Come stanno cambiando le rette nelle Rsa lombarde? Grazie al prezioso lavoro di raccolta dati realizzato dalla Fnp Cisl Lombardia[[1] e diffuso on line  è possibile monitorare quasi in tempo reale – sono già disponibili dati aggiornati ad aprile 2014 – l’evoluzione dei costi a carico dell’utenza nel variegato mondo della residenzialità per gli anziani di questa regione. In un momento storico in cui c’è grande attenzione attorno al tema dei costi di queste strutture, tali informazioni possono contribuire a rappresentare la fotografia del nostro sistema.
Per quanto ovvio ricordiamo che:

  • ci occuperemo della quota a carico delle famiglie (la quota di costi non coperti dalle tariffe sanitarie);
  • non esistono valori di riferimento definiti per legge, dunque ogni gestore sceglie senza vincoli le compartecipazioni da applicare per la propria offerta.
  • stante il rispetto degli standard minimi richiesti dall’ accreditamento, ogni gestore può differenziare la propria offerta e, conseguentemente, proporre diverse condizioni a seconda del servizio acquistato (si pensi, ad esempio, a optional come il sovrapprezzo per le stanze singole). Rispetto al ventaglio dell’offerta di ogni Rsa, la rilevazione Fnp Cisl raccoglie informazioni sugli oneri a carico dell’utenza della soluzione più conveniente (retta minima) e di quella con livelli di servizio superiori (retta massima).

Da cosa dipendono le rette?

Nella regione ci sono Rsa che richiedono compartecipazioni minime (al di sotto dei 30 eur a giornata), ma in alcuni casi la retta richiesta può raggiungere addirittura i 170-200 eur. Per sintetizzare questo ampio spettro condurremo un’analisi per cluster, aggregando le oltre 600 Rsa per caratteristiche omogenee (Asl di localizzazione o classe dimensionale). Discuteremo a partire dalle medie di ciascun gruppo (tariffe minime e massime), pur sapendo che, a fronte di queste medie, ci sono singole Rsa con valori superiori o inferiori.
Il primo elemento che emerge è indubbiamente quello della forte variabilità territoriale (Graf. 1): ad esempio la tariffa minima oscilla tra i 42,9 eur di Sondrio e i 77,4 eur delle Rsa di Milano città; queste due Asl si posizionano agli stessi estremi della distribuzione anche quando si osservano le tariffe massime, con un campo di variazione altrettanto esteso (da un minimo di 46,36 a un massimo di 101,09 eur). Tra le ragioni che sono alla base della spiccata onerosità del territorio milanese c’è probabilmente il maggior livello di costi di produzione in un contesto urbano, dove è evidente che gli oneri della gestione degli immobili (affitti, manutenzioni) sono particolarmente accentuati. Non a caso, Milano è seguita per onerosità dall’hinterland, in particolare dall’Asl Milano Due (tra i 74 e gli 88 eur); si tratta di una situazione che si estende oltre la provincia di Milano ed accomuna anche la Brianza e il Varesotto. Specialmente per ciò che concerne la tariffa massima, anche Como si distingue per un livello particolarmente pronunciato (74,5 eur).
Le rette delle Rsa sono relativamente più contenute innanzi tutto nei territori montani, ma anche in tutta la zona a sud della regione.

Diapositiva1

L’altro aspetto che vale la pena indagare è la relazione che c’è tra rette e capacità recettiva delle Rsa (Tab. 1). Innanzi tutto va sottolineato che la variabilità in funzione della classe dimensionale non è così marcata come quella che emerge dal confronto tra i vari territori (ad esempio la tariffa minima per classe dimensionale oscilla tra i 52 e i 61  eur).
La scala produttiva sembra incidere negativamente sui livelli dei prezzi (Tab. 1), con i valori più contenuti nelle piccole Rsa (sotto i 50 posti) e una costante crescita quando ci si muove verso le classi dimensionali più elevate.  Questa tendenza potrebbe essere attribuita al fatto che le Rsa più grandi sono ubicate nel territorio metropolitano e, dunque, ai fini della definizione del livello dei prezzi,  prevale il fattore territoriale più che quello dimensionale.
Le Rsa con oltre 200 posti risultano leggermente meno onerose rispetto a quelle tra 100 e 200 posti ma, comunque, si posizionano ben oltre le medie regionali.

Tab. 1 – Rette per classi dimensionali Rsa, 2014, €
n. posti accreditati

retta minima

retta massima

0-50

52,59

58,16

51-80

57,88

65,23

81-100

60,57

71,45

101-120

61,83

75,14

121-200

62,64

75,26

>201

60,36

72,70

 

Come stanno cambiando le rette?

Tra il 2010 e il 2014 nella regione le rette minime sono aumentate complessivamente del 12,2(%), passando da 52,14€ a 58,49€ (Graf. 1 e Tab. 2). Si tratta di un’accelerazione particolarmente accentuata all’inizio del decennio (+4,5% nel 2011 e +2,5% nel 2012), proseguita fino ai giorni nostri (+ 2,8% solo nell’ultimo anno). L’incremento delle rette delle Rsa 2010-2014 ha ampiamente superato quella dell’inflazione dello stesso periodo (le Tab. 2 e 3 nell’ultima riga riportano, a titolo di confronto, i valori dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie).

