La nuova regola sulle assenze: quali ricadute per i gestori?

Intervista a Fausto Ferriani - Direttore Gestionale presso la Cooperativa Sociale LA QUERCIA Onlus e co-coordinatore di Co.Se.Di. Mantova

A cura di

14 maggio 2014

Cosa sta generando concretamente la revisione della regola sulla remunerazione delle assenze? Che impatto ha sui bilanci degli enti gestori? Proseguiamo l’approfondimento su questo tema a partire da un’analisi puntuale dei dati sulle assenze di alcuni gestori del mantovano e sulle proiezioni delle ricadute economiche.

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L’intervista prosegue un ragionamento avviato sulla modifica della regola di sistema per il 2014 con un precedente articolo.

 

La previsione di 20 gg annue massime di assenza, secondo i vostri dati, è realistica e che risvolto ha in termini di “perdite”  per i gestori?

Il Ragionamento che qui esponiamo fa riferimento ad una raccolta di dati fatta nell’ambito del lavoro di Co.Se.Di.Mantova (coordinamento servizi per disabili della provincia di Mantova) organismo nel quale è riunita quasi la totalità degli enti gestori (tredici) che lavorano nel campo della disabilità[1]. In particolare i dati sui quali ci si è maggiormente concentrati sono riferiti ai CDD.

Va premesso che l’assenza della persona disabile presso il servizio CDD è difficilmente prevedibile. Stiamo parlando di un’utenza prevalentemente affetta da gravi disabilità, connotata da un quadro sanitario e psicologico particolarmente fragile e vulnerabile. Un raffreddore, un mal di testa, uno stato psicologico temporaneamente alterato, possono indurre la persona disabile ed i genitori a non prendere in considerazione la frequenza al CDD per quel giorno. Possono esserci delle assenze anche lunghe che dipendono proprio da situazione di grave disabilità del buon numero di utenti dei CDD. E’ comunque la prima situazione descritta che risulta essere più frequente nella dinamica delle assenze: poche giornate consecutive in più momenti nell’arco dell’anno.

Per farci un’idea di come la nuova regola delle 20 giornate di assenza potrebbe incidere economicamente sui bilanci degli enti gestori, abbiamo aggregato i dati del nostro gruppo a partire dal consuntivo delle giornate di assenza (anno 2103) di ciascun CDD. Parliamo quindi di 11 CDD con un numero complessivo di utenti in carico pari a circa 286 unità. Il valore economico aggregato che emerge è una riduzione di ricavi per € 123.000,00 relativi a circa 2.360 giornate di assenza.

Il dato equivale al 3,8% del totale dei budget assegnati per il 2014 ai CDD degli enti gestori,  ed è un dato economico enorme che è destinato ad avere una pesante incidenza, in termini negativi, sul bilancio degli enti gestori.

Il valore medio di assenza, che forse il regolatore regionale ha assunto nel suo ragionamento, è 8,25 per utente, ma è un dato poco significativo perché non ci aiuta a capire la dinamica delle assenze (quale tipologia di utente tende ad essere più assente, per quali motivi, in quali situazioni,…), che è la cosa più importante.

Dalla nostra rilevazione dunque, a seconda della dinamica delle assenze nei vari servizi, abbiamo dei minori ricavi che per il 2014 possono andare dai 3.000,00 fino ai  31.000 €.  La differenza dell’incidenza è data anche dal numero complessivo degli utenti in carico a ciascun ente gestore.

Nella valutazione del dato economico aggregato, si comprende bene che stiamo comunque parlando di un significativo impoverimento delle risorse dedicate al comparto e soprattutto di un ulteriore diminuzione della remunerazione dei servizi resi dagli enti gestori.

 

 

Cosa comporta per gli enti gestori il fatto che la Regione abbia il tetto massimo delle 20 giornate remunerate per le assenze degli utenti disabili?

Viene imposta una norma che appare avere l’unico obiettivo di ridurre la spesa incidendo in modo diretto sulle risorse disponibili per quest’anno, con ripercussioni a cascata sui budget degli anni successivi. Questa norma cioè la ritroviamo nei contratti che annualmente vengono firmati tra le parti (ASL ed enti gestori) per i quali non i gestori non hanno alcuna possibilità, a livello provinciale , di incidere.

Il problema più generale è che questa norma aggiunge un’ulteriore elemento di variabilità alla determinazione del budget annuale messo a disposizione delle strutture.

