Dal 1° gennaio 2015 il nuovo ISEE è a tutti gli effetti operativo. Cosa significa in pratica? Come si stanno attrezzando Comuni e CAF?

Le amministrazioni hanno iniziato a rivedere i propri regolamenti, le soglie di accesso alle prestazioni sociali agevolate e i sistemi di calcolo della compartecipazione al costo da parte degli utenti; in alcune situazioni si sta procedendo con simulazioni ISEE vecchio/ISEE nuovo per stimare le possibili ricadute del nuovo indicatore sulla platea di beneficiari, che potrebbe allargarsi o anche restringersi; alcune regioni, infine, come ci risulta la Lombardia

[1], stanno predisponendo delle linee di indirizzo per rendere più uniforme l’applicazione della norma a livello territoriale.
Intanto, le nuove DSU sono già in produzione presso i Caf, attraverso il nuovo sistema informativo predisposto dall’INPS. Eppure, a meno di un mese e mezzo dal suo avvio, si profilano tempi duri per il nuovo indicatore della situazione economica equivalente.

Che cosa comportano le tre sentenze del TAR del Lazio dello scorso 11 febbraio, che hanno accolto, seppur parzialmente, i ricorsi presentati contro il DPCM 159/2013? (TAR Lazio, Sezione I, n. 2454/2015, 2458/2015 e 2459/2015)

Le sentenze del TAR del Lazio dell’11 febbraio scorso hanno accolto in parte i ricorsi presentati da alcune Associazioni di Tutela di disabili andando a modificare le modalità di calcolo dell’indicatore. In particolare le sentenze hanno stabilito che:

  • vengano escluse dal computo  dell’ISEE i “trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari a qualunque titolo percepiti da amministrazioni pubbliche” (art. 4, comma 2 lettera f);
  • le franchigie previste per disabili maggiorenni da portare in detrazione siano equiparate a quelle per disabili minorenni e dunque aumentate, annullando la parte del Dpcm in cui si prevedeva un maggior favore delle franchigie per i soli minorenni (art. 4, lettera d, n.1, 2, 3).

Ciò significa che tutti i redditi esenti Irpef e dunque non solo le prestazioni di natura ‘risarcitoria’ e compensativa di una situazione di fragilità, fuoriescono ancora una volta da calcolo dell’ISEE, contravvenendo in questo modo al miglioramento della selettività dell’indicatore che la riforma, con l’inclusione di tutti i redditi a qualunque titolo percepiti, si proponeva. Oltre al fatto che escludere dal computo i trattamenti indennitari avrà come ricaduta l’impossibilità di detrarre parte delle spese per l’impiego di badanti, attualmente previsti dal Dpcm nei limiti dei trattamenti percepiti …
Un altro possibile effetto distorsivo generato dalle sentenze sta nell’equiparare le franchigie. La ragione dell’attuale differenziazione tra disabili maggiorenni e disabili minorenni sta nella diversa composizione familiare di riferimento ai fini ISEE: allo stato attuale nel caso di richiesta di prestazioni socio-sanitarie il nucleo è ristretto per disabili maggiorenni (salvo che non si richieda esplicitamente il calcolo dell’ISEE standard) mentre è allargato per disabili minorenni. Aumentare le franchigie per i disabili maggiorenni comporterebbe sostanzialmente un ‘maggior favore’ per questi ultimi a danno dei disabili che non hanno ancora raggiunto la maggiore età e vivono con i genitori.

Che cosa ci si può ragionevolmente attendere per i prossimi mesi?

Entro 60 giorni dalla notifica delle sentenze da parte dei ricorrenti la Presidenza del Consiglio potrà proporre appello al Consiglio di Stato per una valutazione nel merito; se invece non verrà proposto appello, la sentenza diventerà definitiva, cioè passerà ‘in giudicato’ e allora occorrerà modificare la norma. La cosa più verosimile da attendersi è che la Presidenza del Consiglio faccia ricorso chiedendo una sospensiva, cioè una sospensione degli effetti delle sentenze fino al pronunciamento del Consiglio di Stato, che potrebbe richiedere anche diversi mesi. Mesi in cui i cittadini, specie i più fragili, continueranno a rivolgersi ai servizi per poter accedere alle prestazioni, ma con qualche incertezza in più rispetto alle modalità di calcolo della propria condizione economica e alla legittimità amministrativa dei procedimenti attivati, in un quadro poco definito e decisamente fluido.


[1] La Regione, anche in collaborazione con ANCI e le associazioni, sta studiando delle linee guida per l’applicazione dell’Isee nei territori, che tuttavia non sono ancora state rese ufficiali.