Diapositiva2

A fronte di queste tendenze regionali nei vari territori si sono riscontrate differenti dinamiche dei prezzi (Tab. 3), con incrementi decisamente cospicui nei territori montani (Val Camonica-Sebino +27,7% e Sondrio +17,5%), dunque in quei contesti che partivano da valori di inizio decennio particolarmente bassi rispetto al resto della regione (rette minime di circa 35 eur nel 2010); all’opposto i rincari sono stati più moderati nel cremonese (+5,9%) e nel bresciano (+9,1%).

 

Tab. 2 – Evoluzione retta minima: Tassi di variazione annui e del periodo, 2010-2014, per Asl

∆2011/2010

∆2012/2011

∆2013/2012

∆2014/2013

∆2014/2010

bg

6,0%

2,8%

2,5%

2,7%

14,8%

bs

3,3%

2,3%

2,1%

1,2%

9,1%

co

6,0%

1,9%

2,9%

1,3%

12,6%

cr

2,5%

0,5%

0,8%

2,0%

5,9%

lc

3,3%

2,7%

2,5%

3,5%

12,7%

lo

4,3%

3,1%

1,7%

4,6%

14,3%

mb

5,7%

2,6%

0,8%

4,6%

14,2%

mi

2,4%

2,2%

-0,5%

5,9%

10,4%

mi1

2,9%

2,1%

4,0%

1,9%

11,3%

mi2

10,2%

0,0%

2,9%

2,1%

15,8%

mn

4,8%

3,1%

2,2%

1,2%

11,7%

pv

4,1%

3,1%

3,1%

2,8%

13,7%

so

4,2%

5,4%

-0,2%

7,2%

17,5%

va

3,4%

3,2%

2,3%

1,7%

11,1%

vcs

16,1%

5,2%

1,7%

2,8%

27,7%

Totale complessivo

4,5%

2,5%

1,9%

2,8%

12,2%

I.p.c famiglie (istat)

2,2%

3,2%

2,22%

0,6%

8,3%

 

Per quel che concerne la retta massima, nell’ultimo quinquennio il valore è salito da 61,73 a 67,45€ (Graf. 2), con incrementi di circa il 2,5% nel primo biennio e una spiccata accelerazione nel 2013 (+5,4%) (Tab. 4); nell’ultimo anno si è addirittura registrata una diminuzione (-1%). In ogni caso la dinamica è stata meno marcata di quella osservata per le rette minime, ad indicare una tendenza dei gestori a concentrare gli aumenti soprattutto sui livelli dei servizi base, piuttosto che su quelli aggiuntivi (dati gli importi, di difficile sostenibilità per le famiglie).
Analogamente a quanto osservato per le rette minime, le rette massime sono aumentate soprattutto in Val Camonica- Sebino, ma anche nella città di Milano (+17,5%). Il territorio meno interessato da rincari dei prezzi per i servizi aggiuntivi è il comasco (+2,4%).

 

Tab. 3 – Evoluzione retta massima: Tassi di variazione annui e del periodo , 2010-2014, per Asl

∆2011/2010

∆2012/2011

∆2013/2012

∆2014/2013

∆2014/2010

bg

3,3%

3,7%

3,1%

-1,1%

9,2%

bs

-0,7%

4,3%

5,4%

-2,3%

6,7%

co

1,1%

0,5%

2,6%

-1,7%

2,4%

cr

2,3%

1,6%

15,1%

-10,1%

7,5%

lc

4,2%

1,1%

2,8%

0,7%

9,1%

lo

2,8%

3,0%

5,0%

-1,5%

9,4%

mb

3,5%

2,2%

0,6%

1,3%

7,8%

mi

1,2%

2,8%

8,8%

3,7%

17,5%

mi1

3,2%

2,3%

5,2%

0,3%

11,4%

mi2

3,7%

0,2%

1,8%

-1,1%

4,6%

mn

1,4%

4,9%

21,3%

-12,5%

13,0%

pv

2,9%

1,7%

4,4%

0,0%

9,3%

so

2,3%

1,3%

0,4%

6,8%

11,0%

va

0,6%

1,8%

0,9%

1,2%

4,5%

vcs

19,0%

3,9%

2,8%

2,8%

30,8%

Totale complessivo

2,2%

2,5%

5,4%

-1,0%

9,3%

I.p.c famiglie (istat)

2,2%

3,2%

2,22%

0,6%

8,3%

 

 Cosa sappiamo delle liste d’attesa?

L’osservatorio della Fnp Cisl raccoglie  – oltre ai dati sulle rette minime e massime – altre informazioni significative delle condizioni del mercato delle Rsa. Ad esempio, per ogni struttura sono indicate le caratteristiche della propria offerta, specificando se la retta comprende o meno alcuni servizi accessori (es. lavanderia, trasporto, ecc); oltretutto sono monitorate, oltre che le rette per gli assistiti in regime di SSN, quelle per i solventi/ricoveri di sollievo. Rimandando, per questi dettagli, ai report pubblicati dall’osservatorio, in conclusione crediamo sia utile riflettere su un’altra dimensione determinante di questo comparto: le liste d’attesa. Dai dati rilevati sul numero di utenti in lista d’attesa per ogni struttura nel 2014, emerge che mediamente per ogni posto accreditato, ci sono 1,02 utenti in lista d’attesa. Per quanto ovvio, esiste una relazione inversa tra consistenza delle liste d’attesa della singola struttura e rette applicate dalla stessa Rsa (Graf. 3).

Diapositiva3


[1] Si ringraziano i referenti della Fnp-Cisl Lombardia che hanno collaborato alla fornitura della banca dati. La responsabilità delle elaborazioni qui presentate resta comunque interamente sull’autore.