L’allegato C) della dgr approvata il 23 dicembre scorso, come di consueto, è dedicato alle regole in ambito sociosanitario. Si ripropongono qui di seguito solo alcune delle numerose indicazioni contenute nella delibera, rimandando pertanto ad una lettura delle sezioni di specifico interesse.

Meno risorse e molte incertezze

Un primo dato di un certo rilievo è la dichiarazione di apertura dell’allegato: il sistema sociosanitario lombardo dovrà contare su 15 milioni in meno, quota identificata quale ricaduta sull’Assessorato alla famiglia della situazione di incertezza sulle risorse economiche derivanti dal livello nazionale. Questo potrebbe quindi significare che l’andamento di crescita riscontrato in questi ultimi anni potrebbe ricevere una brusca battuta d’arresto (si veda articolo dedicato).
Si citano inoltre altre incertezze con cui il legislatore (e i territori) dovrà fare i conti: il possibile aggiornamento dei LEA dal livello nazionale e le possibili future ricadute della riforma sociosanitaria delineata nel Libro Bianco, sulla cui applicazione però non si hanno ancora notizie precise.

Obiettivi del sistema sociosanitario

Pur in questo quadro di incertezza la Giunta conferma le principali piste di lavoro per il prossimo anno:

  • definizione del volume di attività da contrattualizzare, con particolare riferimento agli indici di fabbisogno espressi dai diversi territori
  • adeguamento ai LEA, avvicinandosi all’adozione dei costi standard
  • messa a sistema delle azioni innovative e sperimentali  dando priorità alle cure palliative e alle tossicodipendenze
  • conferma del fondo a sostegno della famiglia, proseguendo il rafforzamento della presa in carico integrata e lo sviluppo del budget di cura

Risposta integrata al bisogno

Si conferma la centralità della presa in carico integrata in riferimento alla quale si identificano alcuni “strumenti” cardine del sistema per il suo perseguimento:

  • il budget di cura, come modello da perseguire (si veda articolo dedicato al tema), di cui si indica la buona sperimentazioni avvenuta con la misura B1 riferita al Fondo non autosufficienza, in favore di disabilità gravissime in condizioni di dipendenza vitale (si veda un articolo di commento dedicato)
  • i centri multi servizi, quali modalità organizzative innovative, particolarmente funzionali all’integrazione.

Valutazione multidimensionale

Si conferma l’approccio multidimensionale alla valutazione e il completamento del percorso di revisione di alcuni strumenti di valutazione:

  • dal 1° gennaio è assunta la “Suite InterRAI” quale scala di valutazione regionale per l’ADI, abbandonando definitivamente le ipotesi del precedente esecutivo riferite alla sperimentazione della FIM (si veda il Vademecum di LS dedicato alle politiche per la domiciliarità)
  • e dal 1° luglio entra in vigore un nuovo modello di valutazione dei bisogni per le dipendenze, di cui si riporta il dettaglio in appendice

Le regole non dicono invece nulla sulla valutazione multidimensionale per i minori con disabilità e per disabilità adulte, indicate allo studio nel 2014 dalle regole precedenti.

Le sperimentazioni

Fondo Famiglia – Si confermano tutte le misure finanziate dal Fondo (residenzialità leggera, residenzialità per minori con gravissima disabilità, rsa aperta, presa in carico ambulatoriale di persone affette da GAP e comunità per minori). Per i dati puntuali circa i risultati raggiunti nel 2014 (6.000 valutazioni e 5.800 persone prese in carico) rimandiamo alla dgr specifica che ne determina lo sviluppo per il nuovo anno (dgr 2942 del 19 dicembre 2014).
Autismo – Viene ripresa la prima dgr della nuova legislatura, quella in riferimento all’autismo, anche in questo caso prospettandone una prosecuzione, anche a fronte dei dati di monitoraggio raccolti (1.092 persone prese in carico grazie alla misura, di cui oltre l’80% minori).
Unità d’offerta innovative – Si richiamano le prefigurazioni di messa a sistema delle diverse unità d’offerta sperimentalmente avviate dalla precedente Giunta (riabilitazione per minori disabili, nuove unità in tema di dipendenze, assistenza post acuta, residenzialità leggera/assistita, residenzialità per minori con gravissime disabilità e Consultori). Si fa riferimento a quanto contenuto nella dgr 2022/2014 che ha posto il nuovo termine per la messa a sistema definitiva a marzo 2015.

