Corrado Celata lavora da molti anni presso l’Asl di Milano, dove dirige le attività di prevenzione del locale Dipartimento delle dipendenze. Il gruppo tecnico costituito a Milano svolge anche la funzione di coordinamento tecnico della Rete regionale di prevenzione, costituita in Regione dal 2008, a supporto alla DG Famiglia e solidarietà sociale. Lo abbiamo intervistato per fare il punto sulle attività di prevenzione delle dipendenze sul territorio regionale.

Quali sono le radici della Rete regionale dipendenze?

La Rete regionale nasce ufficialmente con la Dgr 7223 del 2008 (si veda allegato). In realtà già allora rappresentava l’esito di un percorso iniziato nel 2003 con il progetto RE-LIGO “Realizzazione a titolo sperimentale di una rete sociale nell’area delle dipendenze”, che vedeva  la partecipazione di 9 delle 15 ASL Lombarde, 1 ligure e 1 piemontese. Il progetto RE-LIGO si proponeva di studiare una struttura organizzativa capace di costruire una strategia regionale nel campo della prevenzione delle dipendenze e migliorare la qualità dell’offerta preventiva erogata dai diversi attori del sistema . RE-LIGO si è mosso, quindi, in una logica di trasformazione del sistema di intervento da rete eterogenea di singoli interventi e (pochi) servizi, a rete di “Agenzie territoriali” con la funzione di coinvolgere l’insieme delle risorse professionali inserite nei servizi e nelle reti già esistenti e proporsi come centro propulsore e punto di riferimento di una serie di azioni sinergiche a sostegno della programmazione e della progettualità locale.

Da dove nasceva l’esigenza di pensare a una rete maggiormente integrata degli interventi preventivi?

La natura poliedrica del fenomeno delle dipendenze, la sua costante evoluzione e la sua penetrazione nella sfera della “normalità” degli stili di vita della popolazione (ben oltre i confini della marginalità), richiedevano una strategia preventiva in grado di coinvolgere un’ampia molteplicità di soggetti, con culture di appartenenza, filosofie di intervento e approcci metodologici anche molto diversi tra loro: servizi pubblici, enti locali, organizzazioni del privato sociale, volontariato, associazionismo, istituzioni scolastiche, associazioni di cittadini. Per il raggiungimento di un obiettivo di tale rilevanza, era ed è indispensabile che l’azione preventiva superi la tradizionale concezione che vede la progettazione e la programmazione quasi esclusivamente confinate nell’ambito del Sistema dei servizi socio-sanitari per la cura delle dipendenze e valorizzi il coinvolgimento attivo della varietà delle risorse e delle responsabilità sociali, culturali, educative, politiche presenti a tutti i livelli (Regione, territorio, comunità).

Quali sono state le evoluzioni successive al progetto RE-LIGO?

Dalle indicazioni emerse dal progetto RE-LIGO, conclusosi a fine 2005, è emersa la necessità di un raccordo che coinvolgesse tutte le Asl lombarde con l’obiettivo, da un lato, di favorire la costruzione di una strategia regionale della prevenzione e, dall’altro, di definire una programmazione comune e a lungo termine. Il primo passo è stata la costituzione di un Tavolo Tecnico Regionale Prevenzione (TTRP) che raccogliesse, periodicamente, un referente per ognuna delle 15 Asl del territorio e rappresentanti del privato sociale. È stato anche previsto uno staff di coordinamento a sostegno di questo tavolo e della Rete Regionale. Dal 2008 il TTRP è stato ufficializzato, diventando uno strumento stabile della DG Famiglia, solidarietà sociale e volontariato. Uno dei primi impegni  a cui è stato chiamato il  Tavolo, per favorire lo sviluppo da parte degli attori locali di progettazioni coerenti e sinergiche all’attuazione di una strategia regionale, è stata la stesura di due linee guida: Prevenzione delle diverse forme di dipendenza nella popolazione preadolescenziale e adolescenziale (Dgr 6219/07 – in allegato)  e Prevenzione delle diverse forme di dipendenza nella popolazione generale (Dgr 10158/09- in allegato).

Qual è oggi la struttura della Rete Regionale delle Dipendenze?

La Rete , oltre agli organismi regionali,  a livello territoriale vede i  Dipartimenti delle dipendenze -dentro i quali si organizza una equipe di prevenzione locale – quali “nodi e snodi” della rete stessa. Fondamentale è il ruolo del Comitato di rete locale: è composto da tutti i soggetti, pubblici e privati, che hanno titolo a valorizzare una rete territoriale unitaria sul tema della prevenzione delle dipendenze e dei comportamenti additivi in genere. Di norma ne fanno parte tecnici del Dipartimento, del privato sociale accreditato di settore, dei soggetti gestori di interventi di prevenzione e di educazione alla salute, di altri Servizi dell’ASL (afferenti al Dipartimento di Prevenzione e al Dipartimento ASSI), delle Aziende Ospedaliere, degli Uffici di Piano, dell’Amministrazione Provinciale, della Prefettura, delle forze dell’ordine, del terzo settore.

A che punto è questo lungo lavoro di costruzione di un sistema integrato d’interventi?

