I primi risultati dell’applicazione delle RSA/RSD aperte  (dgr 2942)  mostrano che la misura  ha riguardato in totale 1770 persone  sulle 1.983 valutate, contro una previsione di presa in carico di  10.000, raggiungendo dunque solo il 17% del volume di utenza immaginata.  In base alla sua esperienza di gestore di RSA aperta, quali ritiene  siano i motivi  della  grande distanza tra le aspettative regionali e i risultati raggiunti?
Prima di entrare nel merito dell’analisi, è opportuno ricordare che il target dei nuovi interventi introdotti nel 2014 sono le  persone affette da demenza assistite a domicilio, non già in carico ad altri servizi della rete sociosanitaria ad eccezione dell’ADI.  La centralità data agli  interventi finalizzati al sostegno della famiglia e della domiciliarità non a valenza prioritariamente sanitaria evidenzia l’originalità della misura nel panorama normativo lombardo, puntando a sostenere le famiglie gravate da compiti assistenziali fornendo  loro sollievo, tempi di riposo dall’assistenza, accompagnamento qualificato e professionale.
Ad incrementare ulteriormente l’innovatività della disposizione normativa è stata l’individuazione delle RSA/RSD quali Enti gestori di questa misura, strutture organizzative più abituate a misurarsi con dinamiche di istituzionalizzazione della cura piuttosto che di domiciliarità e territorio (si veda un precedente articolo sul tema) .
Ciononostante, lo scostamento tra quanto previsto dal legislatore e l’effettivo  utilizzo nel 2014 dei  voucher  RSA da parte dei cittadini,  è veramente significativo.
Riflettendo sulle possibili cause, riteniamo che l’approfondimento e l’elaborazione delle novità contenute nell’atto normativo da parte  non solo degli enti direttamente coinvolti bensì di  tutti i soggetti della rete ( dal Medici di Assistenza Primaria agli Enti Locali), abbia di certo inciso nei tempi di attuazione della normativa. Inoltre la necessaria definizione tra  gli Enti Gestori e le ASL delle regole e delle procedure di attivazione e realizzazione dei voucher hanno anch’essi dilatato i tempi  per la realizzazione effettiva contribuendo  a creare la distanza rilevata tra le aspettative normative e gli impatti concreti sul sistema di Welfare lombardo.

Quali suggerimenti potrebbe dare al decisore per evitare il ripetersi di una situazione analoga?

Ci sembra necessario e strategico puntare su una maggiore informazione sul territorio, che non sia esclusivamente centrata su canali informatici, spesso non di facile accesso ai destinatari della misura. Non a caso la centralità dell’azione di comunicazione e informazione alla cittadinanza sugli interventi previsti dal Fondo Sostegno alle famiglie viene rimarcata in modo deciso nella sopraccitata DGR X/2942 che dedica una sezione alla definizione delle azioni volte a promuovere la conoscenza dei servizi da parte dei potenziali beneficiari degli interventi.

Come valuta le novità introdotte dalla DGR 2942? Ritiene che possano essere utili per una migliore riuscita della seconda tornata della sperimentazione?

Le novità che prevede la  delibera  riguardano sia il fronte dei destinatari che quello dei a servizi e degli interventi realizzabili. Oltre a ricomprendere le persone affette da demenza, include come destinatari della misura RSA Aperta anche gli anziani ultrasettacinnequenni  non autosufficienti residenti al domicilio rivolgendosi “ad un segmento della popolazione, tra i meno assistiti dalla rete d’offerta dove il carico assistenziale è quasi totalmente e quasi sempre assunto dalle famiglie”.
Riteniamo che ciò sia molto positivo soprattutto alla luce dell’originalità delle finalità dei servizi attivabili, non solo centrati su interventi sanitari destinati alla cura dell’utente bensì all’ accompagnamento e al sostegno concreto alla famiglia, vero beneficiario delle misure che – prima di questa delibera – salvo eccezioni o progettualità mirate, poteva attivare servizi similari ma in regime privato o con quota di compartecipazione.
La valutazione multidimensionale del bisogno, processo atto ad individuare il profilo economico di riferimento tra i tre previsti dalla normativa (a cui corrisponde il livello d’intensità del bisogno) qui a Bergamo rimane in carico alle équipe dei CEAD.  L’obiettivo è quindi quello di individuare un pacchetto di prestazioni che valorizzi l’integrazione tra gli interventi individuati dalla delibera[1], considerati i bisogni e le richieste della famiglia.
E’ invece a  carico dell’Ente Gestore un’attività di Valutazione finalizzata ad analizzare  ex ante l’attivazione del processo o in corso di durata dello stesso, il contesto familiare e ambientale e le risorse già attive per meglio definire e calibrare gli obiettivi del P.A.I.  Viene inoltre introdotta la funzione di care management, in capo sempre all’Ente gestore, quale parte integrante di ogni profilo in quanto volta a tenere i contatti con la rete sociale e sanitaria, accompagnare la famiglia e la persona, informarla, indirizzarla e orientarla fornendo indicazioni utili.
Crediamo che il  ruolo di case management attribuito agli Enti Gestori sia di grande significato.  Il Gestore non è chiamato  “solo” ad erogare prestazioni socio sanitarie ma ad attivare con le famiglie relazioni continuative che, consolidandosi attraverso i contatti almeno quindicinali previsti dalla normativa, possono costituire  un ulteriore punto di riferimento. Ciò è di particolare importanza soprattutto per quei nuclei familiari che affrontano in grande solitudine i carichi assistenziali e le problematiche che ne derivano.
La durata massima dei progetti individuali è fissata in un massimo 12 mesi. Il parametro “tempo” è sicuramente un elemento importante nella realizzazione degli interventi, sia per la famiglia sia per i servizi.  Un anno può essere un tempo ragionevole nel quale molto si può costruire nei rapporti con la famiglia e con il territorio. Tuttavia la scadenza della sperimentazione in corso rischia, avvicinandoci gradualmente al 31 dicembre 2015, di ridurre in modo considerevole la durata dei progetti, così come avvenuto per la DGR X/856 del 2013,  generando incertezza, insoddisfazione e fatica da parte delle famiglie e degli Enti Gestori.