Sviluppo dell’offerta

Il 2014 è stato l’anno in cui l’attenzione prioritaria si è concentrata sull’incremento della dotazione sull’area disabilità, con l’accreditamento a messa a contratto di tutti posti disponibili in regione e con la possibilità del passaggio di posti da RSA a RSD. Tale potenziamento ha portato ad investire 9 milioni di euro in più su quest’area e un incremento della dotazione regionale di posti letto (box 1).
Obiettivo di sviluppo per il nuovo anno saranno invece le RSA, della cui situazione regionale la dgr offre una descrizione sintetica (box 2).
In riferimento allo sviluppo dell’offerta, la delibera interrompe il blocco degli accreditamenti disposto lo scorso anno, riaprendo la possibilità ai soggetti gestori, autorizzati o abilitati all’esercizio, di accreditarsi.

 

Box 1 – L’offerta per la disabilità in LombardiaRSD 3.984 posti letto (2014 +174 nuovi posti e + 5 nuove strutture)CDD 6.305 posti letto (2014 + 187 nuovi posti e + 9 nuove strutture)

CSS 1.373 posti letto (2014 + 124 nuovi posti e + 13 nuove strutture)

 

Box 2 – Le RSA lombarde

  • quasi 62mila posti autorizzati (61.893); di cui quasi 60mila accreditati (59.702) e  57mila a contratto (57.434);
  • 2,1 posti letto ogni 10 anziani +75 non autosufficienti
  • 22.508 persone in lista d’attesa
  • 98,16% indice di saturazione dei posti a contratto
  • Milano (città, 1 e 2), Bergamo, Monza e Brianza e Varese i territori con offerta inferiore alla media regionale
  • l’orientamento delle persone alla scelta della struttura è dato prevalentemente dalla vicinanza con la residenza, propria o dei famigliari

 

Le novità per le RSA

Vendor rating – Le RSA saranno la prima unità d’offerta con cui si avvierà il superamento della logica di budgettizzazione basata sulla spesa storica, per passare ad un nuovo sistema centrato sul modello del vender rating. Tale modello consiste nella classificazione di ciascuna RSA all’interno di 5 livelli (C, B, A,AA, AAA) sulla base di un set di indicatori riferiti al minutaggio assistenziale, al mix professionale, alla retta media e alla saturazione, calcolati sulle rendicontazione 2014 (si veda Box 3).
Alle strutture che risulteranno in classe C e B verranno ridotte risorse storicamente assegnate, nella misura del 2% e del 4%. Le risorse decurtate saranno messe prioritariamente a disposizione di strutture della stessa Asl che ottengono classificazioni AA o AAA e situate in territori in cui la dotazione di posti letto risulta inferiore alla media regionale o strutture virtuose in linea con la copertura regionale.
Il modello entrerà a regime nel 2016 pertanto i budget del 2015 per questa unità d’offerta vengono stabiliti solo fino al primo semestre sulla base dello storico, riadattati per i mesi successivi, secondo i risultati ottenuti nel rating. Si ribadisce che il modello operativo e gli indicatori saranno condivisi con la rappresentanza dei gestori.

 

Box 3 – Gli indicatori del Vendor Rating

  • Minutaggio assistenziale: differenza tra minutaggi totali rendicontati ai fini dello standard gestionale e i 901 minuti  previsti dall’accreditamento
  • Mix professionale: rapporto tra totale delle ore rese da personale sanitario rispetto al totale delle ore
  • Retta media: differenza retta media della struttura e retta media dell’ASL di appartenenza
  • Saturazione: rapporto tra le giornate di produzione effettive e il numero di giornate teoriche calcolate sui posti attivi

 

Incremento posti – Si prevedono per il 2015 risorse economiche aggiuntive, non meglio specificate, per potenziare l’offerta RSA, a beneficio delle province oggi carenti. Saranno dunque messi a contratto posti aggiuntivi, prioritariamente di strutture con i migliori rating.
Verso i costi standard – Tema su cui già dal precedente esecutivo la Regione è impegnata in una serie di approfondimenti. Le regole 2015 sembrano porre il primo tassello per l’applicazione dei costi standard, definendo il pacchetto base RSA e con esso declinando le prestazioni minime che tutte le RSA devono offrire, sulla base del quale seguiranno anche le determinazione del relativo costo standard. Si tratta di prestazioni in parte obbligatorie per l’accreditamento a cui però ne sono state aggiunte altre, possedute dalla maggior parte delle RSA.
Le regole, come di consueto, danno indicazioni specifiche in tema di vigilanza e controllo e budgettizzazione delle unità d’offerta, diverse dalle RSA, su cui però rimandiamo alla lettura delle sezioni dedicate nella dgr.

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