L’Assistenza Domiciliare per Minori dalla convenzione all’accreditamento

Intervista a Roberta Ambrella e Dario Ferrario, coordinatori ADM della Cooperativa Sociale Cogess e a Sabina Nanti, Responsabile Tecnico della stessa Cooperativa.

A cura di

29 aprile 2013

Quali conseguenze del passaggio all’accreditamento nei servizi di ADM? Che cosa significa pensare e tradurre il tema della libera scelta e del protagonismo delle famiglie nei servizi e negli interventi per i minori e le famiglie?

Premessa

 

Lo stato dell’arte dei servizi educativi domiciliari per minori appare oggi, su territorio regionale, molto eterogeneo e con connotazioni e forme di gestione differenti. Sebbene la Regione abbia spinto, negli anni, verso l’accreditamento e la voucherizzazione di servizi e prestazioni in diversi ambiti, questo non è avvenuto in modo importante per i servizi per minori e assistiamo oggi, a livello regionale, a modalità molto eterogenee di gestione degli stessi servizi.

 

Alcuni Ambiti hanno mantenuto, negli anni, l’affidamento dei servizi di ADM tramite bando, spesso optando per una convenzione unica con un unico ente gestore, mentre altri Ambiti hanno optato per il sistema di accreditamento, accreditando diversi Enti gestori e generando, di fatto, la co-presenza su uno stesso territorio, di diverse organizzazioni che si trovano in questo modo a “suddividersi” gli interventi, col rischio di una parcellizzazione e frammentazione del lavoro e del raccordo con i servizi.

 

Lombardiasociale.it propone una riflessione che da un lato, esplora, con il contributo della Cooperativa Cogess, gli effetti del passaggio verso l’accreditamento nella gestione dei servizi di ADM.

 

Parallelamente, proponiamo un contributo della Cooperativa il Grafo che propone il racconto di una progettualità attivata in Provincia di Milano e finalizzata a ripensare il protagonismo delle famiglie nella gestione, in regime di accreditamento, dei servizi educativi territoriali per minori.

 

Avviare una riflessione sui servizi di ADM in regime di accreditamento richiama anche la necessità di avviare una analisi più ampia tanto sui servizi di tutela in un’ottica di progettazione integrata, quanto sull’accreditamento quale strumento di regolazione del sistema dei servizi e dell’offerta a sostegno e promozione del protagonismo delle diverse tipologie di utenza.

 

Il dibattito è ampio e complesso, il contributo di seguito vuole essere l’avvio di una riflessione che ci auguriamo possa proseguire.

 

Come si caratterizzano oggi, i vostri interventi di ADM?

 

Una prima osservazione è che gli interventi di ADM oggi sono prevalentemente connessi agli Ambiti di tutela.

 

Nell’area degli interventi rivolti ai minori la dimensione preventiva appare residuale, anche perché i servizi stessi oggi faticano a occuparsi di prevenzione: “si gestisce ciò che arriva dai Tribunali”, il lavoro più a carattere preventivo non riesce ad essere preso in carico, per una esiguità di risorse professionali e organizzative.

 

Altra dimensione oggi evidente è che il lavoro di ADM è rivolto prevalentemente ai minori, malgrado dovrebbe fare del lavoro con le famiglie e i genitori una dimensione altrettanto importante e significativa: la definizione di obiettivi specifici per i genitori così come la condivisione della presa in carico educativa degli adulti presenti nel nucleo non è prassi consolidata e rimane spesso un lavoro “sottotraccia”.

 

All’interno di un contesto sempre più povero di risorse, L’ADM rischia di connotarsi come “surrogato” di altri interventi e servizi che dovrebbero intervenire a integrazione del lavoro educativo domiciliare (servizio sociale, psichiatria, servizi residenziali, scuole…).

