La DGR 2513 del 17 ottobre 2014 approva i requisiti di accesso, i criteri di valutazione delle domande e le modalità operative per la gestione del fondo a sostegno dei genitori separati o divorziati, in attuazione della legge regionale 18/2014 e destina risorse per € 2.000.000 (prevedendo una spesa massima di € 2.400 per ogni progetto personalizzato di aiuto al genitore pari a € 400 per un massimo di 6 mesi).
Oltre a stanziare nuove risorse, la DGR 2513 avvia una valutazione complessiva della misura e si orienta verso una messa a sistema di requisiti e criteri di accesso.
Proviamo di seguito a scorrere alcuni elementi di valutazione che ci sembra abbiano fondato anche le novità introdotte dalla DGR.

Alcuni dati sulla sperimentazione del Fondo Sostengo

  • Nella prima fase di sperimentazione del Fondo Sostengo sono stati stanziati 2 milioni di euro.
  • Tra luglio 2013 e il 31 agosto 2014 hanno beneficiato dell’iniziativa 1.461 genitori separati.
  • Il 50% del totale, pari a 729 risiedano in sole 4 ASL: Milano, Milano1, Brescia e Bergamo.
  • Il 53% dei progetti sono stati chiusi.
  • La fascia di età che ha beneficiato maggiormente del fondo, sia nel 2013 sia nel 2014 è quella tra i 41 e i 50 anni, che raccoglie in media più del 50% dei casi, mentre il 36,5%  dei genitori che ha beneficiato del Fondo Sostengo in entrambe le annualità, ha tra i 31 e i 40 anni.
  • Dal 2013 al 2014 la percentuale di beneficiari di cittadinanza italiana scende dal 91,3% al 88,6%.
  • Più dell’84% dei beneficiari sono madri (“Il maggiore accesso alla misura, da parte delle madri, deriva dal fatto che queste raggiungono con più facilità la rete consultoriale e dal fatto che in fase sperimentale non venivano presi in considerazione elementi determinanti nell’individuazione della reale condizione socio-economica dei richiedenti, introdotti dalla l.r. 18/2014, quali l’assegno di mantenimento del coniuge e dei figli e la perdita della disponibilità della casa familiare).

Sicuramente inoltre, tra la DGR 1501 del 13.03.2014 e la DGR 2513 del 17.10.2014, c’è stato uno sforzo nel tentativo di articolare e dettagliare maggiormente la conoscenza delle problematiche dei beneficiari che hanno avuto accesso alla misura e delle variabili che intervengono nella determinazione di una situazione di criticità economica, ma non solo.
Come si può osservare dalla tabella di seguito, si è passati da una valutazione su un campione molto parziale, all’individuazione decisamente più specifica degli aspetti e delle motivazioni che hanno portato i genitori separati alla richiesta della misura.

DGR 1501 del 13.03.2014 – Da un campione di 80 progetti finanziati nel primo anno di sperimentazione, sono emersi i principali macro-ambiti di intervento:

  • nel 43% dei casi: sostegno economico generico (bollette, integrazioni al reddito, alimenti,…);
  • nel 28% dei casi: supporto psicologico – sociale;
  • nell’8% dei casi: supporto economico per il pagamento dell’affitto;
  • nell’8% dei casi: interventi finalizzati a sopperire alla mancata ricezione degli alimenti al coniuge;
  • nel 5% dei casi: sostegno alle terapie per i figli minori;
  • nel 5% dei casi: supporto economico al pagamento del mutuo;
  • nel residuo 4% dei casi: supporto economico per il pagamento di spese extra scolastiche per figli minori.

DGR 2513 del 17.10.2014- Aspetti più rilevanti emersi dalla lettura dei progetti personalizzati approvati:

