Franco era divenuto, forse suo malgrado, un grande esperto di “servizi sociali”. La presidenza prima della Uildm Nazionale e poi della Ledha, intervallata da una lunga militanza come “portavoce” di fatto dell’intero movimento associativo, lo avevano posto spesso al centro delle analisi e delle riflessioni inerenti i temi del welfare sociale, sia di carattere nazionale che regionale e locale.
Il welfare sociale non era però il suo argomento preferito. Franco preferiva offrire il suo punto di vista sul rapporto della società con la disabilità, prendendo spunto da fatti di cronaca e di costume (a volte secondari) per svelare i meccanismi che possono condurre la disabilità nel limbo dell’emarginazione o, al contrario, riportarla al centro dei dibattiti pubblici. La sua militanza lo portava ad occuparsi di invalidità, Isee, politica sanitaria e sociale ma la sua attenzione come giornalista e osservatore si concentrava essenzialmente sul tema della comunicazione, dell’individuazione degli argomenti e dei linguaggi per poter parlare di disabilità, parlando contemporaneamente di tutta la società. Per poter parlare di disabilità in modo che tutti potessero capire, fermarsi anche solo per un secondo a riflettere.
Sono quindi relativamente pochi gli articoli di Franco dedicati al tema del welfare sociale. Cristiano Gori ha avuto la bella intuizione di pubblicare i più significativi: perché se Franco parlava poco di servizi sociali, quando lo faceva distillava nelle sue parole la competenza accumulata grazie alla militanza associativa, miscelandola con la sua attenzione a non parlare, come spesso si fa, di un “mondo a parte” ma di una parte del mondo, troppo spesso relegata in un angolo, nel limbo degli addetti ai lavori. Un limbo dove le persone con disabilità spesso non riescono a far uscire la loro voce, il loro punto di vista, la loro critica ad un mondo che non pensa che, per loro, lo spazio di un centro diurno o di una residenza assistita.

Le sue parole erano rivolte sia ai decisori, con un forte contributo a contrastare la campagna sui falsi invalidi, ma anche agli operatori senza mai dimenticare ovviamente le persone con disabilità, ancora una volta strappate al velo di silenzio e di invisibilità, grazie al suo sguardo ed alle sue parole.
È in questi articoli che Franco ha messo meglio a frutto la sua capacità di osservazione ed il suo sguardo “svelatore”, perché nella sua esperienza personale i contatti con questo mondo non sono stati particolarmente significativi. Non parla quindi per “esperienza personale” ma esercitando in pieno il suo ruolo di rappresentante: parola che contiene in sè contemporaneamente il significato di “portavoce” ma anche di colui che “rappresenta”, cioè racconta, mette in scena, svela.
Franco ci offre le sue parole per porci qualche domanda sul senso delle politiche, sul senso dei benefici, sul senso dei servizi. Domande che avremo bisogno di porci a lungo, se vogliamo contribuire a promuovere, sul serio, il diritto di tutte le persone con disabilità ad essere pienamente parte del mondo, del nostro mondo.
Franco era anche un grande costruttore di relazioni, frequentava e faceva incontrare persone con idee, competenze e percorsi assai diversi. Fedeli al suo messaggio di incontro e contaminazione reciproca abbiamo pensato di unire gli sforzi per raccogliere in questo Vademecum alcuni suoi scritti tratti dalle diverse testate delle quali ci occupiamo. Ma è solo l’inizio. Nel prossimo futuro – infatti – vi saranno numerose occasioni per continuare a confrontarci sulle idee di Franco, diversi tra noi ci stanno lavorando.

Cosa contiene questo Vademecum

Il titolo della raccolta parafrasa una frase di William Shakespeare- “la bellezza è negli occhi di chi la guarda” –  ed è stato scelto per comunicare con immediatezza uno dei principali contenuti trasversali agli articoli riportati: parlare di disabilità è parlare del mondo, così come parlando del mondo si può parlare di disabilità.
Gli scritti raccolti in questo Vademecum sono stati pubblicati in varie forme e su diverse testate (Vita.it, Vita Magazine, Inserto La Lettura del Corriere della Sera, Invisibili.corriere.it, WelfareOggi) tra il 2011 e il 2014. In questa raccolta sono suddivisi, per  facilitare la lettura, in tre sezioni tematiche.

La prima sezione è dedicata al tema dei diritti difficili.