I criteri di determinazione dei budget annuali sono da sempre fortemente criticati dagli enti gestori in quanto sostanzialmente mettono le strutture nelle condizioni di non aver garantita la quota sanitaria per i nuovi ingressi (nel tetto dei posti accreditati) accolti nell’anno. Prima che i futuri budget tengano conto di nuovi ingressi possono passare anche due anni e tutto ciò nel frattempo avviene a “spese” dell’ente gestore che comunque deve garantire lo standard anche degli utenti che non sono a budget dall’ASL: in pratica si hanno tutti i costi e non si ottengono le tariffe per la parte sanitaria.  La norma sulle assenze si inserisce in questa dinamica di condizionamento del budget con tutti i suoi elementi di imprevedibilità, andando a rendere ancora più incerto l’esito finale della gestione economica annuale delle strutture per quanto riguarda i ricavi.  Per essere più chiari nel ragionamento portiamo un esempio: se nell’anno 2014 per la gestione di un CDD abbiamo avuto una  quota alta di assenze perché due utenti sono stati ricoverati all’ospedale per due mesi ed altri si sono ammalti in modo serio, questi dati incideranno in modo negativo sul consuntivo di utilizzo del budget. Per i meccanismi di determinazione del nuovo budget 2015, si partirà dal consuntivo 2014, ma se nel 2015 non avremo tutte  quelle  assenze? Succederà che non riusciremo ad avere pagate tutte le giornate di presenza.

Prima della regola dei 20 giorni, l’Asl riconosceva la tariffa  fino ad un massimo di 10 giorni consecutivi di assenza, senza però indicarne un tetto massimo nell’arco dell’anno. Questo criterio, seppur discutibile visto la tipologia dell’utenza,  dava modo alle strutture  di avere un minimo di possibilità di contemporanea riduzione dei costi attraverso la gestione del personale in rapporto alla previsione delle assenze degli utenti: in caso di assenza più lunga di dieci giorni, è cioè non improvvisa,  consente all’ente gestore un margine di elasticità per adeguare l’impegno del personale.

Con la nuova regola non sarà più sostanzialmente possibile per le strutture riuscire ad attuare misure volte a ridurre i costi per fare fronte ai minor ricavi  generati dalle  assenze. Una gestione dei tempi del personale si riuscirà a fare solo per le assenze lunghe (che sono le minori) e non per le altre. L’unica via percorribile per gli enti gestori sarebbe quella di avere una discreta quantità di personale con contratti “precari”, dipendenti da invitare cioè a tornarsene a casa ogni qual volta al mattino si rilevano delle assenze inattese. Chiaramente questa prospettiva è inaccettabile perché genera  precarizzazione del personale e soprattutto perché gli enti gestori vogliono garantire ai ragazzi ai disabili e alle famiglie  il loro diritto alla  continuità delle figure di riferimento e di assistenza, diritto  che non può essere messo in discussione tutte le mattine quando si fa la conta degli utenti presenti in struttura.

 

 

Come potrebbe essere affrontata diversamente la necessità di regolare le assenze?

Potrebbe essere semplicemente affrontata con la chiarezza. Perché è stata cambiata la regola in vigore fino allo scorso anno?. Quali sono i motivi che hanno spinto la  Regione a ritenere che la nuova regola sia più adeguata dell’altra? Al perseguimento di quale obiettivo, in funzione di quali analisi? Quali dati supportano questa scelta ?

Nessuno ci ha dato spiegazioni o  risposte a queste domande. Allora se c’è un senso che non sia  quello del voler risparmiare sulle spalle degli enti gestori e sugli utenti in termini di una sicura diminuzione di qualità nell’intervento, parliamone e saremo i primi a fare la nostra parte. Se non dovesse essere cosi, gli enti gestori dovrebbero battersi in tutte le sedi per almeno ripristinare la regola precedente che era senz’altro più aderente alla realtà dei ragazzi e degli enti gestori: il riconoscimento economico delle giornate di assenza non era certo un “regalo” della Regione agli enti gestori, bensì il riconoscimento di dinamiche di costi che gli enti si trovano già a gestire in termini di risorse scarse.

Ma anche le famiglie dovranno essere messe al corrente degli effetti di questa norma. Sia nel senso che si devono impegnare a non tenere a casa i ragazzi quando non è strettamente necessario (perché tutto ha comunque un costo) e poi perché non è giusto che si debbano sentire in colpa, a disagio verso gli altri genitori se loro figlio si ammala frequentemente, se sono costretti dal datore di lavoro a prendersi ferie fuori dai giorni di chiusura del CDD, se le visite mediche specialistiche sono frequenti, … se non hanno potuto scegliersi il figlio perfetto ma solo quello che la provvidenza ha voluto donargli.



[1] Co.Se.Di. Mantova raggruppa 13 enti gestori (due associazioni, un consorzio e 10 cooperative sociali). Complessivamente 11 CDD (310 posti accreditati)- 4 CSS (34 posti accreditati) – 5 CSE - altri servizi residenziali e domiciliari.

 


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