convincerli dell’utilità della sperimentazione? Quali benefici è possibile rendere visibili ai cittadini?

 

Questo è un problema da più parti segnalato come cruciale, a fronte anche del fatto che, spesso, le persone che si presentano presso gli uffici per la compilazione del modello ISEE, sono persone portatrici di problemi e disagi importanti, propri o dei familiari.

Sarà possibile, per alcune unità d’offerta e a fronte dell’autonomia tariffaria dei Comuni, prevedere, attraverso una reale applicazione del FFL, e non solo a fini sperimentali e statistici, un reale beneficio per i l cittadino coinvolto?

 

Il rischio reale è che le persone, a fronte di molti oneri e pochi benefici, scelgano di non aderire volontariamente alla sperimentazione inficiandone, di fatto, il carattere sperimentale.

 

Sperimentazione: proposta diffusa o graduale e “selezionata”?

Un altro aspetto non secondario che i Comuni stanno affrontando riguarda la scelta tra l’opzione di proporre la sperimentazione in modo diffuso e indistinto a tutti i cittadini potenzialmente coinvolti (e per tutte le unità d’offerta previste dalla sperimentazione) e l’opzione, differente, di proporre la sperimentazione in modo graduale, inizialmente solo ad alcuni gruppi di utenza e solo per alcune unità d’offerta.

 

Alcuni Comuni proporranno a tappeto la sperimentazione a tutti i cittadini che usufruiscono di tutte le unità d’offerta con i requisiti previsti dalla sperimentazione, con un investimento di tempo e risorse da parte degli operatori dei Comuni davvero ingente (e sostenibile?).

 

Altri Comuni hanno cercato di individuare dei criteri per la scelta del target con cui partire che tenessero conto di alcuni vincoli ed esigenze degli stessi Comuni e di alcune scadenze nell’organizzazione dei servizi. Per esempio, approfittare delle iscrizioni agli asili nido e degli appuntamenti che le famiglie devono prendere per formalizzare l’iscrizione fa sì che la proposta di adesione alla sperimentazione non avvenga in modo del tutto decontestualizzato, ma sia connessa a un momento specifico e già programmato di interfaccia tra cittadini e Amministrazione, con un evidente contenimento di tempi e risorse aggiuntive.

 

La sostenibilità della sperimentazione per i Comuni

Il problema della sostenibilità, per i Comuni, del processo di avvio e realizzazione della sperimentazione è un altro aspetto verso cui prestare attenzione. I Comuni dovranno impiegare risorse umane, tecnologiche e materiali e dovranno inevitabilmente riorganizzare i processi di lavoro degli uffici coinvolti: c’è in gioco una, seppur temporanea, ristrutturazione di competenze e organizzazione del lavoro degli uffici preposti.

I Comuni sono chiamati a pensare e implementare modalità di aggancio e modalità di applicazione del FFL che siano compatibili con i requisiti della sperimentazione, con le esigenze e le risorse organizzative interne dei Comuni e con le fatiche dell’utenza.

 

Sarà necessario prevedere alcuni incentivi per il personale dei Comuni coinvolto nelle sperimentazioni? E quali sono oggi, gli incentivi che il Comune riesce realisticamente a riconoscere e prevedere? Formazione interna? Incentivi economici?

 

Due ultimi aspetti sembrano intervenire nel determinare il carattere di maggior o minor efficacia della sperimentazione: il grado di integrazione tra la sperimentazione e altre misure o sperimentazioni già avviate dai singoli Comuni in materia di strumenti per la misurazione della situazione economica dei cittadini e delle famiglie e la contestualizzazione della sperimentazione nel più ampio dibattito sulla compartecipazione delle famiglie e dell’utenza alla spesa sociale e socio sanitaria.

 

Integrazione tra la sperimentazione e le misure o le sperimentazioni già avviate dai singoli Comuni

Alcuni Comuni, per delle specifiche unità d’offerta, hanno scelto di non utilizzare l’ISEE, ma di utilizzare uno strumento simile ma riparametrato a livello comunale. In questi territori, la sperimentazione del FFL si inserisce in un contesto che ha già avviato delle analisi, delle valutazioni di merito e un utilizzo di specifici strumenti e forme per la misurazione della situazione economica dell’utenza. In questi Comuni il FFL diventa quindi un'occasione in più, importante per verificare quanto fatto e per comprendere quale può essere lo strumento più efficace tra quelli già sperimentati e il FFL e quali variabili intervengono nell’utilizzo di uno o dell’altro strumento.

 

La compartecipazione delle famiglie alla spesa

Oltre allo specifico processo di sperimentazione (informazione dei cittadini, visibilizzazione del beneficio, sostenibilità per i Comuni, step per l’aggancio dei cittadini, reperimento info e documentazione dei cittadini…), la sperimentazione del FFL si inserisce nel ben più ampio dibattito sulla compartecipazione alla spesa sociale e socio sanitaria e sullo stato di emergenza economica e finanziaria di molti Comuni. Da un lato, si auspica che la sperimentazione del FFL possa dare indicazioni utili e validate sull’efficacia dello strumento. Dall’altro lato, il timore diffuso è che un investimento di questo tipo possa risultare un “esercizio di stile” a fronte di una situazione emergenziale in cui il problema non è la definizione, seppur accurata, di uno strumento di misurazione della situazione economica dei cittadini e delle famiglie, ma il reperimento delle risorse e l’erogazione di servizi minimi essenziali.


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