 

Complessivamente infatti, se è vero che gli interventi di ADM hanno caratteristiche educative e pedagogiche specifiche, questi stessi interventi incrociano, negli ultimi anni, una complessità familiare che richiederebbe altri e più articolati interventi a integrazione della stessa ADM.

 

A che cosa risponde l’ADM in termini di adeguatezza del lavoro educativo?

 

Noi ci ritroviamo ad aver a che fare con situazioni sempre più difficili e compromesse, ma non necessariamente dichiarate o riconosciute come tali. Incontriamo mamme al limite della psichiatria che non trovano una continuità di risposte all’interno della rete dei servizi (anche per il turn over che oggi caratterizza i servizi), situazioni compromesse che ricadono anche su di noi che per tutelare i nostri operatori non possiamo non prenderle in carico, malgrado dovrebbero essere oggetto di lavoro di altri servizi e non possano essere solo in capo al singolo operatore che va al domicilio.

 

L’ADM viene sempre più utilizzata in sostituzione o come “ratio estrema” per tamponare l’assenza di altre risorse, di altri interventi e servizi, scaricando quindi sull’operatore che “va a casa”, che ha i contatti con la famiglie, l’emergenzialità di alcune situazioni che richiederebbero ben altri interventi, ma per i quali non ci sono le risorse.

 

Oggi è debole la presa in carico della famiglia e questa debolezza è certamente una conseguenza anche del passaggio all’accreditamento.

 

Quali cambiamenti vi sembra che il sistema di accreditamento abbia generato nei servizi di ADM?

 

L’accreditamento ha “cancellato” dal perimetro delle azioni rendicontabili (e quindi significative e riconoscibili) tutta una serie di attività anche preventive (lavori in gruppi, gestione del tempo libero…) che permettevano di realizzare interventi più articolati: l’accreditamento prevede la retribuzione solo delle attività a diretto contatto con l’utenza, mentre tutto il lavoro a latere, di contatti, di rete con altri servizi, di aggiornamento e supervisione, di coordinamento e di progettazione seppur espressamente richiesto è compreso nel modulo prestazionale, ovvero nella retribuzione del lavoro diretto dell’educatore.

 

L’accreditamento inoltre, in molte delle situazioni in cui è stato adottato, ha introdotto una rigidità estrema nelle forme di contabilizzazione e rendicontazione degli interventi e quindi, nella possibilità di regolare e modulare gli interventi: in epoca pre accreditamento, c’era un budget orario che poteva essere gestito con maggiore flessibilità a fronte di “imprevisti” e di “regolazioni” in itinere dell’intervento (assenze del minore, malattie dell’educatore, momento critico che richiede una intensificazione dell’intervento…).

 

Pensando alle ricadute sul livello organizzativo degli enti che erogano servizi di ADM, il passaggio all’accreditamento ha generato l’interruzione di ogni possibilità di programmazione e pianificazione degli interventi: possono arrivare richieste da un giorno con l’altro così come per mesi può non arrivare nessuna richiesta. Ci si accredita, in attesa che qualcosa succeda…

 

In regime di gara d’appalto e bando, invece, in fase di avvio della convenzione, per le cooperative è decisamente più chiaro quale sarà il budget a disposizione e quale sarà la quantità delle prese in carico da attivare: la possibilità di programmare e pianificare il lavoro, di organizzare le risorse umane e professionali, di coordinare il lavoro e di costruire una relazione costante ed efficace con i servizi sociali è qualitativamente più significativa.

 

Si è passati dalla gestione di un servizio all’erogazione di prestazioni, con un conseguente disagio anche delle stesse assistenti sociali che si trovano sempre più a lavorare con tante cooperative diverse che erogano singole prestazioni, con un evidente frammentazione del lavoro a scapito della costruzione di una cornice culturale e di senso del servizio stesso di ADM, delle sue procedure e buone prassi..