Devo dire che guardarsi indietro fa un po’ impressione. Si scorge infatti un disegno coerente che ha generato legami importanti e azioni comuni. Dalle prime linee guida ad oggi abbiamo maturato sui diversi territori punti di riferimento validati e condivisi, a partire dai programmi preventivi regionali che ci vedono impegnati sul campo: il Lifeskill training program (nelle scuole secondarie di primo grado), Unplugged (prevenzione dell’uso di tabacco, alcol e droghe nelle scuole), la rete Scuole che promuovono salute (www.scuolapromuovesalute.it) , la Rete WHP Lombardia dei Luoghi di lavoro che promuovono salute (www.retewhplombardia.org) e così via. Insomma, vedo coerenza, tenuta nel tempo e incremento progressivo, ma soprattutto grandi passi avanti dal punto di vista dell’intersettorialità delle partnership e delle azioni .

Quindi si fa più prevenzione di dieci anni fa?

E’ difficile dire se si faccia più prevenzione, anche perché non siamo ancora in grado di leggere il nostro lavoro dal punto di vista dell’impatto di salute, e il rischio è quindi quello di cadere nel tranello dell’equazione quantitativa “n. interventi = quantità di prevenzione”. Di sicuro c’è ancora molto da fare! Sicuramente però sono  diventate più sinergiche e competenti la progettazione e la programmazione degli interventi. Si è costruita una dinamica interessante: da un lato un centro, a livello regionale, che spinge i territori e, dall’altro, i nodi locali della rete che costruiscono concretamente le collaborazioni territoriali e restituiscono feedback al livello regionale. Naturalmente la situazione è molto variegata, da territorio a territorio: ci sono Asl molto avanti nella costruzione di alleanze fuori dai tradizionali servizi per le dipendenze e altre che indubbiamente fanno molta più fatica. Ma rispetto al punto zero di questo percorso, in cui eravamo piuttosto chiusi e sicuri … nel “recinto” dei nostri Dipartimenti, siamo tutti in cammino. Si è fatta soprattutto molta strada nel considerare la prevenzione delle dipendenze dentro il più vasto quadro della promozione della salute. La sinergia con i Dipartimenti di prevenzione delle Asl è uno dei frutti più interessanti, ma anche la spinta della legge regionale sulle ludopatie è stata molto utile a ri-coinvolgere e a rimotivare  – là dove era necessario – le comunità locali e gli enti territoriali. Ma oggi siamo chiamati a un passo in avanti.

In che senso?

Tutte le indicazioni programmatiche, dalle Regole di sistema 2015 al nuovo Piano Nazionale per la Prevenzione 2014-2018 insistono nell’inserire la prevenzione alle dipendenze da sostanze e da comportamenti nel quadro della promozione di stili di vita sani, collegandola in un certo senso con uno scenario in cui anche le dipendenze rientrano nei problemi “normali” di una popolazione e non sono esclusivamente fenomeni patologici da connettere solo con il disagio di una porzione della popolazione particolarmente problematica. Si tratta di  una rivoluzione copernicana che sfida prima di tutto noi, ma anche l’intero sistema. Abbiamo l’occasione per  portare a frutto, da una parte, il processo di collaborazione avviato tra l’area sanitaria e l’area sociosanitaria e, dall’altra, il coinvolgimento non occasionale del mondo della scuola, del lavoro, dell’associazionismo e delle comunità locali, per dare il giusto valore alla dimensione sociale ed educativa della prevenzione. Il nuovo Piano regionale per la prevenzione, che la Regione deve emanare entro il prossimo 31 maggio, si sta muovendo fin dai suoi indirizzi (Dgr 2934 del 19.12.14 in allegato)  in questa direzione.

Quali criticità presenta questa evoluzione?

Il passaggio dalla prevenzione alla promozione della salute deve essere accompagnato, con una attenta azione di governance, innanzitutto a livello regionale. Altrimenti si corre il rischio – a maggior ragione in un momento di grandi cambiamenti strutturali e organizzativi del sistema di intervento – di perdere di vista la complessità dei fenomeni, ma anche e soprattutto, di non capitalizzare l’enorme patrimonio di risorse che il sistema sociale e più in generale comunità e territori possono mettere in campo dal punto di vista educativo, culturale, aggregativo, sociale, prima ancora che preventivo in senso stretto. Perché questo non accada, credo sia da curare, a tutti i livelli, la sintesi equilibrata degli sguardi professionali e delle chiavi di lettura del fenomeno, valorizzando tutte le specificità in campo (sanitarie, epidemiologiche, psicologiche, sociali, educative ecc.) all’interno di una visione strategica rigorosamente orientata nell’approccio, nelle strategie e nei programmi alla promozione della salute e alla prevenzione.
Si tratta di una questione fondamentale che l’annunciata ipotesi di unificazione degli Assessorati alla Famiglia e alla Salute, rende teoricamente più facile sempre che l’attenzione preventiva in questo campo non sia fraintesa quale attività strettamente sanitaria. Al contrario, il  processo di unificazione può essere una fondamentale occasione per rinforzare quanto si fa sia dal punto di vista della solidità dell’approccio scientifico, del rigore metodologico e dell’ impatto in cui DG Famiglia potrà certamente mettere a disposizione l’esperienza della Rete regionale prevenzione dipendenze.