Tra annunci di riordino del sistema d’offerta e difficoltà di coinvolgimento e motivazione degli attori, le dipendenze si vivono da ormai molto tempo come la cenerentola del sistema sociosanitario lombardo. Nonostante il sistema nel suo complesso abbia alle spalle una lunga e consolidata esperienza, sembra destinato a non uscire dalla fase delle sperimentazioni, delle novità incompiute, della costante e progressiva contrazione.

Una contrazione fatta non solo di risorse scarse, ma soprattutto di calante significatività e motivazione, oltre che di debole integrazione dei vari comparti. In particolare si è assottigliata negli ultimi cinque anni la prevenzione aspecifica (gli interventi nelle scuole, ad esempio), si è indebolita e precarizzata quella specifica (relativa cioè a popolazione a rischio, ad esempio le compagnie di strada o il divertimento notturno), si è contratto anche il reinserimento sociale (casa e lavoro dopo le comunità), per non parlare delle strategie per la riduzione dei danni (distribuzione di siringhe usate o profilattici). Rimane prevalente il trattamento ad opera di Sert, Noa e comunità terapeutiche, sempre più vincolati però dalla contrazione dei budget o, meglio, dalla sostanziale differenza tra posti accreditati e posti a contratto nelle strutture.

Questo aumento della fragilità e della precarietà ha portato a un indebolimento dei legami tra i diversi interventi e della percezione di essere un sistema integrato; ma tali fenomeni hanno anche messo sotto una luce critica e sospetta le varie sperimentazioni condotte nel corso degli ultimi anni, ennesime potenziali concorrenti sia sotto il profilo dell’attenzione, sia sotto quello più concreto della distribuzione delle risorse.
In questo quadro critico e statico, si è inserita dall’ottobre 2013 la nuova normativa regionale sul gioco d’azzardo. Dalla fine del 2012, infatti, le ludopatie e le dipendenze generate dal gioco patologico hanno occupato la scena, non solo regionale ma anche a livello nazionale, e attirato sempre di più l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni. La Regione Lombardia ha varato una normativa di grande interesse, la quale  ha generato in questo primo anno dei processi potenzialmente generativi anche per il resto del sistema di risposta alle dipendenze.
In questa raccolta presentiamo una selezione ragionata dei diversi materiali pubblicati negli ultimi mesi da LombardiaSociale.it sul tema delle dipendenze.
Il vademecum è diviso in due parti: la prima è dedicata a un’analisi generale dello stato attuale delle politiche regionali sulle dipendenze, viste anche dal punto di vista dei suoi principali attori. La seconda si concentra invece sulla legge sulla prevenzione e il contrasto delle ludopatie.

Si comincia dunque con un primo articolo a proposito dei progetti sperimentali avviati con la dgr 3239/2012 e in seguito prorogati con la delibera 499 del luglio 2013. Le 73 sperimentazioni, e le conseguenti azioni migliorative, hanno riguardato quattro aspetti cruciali per il futuro dei servizi: la cronicità; i consumi problematici degli adolescenti; le cosiddette “nuove dipendenze”; la prevenzione selettiva e la riduzione del rischio.
Si passa poi ad analizzare un aspetto di cui si parla da molto tempo: la possibile voucherizzazione dei servizi. L’introduzione del voucher nel sistema d’offerta è infatti stato ventilato in maniera reiterata, senza alcuna sperimentazione concreta, almeno fino al recente avvio nel campo delle prestazioni ambulatoriali di cura delle ludopatie. In attesa dei primi riscontri nel prossimo futuro, qui si analizzano le criticità relative alle  caratteristiche dei potenziali utenti, alla scelta come parte integrante del percorso terapeutico e all’assenza di un reale “mercato” delle offerte.
Il terzo contributo della prima parte del vademecum è un’intervista a Gabriella Feraboli, presidente del CEAL (Coordinamento enti autorizzati e accreditati lombardi), che dal 2009 riunisce e rappresenta una buona parte degli enti del privato sociale che operano nel settore delle dipendenze in Lombardia.  Un punto di vista, quello del CEAL, assai preoccupato e critico sulla governance regionale, sulla capacità di lettura aggiornata dei servizi gestiti dal privato sociale e sulle prospettive della programmazione.
Infine, la prima parte è chiusa da un’intervista ad Alfio Lucchini, Presidente regionale della Federazione italiana degli operatori dei dipartimenti e dei servizi delle dipendenze (Federserd).
Dall’intervista emerge la necessità che il sistema delle dipendenze si ripensi profondamente, superando l’attuale fase d’immobilismo, a partire da una riflessione seria sulla separazione tra sociale e sanitario, tra Asl e Aziende ospedaliere. “Se siamo una società dipendente, dobbiamo puntare su un sistema davvero integrato e declinato per  livelli di bisogno”.

Tutta la seconda parte del presente vademecum è invece dedicata alla normativa regionale n.8 per la prevenzione e il trattamento del gioco d’azzardo patologico.
Nel primo dei tre approfondimenti viene analizzato l’articolato, approvato all’unanimità e in soli quattro mesi di lavoro dal Consiglio regionale. La  Lombardia, infatti, è la regione italiana che spende di più per il gioco;  l’importo medio annuo giocato pro capite  è di 1.700 euro, la media più alta è in provincia di Pavia dove – record nazionale – quasi l’8% del Pil è consumato nel gioco. Solo a Milano c’è una slot machine ogni 160 abitanti e un fatturato di oltre due miliardi di euro. La legge 8 mette in campo un ampio spettro di azioni: la prevenzione e il contrasto di forme di dipendenza dal gioco d’azzardo lecito, ma anche il trattamento e il recupero delle persone che ne sono affette e il supporto alle loro famiglie. Allarga il suo perimetro fino a declinare “misure volte a contenere l’impatto negativo delle attività connesse alla pratica del gioco d’azzardo lecito sulla sicurezza urbana, sulla viabilità, sull’inquinamento acustico e sul governo del territorio”.
Nel secondo articolo si offre al lettore un confronto con le altre normative regionali, approvate prima o successivamente alla legge lombarda. Infatti la legge, voluta fortemente dal Presidente Maroni, è stata la quarta normativa regionale in ordine di tempo. Molti i tratti comuni con le altre leggi, ma il testo lombardo è caratterizzato dall’attenzione al trattamento terapeutico e ai processi di implementazione e valutazione della normativa.

Infine il vademecum si chiude con l’analisi dei cinque provvedimenti d’applicazione della legge n.8, varati a partire dal gennaio 2014: l’approvazione dei Piani territoriali da parte delle Asl; la determinazione della distanza minima tra le nuove istallazioni per il gioco e i luoghi considerati sensibili,  e le modalità con le quali implementare tale regola sul territorio; il varo del Programma annuale regionale; la messa in opera degli sgravi fiscali per chi rimuove  le slot dal proprio esercizio commerciale; la campagna per il marchio “no slot”; la scrittura delle linee operative per gli interventi di cura e riabilitazione da finanziare attraverso l’introduzione dei voucher.