Nella legge di stabilità il Governo Letta ha confermato le scelte contro la povertà di Berlusconi e quelle sul finanziamento ereditate da Monti. Questo è il nocciolo delle decisioni prese per il welfare sociale, cioè l’insieme degli interventi rivolti alle persone in povertà e in condizioni di ridotta autonomia (principalmente anziani non autosufficienti e individui con disabilità).
Il giudizio sulla manovra dipende dal termine di paragone che si utilizza. I provvedimenti e le risorse per il 2014 mantengono sostanzialmente inalterata la situazione dell’anno in corso e, pertanto, se li si confronta con il 2013, l’esito principale consiste nell’assenza di tagli. Vi hanno contribuito sia la conferma degli stanziamenti dedicati sia l’annullamento del previsto aumento dell’Iva sui servizi sociali ed educativi erogati dalle cooperative sociali dall’attuale 4% al 10%. Le cooperative forniscono la maggior parte dei servizi di welfare di titolarità dei Comuni, che ad esse li affidano. I costi più elevati dovuti all’incremento dell’Iva sulle cooperative, pertanto,  sarebbero ricaduti sui loro acquirenti, appunto i Comuni.
Se si allarga lo sguardo all’ultima fase storica, dal 2008 ad oggi, invece, il risultato è il radicarsi del progressivo peggioramento del settore, segnato da sottofinanziamento e assenza di progettualità.

Le scelte sul finanziamento e sulle progettualità

Nel 2014 lo stanziamento del Fondo Nazionale Politiche Sociali ammonterà a 317 milioni, un importo circa uguale ai 300 dell’anno precedente: nel 2007 erano 956. Per il Fondo non Autosufficienza vi saranno 250 milioni, sostanzialmente in linea con i 275 del 2013: nel 2009 erano 400 (quest’ultimo importo e quello del 2007 per l’altro Fondo furono decisi dal Governo Prodi). Peraltro, anche quando risultavano ben più cospicui di oggi, i finanziamenti nazionali non hanno mai raggiunto – per giudizio unanime degli esperti – il livello necessario a sostenere gli Enti Locali impegnati nel welfare sociale. D’altra parte, le scelte compiute nel periodo 2008-2013 (Esecutivi Berlusconi e Monti) hanno determinato a partire dal 2010 la riduzione della spesa pubblica dedicata, già allora nettamente inferiore alla media europea (povertà: – 75%; servizi per anziani e persone disabili: – 40%, fonte Eurostat, dato riferito a quell’anno). La legge di stabilità non sembra invertire la tendenza.

Per la progettualità, lo sguardo si volge, innanzitutto, alla lotta contro l’esclusione sociale. Durante la Seconda Repubblica, in Italia non sono state compiute le riforme nazionali di consolidamento del welfare sociale realizzate nel resto d’Europa (a cominciare da quelle per non autosufficienza e povertà). Nei mesi scorsi sembrava stessero maturando le condizioni per partire con una di esse, cioè l’introduzione di una misura nazionale contro la povertà assoluta (denominata “Reddito Minimo” o “Sostegno d’Inclusione Attiva”), della quale dispongono tutti i paesi a noi simili tranne la Grecia. Parevano spingere in tale direzione la crescente diffusione del fenomeno, che tocca oggi l’8% delle persone rispetto al 4,1% di sette anni fa, la maggiore attenzione tributata da diverse forze politiche, il consenso ormai acquisito sulla necessità di un piano pluriennale che diluisca l’incremento di spesa nel tempo (il primo anno basterebbero 900 milioni) nonchè l’orientamento dell’attuale Esecutivo. Per la prima volta dopo 15 anni, infatti, un Ministro del Welfare, Giovannini, aveva preso una decisa posizione pubblica a favore di questa riforma. Vale la pena di sottolineare che è in povertà assoluta chi non raggiunge “uno standard di vita minimamente accettabile”, calcolato dall’Istat, legato a un’alimentazione adeguata, a una situazione abitativa decente e ad altre spese basilari come quelle per la salute, i vestiti e i trasporti.

Ci si aspettava, pertanto, l’avviamento di un Piano nazionale contro la povertà che introducesse gradualmente, con un progetto pluriennale, questa misura nel nostro paese. Del Piano, però, non vi è traccia. I 250 milioni stanziati su questo capitolo servono principalmente a mantenere in vita nel 2014 la Social Card per acquisti di 40 Euro mensili destinata a famiglie povere con membri sotto i 3 anni o sopra i 65, introdotta da Berlusconi nel 2008, i cui fondi si erano esauriti. Tale prestazione è stata utile come tampone ma ha molti limiti, concernenti l’importo contenuto, l’essere destinata solo ad alcuni tra i poveri e un modello d’intervento che non prevede la decisiva partecipazione dei Comuni e del Terzo settore nel sostegno alle persone in condizione di disagio. Andrebbe ora inserita, pertanto, in un progetto di miglioramento, per l’appunto un Piano pluriennale che ne riveda le caratteristiche e raggiunga progressivamente tutta la popolazione povera. Invece, in presenza di scarsa attenzione verso il tema, le modeste risorse trovate sono state finalizzate a tutelare il poco già presente, cioè la Card, e le famiglie che oggi la ricevono.

L’assenza di progettualità tocca, peraltro, tutte le decisioni prese. Gli stanziamenti attribuiti al Fondo Nazionale Politica Sociale e al Fondo Non Autosufficienza, infatti, non sono definiti per un triennio – come in passato – bensì per il solo 2014. Non è dato sapere, dunque, cosa accadrà a partire dal 2015. L’incertezza riguardante queste, pur poche, risorse renderà difficile il loro efficace impiego nei territori. Come può, infatti, un Ente Locale utilizzarle per costruire migliori risposte, visto l’investimento progettuale che ciò richiede, non sapendo se tra un anno potrà ancora disporne?

In sintesi: nella lotta alla povertà e nel complessivo welfare sociale la legge di stabilità difende l’esistente. Purtroppo, però, non è rimasto molto da difendere[1].

 

COSA CAMBIA NEL 2014 PER IL WELFARE SOCIALE (Famiglie povere, anziani non autosufficienti, persone disabili)?

   LE SCELTE DELLA LEGGE DI STABILITA’

  • Il Fondo Nazionale Politiche Sociali e il Fondo Non Autosufficienza rimangono sostanzialmente al livello del 2013
  • Viene mantenuta la Social Card destinata ai nuclei poveri con bambini piccoli e anziani
  • Le decisioni sui Fondi e sulla Social Card riguardano esclusivamente il 2014
  • Non viene attivato l’atteso Piano nazionale contro la povertà
  • E’ abolito il previsto incremento dell’Iva delle cooperative sociali dal 4% al 10%

   LE CONSEGUENZE

  • Si conferma per il 2014 il quadro del 2013
  • Il welfare sociale continuerà il suo progressivo peggioramento, in termini sia di risorse economiche sia di progettualità

 

[1] Articolo pubblicato su Ilsole24ore del 27 ottobre 2013