Negli articoli riportati Franco, discutendo e commentando temi “caldi” nell’area della disabilità (la cosiddetta lotta ai falsi invalidi, il dibattito sulla riduzione delle indennità di accompagnamento) torna e ritorna a parlare di diritti, proponendo riflessioni che riguardano primariamente le persone con disabilità, ma non solo.
La caratteristica prima di questi scritti è quella di riuscire a trattare un tema complesso quale quello dei diritti, e della loro effettiva esigibilità nel nostro sistema di welfare, in modo estremamente concreto, senza complicate teorizzazioni ma guardando, in primo luogo, a come le scelte politiche, economiche o amministrative ricadano e portino conseguenze dirette nella vita delle persone.
L’universalismo selettivo e i suoi rischi, l’assenza di una definizione di livelli essenziali nel sociale, l’abisso di garanzie di prestazioni tra sociale e sanitario, la frammentazione e scomposizione dei diritti  per tipologia di persona e di bisogno (giovani, donne, poveri, anziani, disabili, disoccupati, etc) e la relativa spinta ad una “guerra tra poveri e poverissimi” sempre più feroce, la differenza tra diritti e loro esigibilità, le strategie di riduzione dei costi e le relative ricadute sulla vita e sulla dignità delle persone sono tutti temi che, attraverso il racconto, l’indignazione e, a volte, un po’ di ironia, attraversano queste pagine.

La seconda sezione è dedicata al mondo dei servizi per la disabilità.

Lo sguardo di Franco sui servizi parte dalla domanda a cui tutte le analisi e le valutazioni di efficacia dei servizi nel sociale (anche non rivolti alla disabilità) dovrebbero rispondere: i servizi consentono oppure no di migliorare l’inclusione delle persone che ne sono beneficiarie?  Anche qui l’inclusione non è genericamente richiamata, ma precisamente intesa  come “mettere ogni persona con disabilità in condizione di interagire con l’ambiente nel quale vive, di scegliere il proprio progetto di vita, di muoversi liberamente, in casa e fuori, di partecipare alla vita sociale, lavorativa, culturale, sportiva.”
Gli scritti riportati in questa sezione richiamano l’importanza dell’interrogarsi circa le caratteristiche di inclusività del lavoro dei servizi, in particolare in quelli rivolti alle persone con disabilità, dove il rischio continuo è quello di una eccessiva preponderanza della visione sanitaria e di una omogeneizzazione di condizioni di vita e di salute, a discapito di un intervento complessivo a favore delle persone e dei loro diversi bisogni e desideri.
Il perpetrarsi, anche nel mondo dei servizi e in particolare in quello delle residenze, di una visione spesso stereotipata della disabilità, legata a pregiudizi diffusi e difficili da abbattere e l’importanza di assumere un’ottica inclusiva che non si fermi a una visione compassionevole è raccontata anche attraverso esperienze dirette, che nella loro semplicità riportano chiare evidenze che non si rivolgono agli specialisti e ai tecnici del welfare, ma che sanno parlare a tutti i lettori che incontrano i servizi come beneficiari, familiari o semplicemente come cittadini.

La terza sezione è intitolata “lo sguardo sulla società”.

Gli articoli riportati qui vogliono essere un piccolo estratto rappresentativo del racconto che Franco ha fatto, negli anni, di quanto accadeva nella società intorno a lui: il tema del lavoro e dell’inclusione lavorativa, l’aggravarsi e il diffondersi di fenomeni come quello delle dipendenze da gioco, l’affermarsi di un clima di dibattito sociale e politico sempre più “fazioso” e poco finalizzato a individuare strategie e soluzioni ai problemi, sono raccontati attraverso osservazioni attente e il richiamo a interventi decisi, di rottura con il modo di porsi delle istituzioni – spesso incerto, sussurrato – proponendo l’idea di perseguire una “direzione del tutto differente di marcia, abbandonando gli automatismi.”
Infine, e sempre in questa direzione di costruire e ricostruire visioni complete e concrete di quanto avviene nel mondo, gli ultimi contributi riportano articoli e lettere scritte da Franco ad alcuni amici  che ci parlano della responsabilità di narrare e raccontare la disabilità, attraverso la scrittura, ma non solo, per crearne una conoscenza diffusa e reale, sempre focalizzando sulle due parole chiave dei suoi scritti: diritti e inclusione.