Il peso della burocrazia: l’opinione delle associazioni di volontariato

Contributo realizzato da CSVNet Lombardia. Esito di un’indagine conoscitiva realizzata presso le associazioni

A cura di

4 maggio 2015

Prosegue il viaggio di LombardiaSociale.it nel mondo del volontariato con l’obiettivo di indagare il tema del rapporto con la Pubblica Amministrazione e la relazione con la burocratizzazione delle procedure. Dopo un primo articolo di inquadramento del tema, CSVNet Lombardia ha realizzato un’indagine conoscitiva per raccogliere la diretta opinione dei responsabili delle associazioni lombarde.

imagesUn apparato burocratico strutturato e ben presente nella vita delle associazioni di volontariato, e che costringe, il più delle volte, a chiedere l’aiuto di consulenti esterni. Ma anche un sistema che, a detta delle stesse associazioni, non concede quanto ci si aspetterebbe a chi si impegna per rispettare tutte le regole.

Sono questi alcuni dei tratti più chiaramente leggibili scorrendo le risposte del breve questionario compilato da 1196 responsabili di associazioni distribuite su tutto il territorio lombardo. Prosegue infatti con una raccolta di dati il breve viaggio nel mondo del volontariato e della burocrazia inaugurato da LombardiaSociale.it e CSVnet Lombardia con un primo focus pubblicato nel mese di dicembre 2014.

 

Chi ha risposto al questionario

Circa 8000 sono state le associazioni interpellate: 1196 (circa il 15%) quelle che hanno risposto. Di queste, circa la metà ha risposto anche alle domande del questionario aperte e non obbligatorie.  Il 55% dei rispondenti al questionario (somministrato esclusivamente online) ha un’età compresa fra i 30 e i 60 anni, il 41,5% oltre i 60 anni e solo una minoranza, pari al 3,5%, è al di sotto dei 30 anni. Si tratta per la maggior parte di associazioni di volontariato (il 70%), e in misura minore di associazioni di promozione sociale (23,5%) o altri tipi di realtà (6.5%).

Oltre la metà di esse (57%) sono associazioni con un numero di soci compreso fra 10 e 100, mentre il 34% ne dichiara più di 100. In massima parte sono realtà che si possono definire ormai “storiche”: oltre il 66.9% esiste da più di dieci anni.

 

Una burocrazia presente, per molti in aumento

La sensazione di maggiori aggravi – o comunque la percezione di ulteriori richieste di impegno – dal punto di vista degli adempimenti, non è plebiscitaria ma viene percepita come stabile. Se il 43% dei responsabili di associazioni descrive infatti l’andamento degli adempimenti burocratici come sostanzialmente invariato, la fetta di scontenti che ha percepito un aumento più o meno sensibile di burocrazia si divide fra il 38,2% che trova semplicemente “aumentato” l’impegno richiesto dalla normativa, e un 16,6% che lo descrive addirittura come “molto aumentato”. Trascurabile è invece, dal punto di vista percentuale, la porzione di rispondenti che trova “diminuita” se non “molto diminuita” la pressione in questo senso.

 

Associazioni responsabili e consapevoli: ma ne vale davvero la pena?

C’è consapevolezza della delicatezza insita nelle missioni delle proprie organizzazioni di volontariato. Dalle risposte, infatti, affiora chiaramente un certo richiamo alla responsabilità. Se infatti da un lato è evidente la percezione della presenza di un apparato burocratico tutt’altro che leggero, dall’altro notiamo che oltre la metà degli intervistati pensa che la normativa attualmente in vigore chieda ai responsabili di una associazione di “assumersi le giuste responsabilità” (51,6%). Non manca una significativa porzione di scontenti (47,2%) che lamenta un eccessivo accollo di responsabilità. A fronte di tale impegno, la percezione delle opportunità che le associazioni possono assicurarsi “solo tramite il rispetto di questi adempimenti” è orientata a una sostanziale stabilità: il 69,4% ritiene infatti che le possibilità siano quelle di sempre, il 18,2% che siano diminuite, il 12,4% che siano aumentate.

Se fin qui le percentuali hanno collocato il parere delle associazioni in un sostanziale equilibrio, cioè senza grandi polarizzazioni, è la domanda più generale riguardate l’effettiva contropartita derivante dal rispetto della normativa a far registrare una forte presa di posizione. Ben il 78,7% dei rispondenti, infatti, ritiene che lo sforzo compiuto dalla propria associazione per adempiere agli obblighi imposti per legge non sia direttamente proporzionale all’effettivo beneficio in termini di possibilità offerte. Come a dire: a fronte di molto impegno, poco aiuto.

 

Burocrazia complessa: da soli impossibile districarsi

Il 73% delle associazioni si avvale anche di un aiuto esterno all’associazione stessa, come i Centri di Servizio al Volontariato, commercialisti, o altro tipo di consulenti. Il 21% dichiara di affidarsi a conoscenze interne all’associazione (dove qualche volta è possibile appoggiarsi a consulenti qualificati e “simpatizzanti” o organici all’associazione, oppure a livelli associativi provinciali/regionali). Il 6% dichiara invece di affidarsi solo ad aiuti esterni all’associazione. Fra coloro che cercano aiuti esterni il 41,6% trova come interlocutori i Centri di Servizio per il Volontariato, il 39.9% commercialisti o altri consulenti, il 18,6% altri tipi di supporto.

Contestualmente a questi ultimi dati, va considerato che spesso un appoggio in studi di commercialisti è necessario e obbligato per l’espletamento di pratiche per via telematica.

La compilazione della scheda per il mantenimento dei requisiti per l’iscrizione nei Registri Regione Lombardia pare essere l’adempimento più complesso: segnalato dal 48,5% dei responsabili di associazioni fra la decina di obblighi di legge sottoposti, stacca di ben 40 punti percentuali il secondo adempimento percepito come più problematico: l’iscrizione al Registro Regionale. E proprio questi ultimi due adempimenti rappresentano le pratiche più seguite dai consulenti dei CSV.

 

I controlli sono aumentati, ma in pochi se ne sono accorti

Una maggiore attenzione da parte degli organi preposti al rispetto della normativa è certo, ma dalle risposte raccolte solo una parte dei rispondenti sembra aver percepito il maggiore controllo: il 48,7% afferma di aver notato un incremento dei controlli, ma il 51,3% no.

 

Fra difficoltà e speranze

Alle domande aperte del questionario in molti hanno risposto suggerendo uno snellimento dell’apparato normativo, lamentando anche una certa difficoltà nell’interpretazione delle regole, vari cortocircuiti normativi, mancata semplificazione nel passaggio da cartaceo a digitale, sistemi informatici di riferimento mal funzionanti, tempi lunghi per ottenere risposte dagli enti pubblici, nell’erogazione del 5xMille, e poi pratiche ridondanti, interpretazioni divergenti della normativa anche fra addetti ai lavori. Si lamenta anche una sorta di mancato riconoscimento di valore: il volontariato – è il pensiero che affiora dalle risposte di molti – è una risorsa preziosa alla quale, insieme a un doveroso apparato di norme, andrebbe concessa una corsia preferenziale proprio per la natura (gratuita) e le finalità (comuni). Si conferma quindi quando enucleato nel precedente articolo: la frustrazione e il tempo impiegato alle prese con la burocrazia diventano tempo sottratto alla attività di volontariato.


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