Verso un nuovo provvedimento in favore delle persone con disabilità gravissime

La comunicazione dell’Assessore Cantù in relazione al Fondo Non Autosufficienza 2013

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24 settembre 2013

Con la DGR 590 la Giunta regionale prende atto e sostiene le intenzioni dell’Assessore Cantù di introdurre sostanziali modifiche rispetto al passato nel sostegno alla domiciliarietà delle persone con disabilità gravissime, utilizzando le risorse provenienti dal Fondo per la Non Autosufficienza nazionale.

 

La DGR 590 viene approvata il 2 agosto all’interno di una seduta della Giunta Regionale particolarmente prolifica. Si tratta, in realtà di una semplice comunicazione, attraverso la quale l’Assessore alla Famiglia Cantù presenta come intende promuovere “Interventi a favore delle persone con gravissime disabilità, per la loro permanenza a domicilio” ottenendo il sostegno della Giunta Regionale. Una comunicazione sufficientemente dettagliata per disegnare importanti e significative novità rispetto ai provvedimenti analoghi intrapresi nella precedente legislatura.  Novità che riguardano l’allargamento della platea dei beneficiari, l’attivazione di servizi per la valutazione del bisogno e per la stesura di progetti individuali integrati ed infine del coinvolgimento attivo di Comuni ed Associazioni prima dell’approvazione degli atti applicativi.

Il riferimento al passato riguarda quella serie di delibere che la Regione Lombardia ha assunto a partire dal 2008 che hanno avuto come principali beneficiari prima le persone affette da SLA e da altre malattie del motoneurone (si veda l'articolo precedente).

Di questi provvedimenti la DGR 590 ripercorre solo la storia recente.  Viene messo in evidenza come di questa ultima tranche di finanziamento, erogata con due distinte delibere nel 2012, abbiamo beneficiato nel complesso 980 persone che hanno ricevuto un contributo mensile oscillante tra i 500 ed i 2500 €, a seconda delle loro condizioni. La ricognizione regionale ha messo in evidenza come il bisogno reale fosse maggiore di quello stimato, generando qualche difficoltà alle Asl a far fronte alle richieste.

Per il prossimo futuro la DG Famiglia intende introdurre, anche nell’uso di queste risorse, gli orientamenti generali annunciati nel PRS e nella delibera 116, ovvero la necessità di una presa in carico integrata della persona finalizzata alla ricomposizione della spesa sociale, sociosanitaria e sanitaria alla realizzazione del progetto di vita delle persone. Una scelta che si intende perseguire “riorientando, quando necessario le politiche regionali”

I fondi complessivamente a disposizione per la Lombardia sono 41.552.500. Di questi il 65% verranno assegnati direttamente ai Piani di zona per interventi diretti alla più ampia platea delle persone non autosufficienti”. Questa delibera illustra quindi come saranno utilizzati i  14.543.375 € destinati alle persone con disabilità gravissima, che potranno comunque essere integrati da ulteriori fondi provenienti dalla gestione ASSI del fondo sanitario.

 

Le novità

La prima novità riguarda l’allargamento della platea dei potenziali beneficiari che, in coerenza con le indicazioni statali, diventano tutte le persone con disabilità gravissima, così come definite dal Decreto del Ministero del Lavoro che ripartisce il FNA: “persone in condizione di dipendenza vitale che necessitano, al domicilio, di assistenza continuativa nelle 24 ore (es. gravi patologie cronico degenerative non reversibili, ivi inclusa  la sclerosi laterale amiotrofica, gravi demenze, gravissime  disabilità psichiche multi patologiche, gravi cerebro lesioni, stati vegetativi, etc.), che rappresenta da un lato un allargamento potenziale dei beneficiari ma soprattutto il superamento di un approccio sanitario che a parità di condizioni di vita, favoriva o meno una persona a seconda dell’eziologia della sua menomazione.