  • difficoltà economiche connesse a condizioni di precarietà lavorativa generate dalla situazione di crisi economica;
  • donne casalinghe prive di fonti di reddito; donne con lavori saltuari o part-time, non regolarizzati ecc…;
  • difficoltà abitative o sfratto esecutivo per gravosità delle spese di affitto/rate mutuo (sia delle madri sia dei padri);
  • debiti per dipendenza da gioco (padre) che hanno determinato la crisi coniugale;
  • mancato/irregolare versamento dell’assegno di mantenimento per i figli da parte del padre per difficoltà economiche, oppure in seguito ad un allontanamento con la rinuncia ad esercitare il ruolo genitoriale;
  • conflittualità di coppia, che nei casi più gravi implica anche la presa in carico del minore da parte del Servizio Tutela Minori;
  • difficoltà nei rapporti tra padre e figli con tensioni e rifiuto di questi ultimi nei confronti del il/la nuovo/a partner/convivente;
  • difficoltà comunicative e relazionali tra genitori nel concordare linee comuni sul piano educativo e nel rispettare gli accordi stabiliti;
  • difficoltà comportamentali dei minori a scuola e in famiglia;
  • assenza di una rete familiare di sostegno – difficoltà nell’organizzazione quotidiana di vita da parte del genitore con cui i figli convivono;
  • presenza di minori affetti da forme di disabilità fisica e/o psichica (in carico ai servizi di NPI) che comportano carichi di cura impegnativi.

Novità e conferme della DGR 2513

Proviamo, a seguito di un confronto tra la DGR 1501 del 13.03.2014 e la DGR 2513, a descrivere alcuni elementi di novità che la DGR sembra introdurre e alcuni elementi invece, che vanno nella direzione di una conferma di quanto stabilito dai precedenti atti programmatori.

L’ampliamento dei destinatari

La principale novità introdotta dalla dgr 2513 del 17.10.2014 è certamente la seguente: “Alla categoria di coniugi separati, la l.r. 18 aggiunge “…i divorziati in condizioni di disagio sociale ed economico, con figli minori, o con figli maggiorenni portatori di handicap grave…”. La legge, introducendo anche il tema dei figli maggiorenni portatori di disabilità grave, ha inteso recepire quanto previsto dalle normative generali a tutela delle persone con disabilità e dal Codice civile art. 337 septies, secondo comma, che afferma che ai figli maggiorenni portatori di disabilità grave si applicano integralmente le disposizioni previste in favore dei figli minori”.
Ai fondi Sostengo potranno quindi accedere anche i genitori divorziati da non più di un anno (purché non siano decorsi più di 5 anni dalla data della sentenza di separazione o dall’omologazione degli accordi di separazione consensuale) e i genitori separati o divorziati con figli adottati (durante il matrimonio) e genitori di figli maggiorenni portatori di disabilità grave.
È evidente anche che l’introduzione, nell’assegnazione di punti (-12/+12), di un criterio che incrocia il valore dell’assegno di mantenimento con il suo usufruirne o corrisponderlo, potrebbe andare nella direzione di un ampliamento dei padri tra potenziali fruitori della misura.

I criteri per l’assegnazione dei punteggi

Un altro elemento di significativa differenza rispetto alla delibera precedente è una declinazione decisamente più dettagliata dei criteri per l’assegnazione dei punteggi.
Oltre infatti, alla condizione economica certificata con ISEE (che può dare diritto fino a un massimo di 24 punti), è prevista anche una assegnazione di punti (-12/+12) che incrocia il valore dell’assegno di mantenimento con il suo usufruirne o corrisponderlo.
Non ultimo, la casa e il lavoro sono assunti a criteri per l’assegnazione di punteggio: fino a un massimo di 4 punti per la situazione abitativa e fino a un massimo di 3 punti per la situazione lavorativa.

Il progetto personalizzato

Un ultimo elemento di novità introdotto dalla DGR è l’aggiunta di una clausola nella voce relativa al progetto personalizzato: “l’impegno da parte del beneficiario a prestare i colloqui per tutto il periodo di vigenza del progetto e per quello successivo alle conclusione dello stesso presso la struttura dove è stato sottoscritto il progetto anche in caso di cambio di residenza dello stesso”.
Una clausola che sembrerebbe impegnare maggiormente i beneficiari dei fondi a un percorso in itinere, per tutta la durata del fondo, con il servizio.

La presa in carico integrata

La DGR 2513 spinge certamente verso una maggior integrazione tra Asl, Enti Locali e altre istituzioni pubbliche al fine di garantire una presa in carico integrata della persona. Nello specifico, la DGR 2513 evidenzia il compito della Asl a sottoscrivere protocolli di intesa “sull’esempio anche di quanto già sperimentato con la DGR 144/2013 e di quant’altro utile a una presa in carico effettiva e integrata della famiglia nelle fasi di difficoltà legate alla separazione e al divorzio”.