 

La frammentazione che l’accreditamento genera rende anche molto faticoso il lavoro di osservazione e analisi delle storie e dei bisogni delle famiglie che interagiscono con i servizi, perché la loro conoscenza è dispersa e frammentata nel lavoro e nelle relazioni di tanti educatori diversi, di tante organizzazioni diverse che intervengono gestendo frammenti di interventi…

 

Oggi, il rischio è che non si capisca neanche il senso degli interventi di ADM, è molto alto il rischio che si riducano a prestazioni ed è sempre più difficile inserirle all’interno di una visione e dimensione progettuale di ampio respiro, poiché anche le tempistiche si sono ridotte, sia in termini di frequenza settimanale che di durata complessiva del progetto. A fronte di tutto ciò, si assiste, in particolare nella realtà di Milano, a un effetto collaterale positivo dell’accreditamento che ha portato le realtà accreditate a evitare il rischio di cadere in una dinamica concorrenziale, costituendo un gruppo di lavoro[1] stabile e continuativo finalizzato alla condivisione e al confronto a partire dall’esperienza quotidiana sul territorio per arrivare alle dimensioni metodologiche e di senso.

 

Quanto il tema della libera scelta è radicato nei territori e nei servizi?

 

La libera scelta di per sé è un concetto giusto, ma non si esercita nel momento in cui io famiglia scelgo il volantino di una cooperativa piuttosto che di un’altra perché mi piace di più. Spesso le nostre famiglie non sono in grado di scegliere consapevolmente quale debba essere l’educatore giusto e il giusto intervento per loro, altrimenti non sarebbero in carico ai servizi…

 

Ma il problema non è neanche questo. Noi la libera scelta la pratichiamo da sempre perché la libera scelta si esercita nel momento in cui facciamo partecipare la famiglia al progetto e aiutiamo la famiglia ad essere consapevole che deve metterci anche del suo per arrivare a un obiettivo.

 

La parte buona della libera scelta non è quella che si chiede di esercitare oggi alle famiglie.

 

Rispetto a questi problemi l’accreditamento in linea teorica ha un senso perché postula gli enti accreditati come partners, mentre la gara d’appalto è spesso una lotteria. Però si aprono alcuni problemi: se io ente accreditato sono partner, perché non posso da subito interfacciare  la famiglia che mi sceglie? Perché il progetto educativo della famiglia che “sceglie me”, deve essere in capo al servizio sociale che definisce anche modi e tempi dell’intervento? Io ente accreditato, nella logica dell’accreditamento, devo poter valutare e decidere come declinare i tempi dell’intervento con quella famiglia, quale intervento fare e il servizio sociale mi dovrà poi valutare sui risultati. Ma tutto ciò, nel passaggio all’accreditamento, non sempre essere avvenuto.

 

Il futuro dell’accreditamento richiede, oggi più che mai, una riflessione ampia e articolata: è questo il senso del lavoro che la rete delle organizzazioni accreditate per i “servizi/interventi socio-educativi per minori, adolescenti e loro famiglie nel Comune di Milano” sta conducendo da ormai alcuni anni nell’ottica di contribuire a sviluppare una riflessione seria e competente su quali dovranno essere le forme di gestione dei servizi educativi territoriali per minori capaci da un lato, di garantire la qualità degli interventi educativi, dall’altro di promuovere un protagonismo reale delle famiglie.


 

 

 

 


[1] La rete delle organizzazioni accreditate per i “servizi/interventi socio-educativi per minori, adolescenti e loro famiglie nel comune di Milano” nasce in concomitanza con l’approvazione da parte della Giunta Comunale di Milano delle linee guida per l’accreditamento dei servizi alla persona (4 luglio 2008). Nel corso degli anni, ha attivato un importante lavoro di rete e ha avviato momenti di formazione e confronto tra gli Enti accreditati, producendo diversi documenti di analisi critica e verifica dell’accreditamento. L’ultimo documento redatto dal gruppo (vedi allegati) nel giugno 2012 è stato firmato da 22 enti accreditati.

 

 

 

 

 


Scarica in PDF