Le novità non finiscono qui. Si prevede, sempre in coerenza con le indicazioni nazionali ma anche dei nuovi orientamenti politici regionali in tema di welfare, che il contributo verrà erogato a seguito di un processo di presa in carico pubblica “integrata” (Comuni e Asl) a partire dalla valutazione multidimensionale del bisogno per poi arrivare alla stesura di un progetto individualizzato “che preveda una risposta unitaria su più livelli assistenziali anche attraverso un mix di risorse economiche e/o interventi sia sociali che sanitari”. Un deciso scarto rispetto ad oltre un decennio di svuotamento delle funzioni della presa in carico da parte della Regione, contrapposte al principio della libera scelta. In questa comunicazione si prevede che i potenziali beneficiari siano 1500 persone che riceveranno un contributo stimabile in circa 1000 €.

Si tratta ora di verificare in che tempi e modi la Giunta Regionale implementerà realmente questa previsione. Da quanto si capisce i tempi sono da mettere in relazione all’effettiva liquidazione da parte dello Stato di quanto annunciati con il Decreto del 20 marzo scorso.

 

Alcuni nodi a cui prestare attenzione

Sulle modalità concrete di realizzazione vi sono alcuni punti di attenzione e di potenziale criticità, che meritano di essere segnalati.

Pur a fronte di una definizione di disabilità gravissima molto restrittiva, la stima di 1500 beneficiari in tutta la Regione, comprendente minori ed adulti,  appare sottodimensionato perché pari allo 0,015% della popolazione totale.

 

La DGR prevede la possibilità di introdurre un “tetto reddituale oltre cui non si ha più titolo alla misura economica”. Una previsione molto difficile da attuare innanzitutto per ragioni complessive politiche e normative ma anche per ragioni tecniche. Per rendere efficace questo criterio come filtro reale di assegnazione del contributo “ai più bisognosi” si dovrebbe fissare un limite reddituale (individuale? familiare? Isee?) non eccessivamente alto, tale da creare situazione notevoli di discriminazione tra i beneficiari appena sotto il limite e gli esclusi appena sopra il limite, che si troverebbero poi a vivere in condizioni materiali peggiori di molti dei beneficiari.

Non rimarrebbe quindi che contare su una valutazione multidimensionale del bisogno realmente efficace: per il momento non vi è però traccia di quali criteri specifici, quali strumenti e quali tipologie di operatori (e con quale formazione) saranno utilizzati per adempiere a questa fondamentale funzione. Sul tema la Giunta Regionale può contare su un lungo lavoro di studio e di sperimentazione avviato nella precedente legislatura ma che non sembra aver portato a conclusioni definitive (si vedano articoli precedenti in tema di sperimentazione Fim e Vaor).

 

Più facile da attuare, anche se non così scontata, la previsione e l’indicazione di redarre un progetto individualizzato: una indicazione stringente tanto da essere ribadita per ben due volte nello spazio di poche righe nella conclusione del documento. Più facile, ma non da dare per scontata. Si pensa ad una forma di presa in carico integrata, condotta insieme da Asl e Comuni, che preveda anche l’integrazione di altri interventi sociali, sociosanitari e sanitari, e quindi afferenti ad altre istituzioni pubbliche (ad esempio le Aziende Ospedaliere) e del privato sociale, a partire dagli enti gestori delle diverse unità di offerta. Una impresa non facile per enti ed operatori che, pur richiedendo da tempo maggiori spazi di collaborazione ed incontro, sono da anni abituati a lavorare in proprio, a non mettere in discussione in un livello più ampio le proprie scelte operative. Sarà difficile, in particolare, fare emergere la dimensione sociale della disabilità, quella che pensa al diritto per tutti alla vita indipendente ed all’inclusione sociale ed all’autodeterminazione, in un contesto operativo da molti anni abituato a ragionare ed a misurarsi in termini di erogazione di prestazioni assistenziali o sanitarie.

 

Una sfida a cui guardare però con fiducia, sia per la diffusa sensibilità ed interesse al tema dimostrata dagli operatori del settore sia dal fatto che la stessa Giunta regionale prevede di consultare, nella genesi dei suo atti applicativi, sia le rappresentanze dei comuni che delle associazioni maggiormente rappresentative delle persone con disabilità.


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