L’avviso pubblico

Negli elementi di valutazione evidenziati nel documento di analisi delle sperimentazioni, vengono citate alcune criticità importanti:

  • disorganicità della gestione del processo legato all’accoglimento e alla valutazione delle domande da parte dei consultori;
  • disomogeneità applicative dei criteri relativi alla predisposizione dell’elenco degli aventi diritto;
  • difficoltà di selezionare le domande in base al livello di disagio manifestato;
  • limiti derivanti dall’iniziativa a “sportello”;
  • difficoltà di misurare la condizione di reale disagio socio-economico del beneficiario, conseguente al fatto che in sede di sperimentazione non si sono valutati alcuni elementi che rendono determinante la condizione di difficoltà economica, quali ad esempio il versamento dell’assegno di mantenimento del coniuge e dei figli e l’onere che lo stesso deve sostenere per le spese di affitto/mutuo conseguente alla perdita della disponibilità della casa familiare.

Immaginiamo siano queste le ragioni per cui la nuova DGR istituisce l’erogazione della misura attraverso avviso pubblico, una modalità che solleva i Consultori dall’onere della valutazione delle domande. Le Asl “emanano l’avviso pubblico, al quale dovrà essere data la più ampia diffusione, attraverso anche il coinvolgimento delle Associazioni rappresentative dei genitori separati per poter raggiungere tutti gli aventi diritto in modo complessivo, entro e non oltre 20 giorni dalla pubblicazione della presente delibera e, nei successivi 20 gg, dalla scadenza del termini per presentazione delle domande, approvano la graduatoria dei soggetti ammessi al contributo”.
Questa scelta ci sembra importante per un verso, perché sgrava i Consultori da un compito di analisi e valutazione delle domande che prescinde certamente dalla loro specificità organizzativa e professionale.
Per un altro verso, la scelta di indire un avviso pubblico va certamente nella direzione di una maggiore equità. Fino ad oggi infatti, è stato il criterio temporale a definire le priorità di accesso al Fondo (“chi prima arriva, accede al Fondo”), con il rischio di esclusione di quei genitori che pur con un punteggio alto, avevano fatto domanda troppo tardi, quando il numero delle domande presentate aveva già esaurito le risorse disponibili.
Con l’introduzione dell’Avviso pubblico, la possibilità di accedere al Fondo non dipende più “da chi prima arriva”, ma dipende esclusivamente dal punteggio assegnato.
Un rischio che invece intravvediamo è che l’introduzione dell’Avviso pubblico “svuoti” definitivamente il Fondo Sostengo dal suo essere strumento e misura ad “uso” delle operatrici e degli operatori dei Consultori nella relazione con le famiglie e i genitori separati o divorziati e cessi di essere strumento di rinforzo della presa in carico individuale. D’ora in poi, cittadine e cittadini faranno domanda per l’erogazione del Fondo Sostengo indipendentemente dall’essere in relazione con un servizio e/o con degli operatori e l’accesso ai Consultori avverrà solo ed esclusivamente a domanda accettata. Il rischio che ipotizziamo è un ulteriore svuotamento del Consultorio e dei suoi operatori di una titolarità e professionalità nella gestione della relazione d’aiuto e nel rinforzo invece, della funzione del Consultorio quale controllore. Se un genitore separato o divorziato ha visto accettata la sua domanda di accesso al Fondo Sostengo, avrà certamente tutto l’interesse a presenziare ai colloqui e alle verifiche che il Consultorio gli prospetterà. Ma la dipendenza da una misura economica può essere il motore motivante rispetto alla costruzione di una relazione d’aiuto e di una presa in carico che mira a una presa integrale della persona?
Tra l’onere della valutazione completamente a carico dei Consultori e ripensare i Consultori come servizi che erogano la misura, senza nessuna negoziazione possibile in fase di richiesta della misura, esiste una terza via che si muova nella direzione di ricucire e dotare di significati non solo economici, una relazione d’aiuto?

Non ultimo, la discriminazione

Sin dall’istituzione del Fondo Sostengo (link articolo “Gocce nel mare per i padri separati”), abbiamo segnalato il carattere discriminatorio del Fondo Sostengo: possono fare domanda per il contributo economico solo ed esclusivamente genitori che hanno contratto il matrimonio. E la DGR 2513 amplia certamente il target dei beneficiari anche ai genitori divorziati, ma nella sostanza, conferma che tutti i genitori non sposati che si trovano in una situazione di crisi e di vulnerabilità economica, non hanno diritto ad accedere alla misura. Ancora una volta, una scelta che genera una discriminazione evidente soprattutto verso i minori, laddove esisterebbero minori maggiormente protetti e minori non visti perché nati fuori dal matrimonio…