Il problema

La crisi economica ed occupazionale ha reso il lavoro sempre più provvisorio e incerto ed il mercato del lavoro sempre più competitivo. Questo quadro ha introdotto un ulteriore elemento di selezione ed esclusione per  le persone più fragili, in particolare coloro che faticano già ad avere accesso al Mondo  del Lavoro.

Dati/evidenze quali-quantitativi che descrivono il problema

Gli elementi che concorrono a determinare l’esclusione socio-lavorativa dipendono sicuramente dal genere, il reddito, l’età, il livello di istruzione, la recente immigrazione dal sud d’Italia o da paesi esteri, ma ciò che maggiormente caratterizza tali situazioni è il senso di isolamento, la difficoltà a leggere le risorse del tessuto sociale in cui si è inseriti e soprattutto l’incapacità di costruire autonomamente un proprio progetto professionale rispetto ai nuovi scenari del mercato del lavoro, caratterizzato dalla parcellizzazione e dalla precarietà.

La proposta

La proposta è lo sviluppo e la diffusione di percorsi  integrati di accoglienza, orientamento, formazione e accompagnamento al primo inserimento lavorativo rivolti ai soggetti vulnerabili, nell’ottica di promuovere un processo autodeterminato in grado di mantenere e sviluppare nel tempo i risultati raggiunti. In questo senso risulta centrale il concetto di orientamento-accompagnamento che da una parte consente la valorizzazione delle abilità rispetto ai limiti del soggetto, e dall’altra permette di contemperare le esigenze e i bisogni del singolo con le esigenze ascrivibili al contesto specifico del mercato del lavoro.
Accanto a questi percorsi, l’attivazione di servizi e di politiche di supporto, lo sviluppo di reti sociali e comunitarie e la promozione di una cultura aziendale che sappia conciliare i tempi produttivi con i tempi della persona appaiono fattori determinanti per assicurare il successo e la tenuta nel tempo di percorsi di integrazione lavorativa rivolti ai soggetti deboli.

Link alla proposta

  1. Per la seconda fase del Fondo Famiglia Lavoro della Diocesi di Milano  si è deciso di assumere il tema della formazione, intesa in senso ampio, quale elemento strategico per favorire il reinserimento nel sistema economico di persone espulse dai processi produttivi. Il punto di forza è dato dalla collaborazione tra gli operatori dei Distretti del Fondo (che vedono l’integrazione tra le competenze sociali dei  Centri di Ascolto Caritas e le competenze sul lavoro di ACLI) che si occupano di conoscere la persona, costruire assieme un percorso possibile ed accompagnarla, il sistema della formazione che rende disponibile un’ offerta formativa ma anche di orientamento e di tirocinio e il sistema preposto ai matching istituzionali (centri per l’impiego, agenzie di somministrazione, sindacati, ma anche sistema delle imprese locali) per una conoscenza del sistema economico e per l’orientamento finalizzato dei percorsi di accompagnamento.
  1. La Fondazione S. Carlo promossa dalla Caritas Ambrosiana, in quanto ente accreditato dalla Regione Lombardia, già opera in una logica di integrazione, molto simile alla precedente e finalizzata alle fasce deboli (rifugiati, donne della tratta, rom, senza dimora, etc). I risultati anche in termini di sbocco occupazionale delle persone prese in carico sono molto interessanti, soprattutto considerando i profili particolarmente problematici delle persone coinvolte. Purtroppo un intervento di qualità esige tempo e risorse che sempre più stanno venendo a mancare. Nessuna misura pubblica infatti è oggi finalizzata all’area della inoccupazione.

Le buone ragioni a sostegno della proposta

I principali fattori di esclusione dal mercato del lavoro per le persone vulnerabili sono legati alla difficoltà ad accettare ed affrontare i cambiamenti, a fratture/traumi nelle storie di vita individuali, a profili professionali con scarse competenze o capacità ormai desuete, ad una conoscenza insufficiente del contesto di riferimento. L’approccio al tema dell’integrazione lavorativa deve proporsi prioritariamente di trasferire, sviluppare, rafforzare nei soggetti interessati gli strumenti socio-culturali e le competenze tecniche e trasversali necessarie per posizionarsi adeguatamente sul mercato del lavoro: privilegiare questo aspetto significa incentrare l’attenzione sull’aspetto formativo, di orientamento e di accompagnamento piuttosto che sull’inserimento lavorativo in sé, sebbene i due scopi siano e debbano rimanere interdipendenti.