I percorsi di presa in carico

A cura di e

1 ottobre 2013

Presentiamo qui un Vademecum, scaricabile in allegato, che raccoglie una selezione di articoli già pubblicati sul sito sul tema della presa in carico, proponendo un percorso di lettura che attraversa le misure regionali, le riflessioni emerse dal territorio e alcune esperienze locali.

Presa in carico. Una sequenza di tre parole che generano un concetto di difficile interpretazione. La “presa in carico” è infatti una locuzione tipica dei servizi sociali, che può assumere significati molto diversi e, di conseguenza, generare diversi comportamenti.

 

A partire dal 2010 la questione della Presa in carico delle persone con disabilità torna al centro di alcune dichiarazioni programmatiche della Regione Lombardia. Una inversione di tendenza dopo che, a partire dal 2003, il cosiddetto modello di welfare lombardo aveva svuotato di potere e quindi di significato i “luoghi della Presa in carico” (i servizi sociali comunali, le unita di valutazione delle Asl,..) privilegiando il rapporto diretto utente / cliente – ente gestore del servizio, come migliore garanzia dell’appropriatezza dell’intervento. Negli ultimi dieci anni, infatti, il concetto di Presa in carico in Lombardia ha descritto il processo grazie al quale una persona in situazione di fragilità accedeva ed iniziava a fruire di un servizio di carattere assistenziale, educativo piuttosto che riabilitativo. In precedenza invece la “presa in carico” indicava  prevalentemente  la sequenza di attività che permettevano ad un Servizio sociale di base di conoscere una persona in situazione di difficoltà, “aprire un fascicolo” a suo nome ed effettuare una serie di interventi di ascolto, approfondimento e valutazione del bisogno che portava alla stesura di una proposta di intervento e, spesso, all’invio presso un servizio o una serie di servizi.

 

La prima sequenza di articoli che vi proponiamo descrivono sostanzialmente il processo di inversione di intendenza avvenuto, almeno a livello di dichiarazione nella scorsa legislatura (2010 – 2012), segnata per il settore disabilità dall’approvazione del PAR Disabilità, il Piano d’Azione Regionale per le persone con disabilità, che poneva tra i suoi capisaldi la questione della Presa in carico con la previsione dell’attivazione di un servizio di Case Manager diffuso. Dichiarazioni che non hanno generato alcun atto concreto di implementazione, forse perché in contraddizione con l’evoluzione complessiva del welfare sociale lombardo.

 

“Il Piano lombardo sulla disabilità: una vera politica pubblica” è l’articolo di presentazione dell’iniziativa regionale, in cui si esplicita la novità metodologica nella costruzione del Piano. “L’attuazione del PAR: riflessioni tratte dall’analisi di alcuni Piani di Azione Locali” è un primo tentativo di lettura del dichiarato presente nei documenti locali per la programmazione delle azioni sulla disabilità. Ma abbiamo raccolto ancora esperienze di disorientamento delle famiglie e delle persone con disabilità che in Lombardia sono alla ricerca di un punto di riferimento”, nonostante il dichiarato del piano d’azione regionale. L’assessore Boscagli interviene nel dibattito critico difendendo la bontà degli obiettivi e delle novità assolute introdotte dal PAR dichiarando in una nota specifica che “Regione Lombardia è prima in Italia ad affrontare la disabilità in modo nuovo e trasversale”.

 

Infine qualche prima valutazione, in verità con pochi dati e qualche esperienza territoriale, sul Piano d’Azione per la disabilità (“La valutazione del Piano d’Azione Regionale per la disabilità”).

 

La seconda sequenza di articoli invece racconta di una serie di riflessioni e di analisi maturate all’esterno dei palazzi regionali, che hanno cercato di inquadrare il tema della Presa in carico in una dimensione più ampia sia del semplice rapporto utente – servizio come del rapporto utente – servizio sociale di base connesso all’individuazione di un servizio adeguato. L’ipotesi di lavoro è che si possa intendere invece la Presa in carico come un offerta di servizio a sé stante, addirittura un Livello Essenziale di Assistenza, necessario per generare interventi appropriati alle esigenze ed ai diritti sociali delle persone con disabilità.

 

In questa sequenza ritroviamo una trattazione relativa a “I LEA per le persone con disabilità in Lombardia” e un articolo tratto da una riflessione di un gruppo di lavoro ristretto su “La presa in carico per le persone con disabilità: il primo livello essenziale”, che riprende in modo comparato le tante prese in carico esistenti nei tanti modelli regionali. In relazione al tema “presa in carico” vi sono una serie di azioni specifiche e mirate per target che la Regione ha assunto nel corso dell’ultimo anno in continuità con azioni precedenti: una di queste è relativa ai malati di SLA: “La questione SLA e le scelte regionali”. Infine per chiudere la sezione “Salute, minori e disabilità in Lombardia: ancora molti buchi nel sistema di cure” in cui si considerano le necessità più o meno note del nostro sistema regionale in relazione al tema dei minori con disabilità.

 

Infine, ma non certo per ultimo, la terza sequenza di articoli illustra una serie di esperienze locali dove la questione della Presa in carico è oggetto di studio e di sperimentazione, da seguire con attenzione anche alla luce del rinnovato interesse al tema che emerge dai primi atti programmatici della nuova Giunta.

 

Qui ritroviamo le esperienze specifiche del ritorno delle équipe integrate (Asl-Comuni) per la gestione dei progetti di vita di minori e giovani adulti (“I territori alla prova della crisi riprogettano le collaborazioni e riprendono le esperienze delle équipe integrate”), équipe che diventano una possibile soluzione di uscita dallo stallo del passaggio di competenze tra servizi diversi. Se le équipe funzionano per le valutazioni integrate e multidimensionali, l’accesso a Cernusco sul Naviglio è gestito attraverso un PUAD specifico: “Presa in carico globale di minori con disabilità: l’esperienza del PUAD di Cernusco sul Naviglio (MI)”. Il lungo percorso del progetto ADS – Amministratore di sostegno per far crescere il tema della protezione giuridica è infine spiegato e raccontato in “L’amministratore di sostegno: il progetto regionale”. Infine a Lodi un significativo “laboratorio per il coordinamento per l’integrazione dei servizi e delle risorse a favore dell’inclusione scolastica degli alunni disabili”.

 


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