Quali aspetti valuta più positivamente per gli Enti gestori ? E quali  appaiono critici?

Il provvedimento normativo consolida e potenzia l’opportunità per le RSA di posizionarsi maggiormente verso il territorio, permettendo alle strutture residenziali di porsi in modo nuovo e diverso nei confronti dell’anziano fragile e della sua famiglia. Infatti le RSA si approcciano generalmente all’anziano quando subentra la scelta di ricovero e meno frequentemente vengono a contatto con l’esperienza domiciliare, contesto in cui la famiglia mantiene in modo incontrovertibile la centralità della funzione di cura e assistenza.
Per una struttura residenziale, più abituata a promuovere processi di cura all’interno di un setting istituzionalizzato, l’aprirsi ad azioni concrete anche agite nel territorio può divenire fonte di arricchimento e crescita, consentendo processi di riprofessionalizzazione della presa in carico istituzionale più consapevole e vicina alle modalità di assistenza dei contesti domiciliari, laddove prevale ed è maggiormente possibile la personalizzazione della cura.
Per gli operatori della RSA lo sperimentarsi in un’esperienza anche domiciliare può rappresentare una grande opportunità, di crescita e di sviluppo professionale ed umano, in cui sarà possibile riconoscere e valorizzare, in modo interscambiabile e reciproco, le diversità e le ricchezze apprese dai diversi contesti di cura. Ciò, non da ultimo, potrebbe contribuire nel prevenire e contrastare il fenomeno del burn out degli operatori.
Inoltre la valorizzazione delle competenze e dell’esperienza delle RSA può senza dubbio contribuire a promuovere interventi integrati anche a carattere domiciliare ben qualificati.
Per contro, agli Enti Gestori viene chiesta un’alta responsabilità nell’esercizio delle funzioni di care management, nell’accompagnare la famiglia nell’utilizzo degli interventi previsti dal voucher allo scopo soprattutto di attivare sinergie e integrazioni  con gli aiuti, formali e informali, già messi in atto dalla famiglia stessa e puntando a qualificare ogni singolo intervento erogato.
Per gli Enti Gestori ciò significa investire in tempo e risorse qualificate, aspetti che vanno  valorizzati e riconosciuti.

Cosa può dirci in merito alla sperimentazione della misura “ RSA aperte” nel territorio bergamasco?

La buona collaborazione instaurata  nella nostra zona con i CEAD di riferimento territoriale e lo stretto raccordo con l’ASL di Bergamo stanno passo per passo consentendo di realizzare forme di erogazione dei servizi sempre più flessibili  e tarate sui bisogni delle famiglie. Tuttavia il carico organizzativo che ricade sugli Enti gestori rimane un elemento importante di cui è bene tenere conto per rendere (e mantenere sostenibile) la concreta attuazione di questa misura.
Inoltre l’inclusione, tra i beneficiari della misura RSA Aperta, degli anziani ultrasettantacinquenni non autosufficienti sta comportando e comporterà sempre più, in relazione al costante aumento delle domande, un consistente impegno a carico delle RSA nella programmazione e nel coordinamento delle azioni, nel raccordo con i CEAD e con il territorio, nella qualificazione e consolidamento delle relazioni con le famiglie.
Per concludere, riteniamo che le novità introdotte dalla DGR X/2942 possano contribuire allo sviluppo di interventi sempre più flessibili, in risposta ai bisogni di ogni famiglia, all’interno di un sistema di welfare regionale capace di valorizzare e riconoscere l’impegno degli Enti Gestori nella realizzazione dei progetti. Molto tuttavia è ancora da fare sul piano dell’informazione al fine di raggiungere gli obiettivi di comunicazione alla cittadinanza  auspicati.
Allo scopo di contribuire in modo attivo a tale azione,  l’Istituto san Giuseppe di Villa D’Adda ha creato e diffuso, già nel 2014 e ora nel 2015, una brochure denominata “Guida ai servizi della RSA Aperta”,  nella quale vengono riportati in modo chiaro e sintetico gli elementi centrali della normativa oltre a specificare le quote di compartecipazione a carico dell’utente per gli interventi residenziali e semiresidenziali fissate da questo Ente Gestore.  Crediamo che questa azione sia di fondamentale importanza sia per facilitare l’informazione sui servizi che, ancora oggi, vede nel “passaparola” una strategia comunicativa semplice e al contempo più rassicurante, sia al fine di garantire un rapporto con i cittadini trasparente, regolato, nel rispetto della libertà di scelta.


[1] Tra gli interventi previsti dalla DGR citiamo: integrazione del lavoro del caregiver/sostituzione temporanea del caregiver, analisi e adattamento degli ambienti, interventi di addestramento del caregiver per un tempo circoscritto per gli ambiti non di competenza AD/SAD, interventi di stimolazione cognitiva, di sostegno a BPSD, counseling e terapia occupazionale, altre attività integrative presso RSA o CDI di tipo semiresidenziale e residenziale.