Le politiche attuate negli ultimi anni da Regione Lombardia a favore della domiciliarità si sono orientate in due direzioni principali: 1) l’istituzione dei CeAD (Centri di Assistenza Domiciliare) a fine 2009; 2) la riforma dell’ADI (assistenza domiciliare integrata) a partire dal 2011.
Gli articoli che presentiamo in questa raccolta costituiscono una selezione ragionata dei diversi materiali pubblicati da LombardiaSociale.it  in materia.  La scelta è caduta sui pezzi ritenuti  più utili e rilevanti per la comprensione globale dell’argomento trattato; l’intera produzione è reperibile su questo sito  nelle aree tematiche  “anziani” e “disabilità”.
Il Vademecum è diviso in due parti: la prima riguarda i CeAD mentre la seconda, più ampia in quanto il tema ha goduto di maggior attenzione e di una più intensa attività di regolamentazione da parte della Regione, si concentra sulla riforma ADI.

I CeAD

I CeAD sono stati introdotti da Regione Lombardia a conclusione della precedente legislatura (DGR 10759 del dicembre 2009) con l’obiettivo di coordinare l’utilizzo di tutte le risorse e gli interventi socio-sanitari e sociali in ambito domiciliare a favore delle persone fragili.
LombardiaSociale.it ha iniziato l’analisi presentandone i dati attuativi. In seguito, avvalendosi delle informazioni disponibili (di fonte soprattutto sindacale), si è interrogata sull’attuazione e sulla diffusione del nuovo servizio.  Quest’analisi ha portato alla luce alcuni elementi che hanno suscitato perplessità, riguardanti in particolare la scarsità o mancanza di dati regionali aggiornati e la ridotta conoscenza e visibilità dei Centri. LombardiaSociale.it ha cercato pertanto di capirne di più, anche grazie alle testimonianze di due testimoni privilegiati, la Responsabile dell’UO Cure Domiciliari di un’ASL e il Segretario Aggiunto della FNP/CISL, sindacato che ha monitorato con puntualità l’attuazione dei CeAD.
I diversi approfondimenti hanno messo in rilievo che i CeAD, prima prefigurazione regionale di Punto Unico di Accesso, sono stati attivati solo in minima parte e a “macchia di leopardo”. Inoltre,  l’attenzione del legislatore nell’arco di poco più di un anno sembra essersi spostata verso altri aspetti di policy e altre sperimentazioni. La conclusione è che il CeAD appare  avviato verso il tramonto senza mai essere decollato del tutto.
L’articolo Che fine hanno fatto i CeAD” riporta i dati disponibili dopo oltre due anni dall’avvio del servizio, basati in prevalenza sul monitoraggio condotto da FNP/Cisl, e cerca di analizzarne  l’effettivo stato di attuazione nel territorio regionale.
L’articolo Cead: tiriamo le somme, che esamina come il dettato legislativo sia stato recepito nelle esperienze territoriali, rileva un’estrema eterogeneità nell’attivazione dei Centri,  nella struttura organizzativa e  negli interventi garantiti.  Varie sono le criticità emerse, sia nei territori che li hanno istituiti sia in quelli che hanno scelto di non farlo. Mancano inoltre connessioni chiare e precise tra i precedenti indirizzi regionali sui CeAD e il loro ruolo nelle sperimentazioni sopraggiunte in seguito, a cominciare da quella dell’ADI.

La riforma ADI

Con la DGR n. IX/1746 del 18 maggio 2011 “Determinazione in ordine alla qualificazione della rete dell’assistenza domiciliare in attuazione del PSSR 2010-2014” Regione Lombardia esplicita l’intenzione di operare una riforma complessiva degli interventi a sostegno della domiciliarità. Le nuove politiche di welfare, da realizzare in armonia con quanto stabilito dai provvedimenti della programmazione regionale, richiedono – tra le altre cose –  un ribaltamento della logica d’intervento a favore delle persone fragili ed uno spostamento di attenzione dall’offerta alla domanda.
Per la traduzione operativa degli obiettivi stabiliti dalla riforma vengono individuate alcune azioni sperimentali, tese al superamento del modello erogativo dell’ADI stabilito con la DGR 12902/03.  Il processo prende il via con la sperimentazione in 6 ASL lombarde di nuovi  strumenti di valutazione, di nuovi profili assistenziali e di un diverso modello di presa in carico.
L’excursus di LombardiaSociale.it sull’ADI inizia con le sintesi esplicative dei provvedimenti regionali e con il commento di esperti sulle  prospettive aperte dalla riforma. Prosegue con  l’esposizione dei dati di fonte regionale riferiti alle 6 ASL pilota e con l’esame della fotografia che ne scaturisce. Vengono proposte anche analisi tecniche sugli strumenti utilizzati, in particolare riguardo alla scheda FIM.
Con la prosecuzione  e l’estensione della sperimentazione a tutto il territorio regionale, LombardiaSociale.it amplia lo sguardo alle realtà territoriali e ai diversi soggetti a vario titolo coinvolti nel complesso processo di riforma. Vengono esaminati aspetti critici e difficoltà riportate dagli operatori pubblici impegnati sul fronte. Viene indagata l’interazione tra ASL e Comuni. Per mettere ulteriormente in luce le implicazioni connesse alla riforma, vengono raccolte le testimonianze di due gestori accreditati per il servizio ADI.
I vari tasselli messi in fila disegnano un quadro caratterizzato da grande incertezza, eterogeneità territoriale e scarsa integrazione tra i diversi attori coinvolti nella riforma. Le riflessioni illustrate nel corso di questi mesi sembrano ancora attuali. E’ infatti probabile che la Regione possa apportare ulteriori correttivi alla riforma, ancora in fase di sperimentazione.

L’articolo “Sperimentazione ADI: estensione a tutto il territorio lombardo” sintetizza le indicazioni successive alla prima fase di sperimentazione, mediante le quali la Regione ne stabilisce l’estensione  a tutti i distretti delle ASL lombarde.
L’articolo “Riforma ADI: prime riflessioni dopo l’estensione della sperimentazione” riporta alcune considerazioni conseguenti ai contatti con diversi operatori che stanno sperimentando gli strumenti previsti dalla riforma, emerse nel corso di iniziative di formazione organizzate dall’ASL. Si toccano sia questioni di sistema (i principi, i modelli), sia aspetti più tecnici e specifici ( Equipe di Valutazione Multiprofessionale, scheda FIM, triage).
L’articolo “L’ADI: l’interazione tra ASL e Comuni” esamina il coinvolgimento degli operatori comunali nella riforma. In mancanza di modelli comuni di interazione, le forme di collaborazione messe in atto da ASL e Comuni sono le più svariate. Infatti, nonostante la normativa preveda la partecipazione degli AA.SS comunali alle équipe valutative, ogni ASL è chiamata ad individuare le modalità ritenute più adeguate in base all’organizzazione territoriale già esistente. Ciò non fa che accrescere le grandi differenze ed eterogeneità già presenti in Lombardia.
Gli articoli “Dalla teoria alla pratica: la testimonianza di un gestore dopo la riforma ADI” e “Dalla teoria alla pratica/2: la testimonianza di un secondo gestore sulla riforma ADI riportano le interviste svolte a due erogatori accreditati, diversi per dimensioni e tipologia di organizzazione. I gestori esprimono punti di vista differenti ed evidenziano problemi diversi. Su alcuni nodi cruciali, tuttavia, il loro parere converge. Dal materiale proposto sembra che, in generale, nei territori non sia ancora stata compiuta una complessiva traduzione pratica dei principi enunciati nella teoria.