Qual è il quadro del problema “sfratti” in Italia e in Lombardia?

In Italia è in continua crescita il numero di persone e famiglie che soffrono della mancanza di una abitazione adeguata. Diversamente da alcuni anni fa non si tratta solo di soggetti  deboli e marginali (poveri e stranieri), ma il problema ha coinvolto ampie fasce della popolazione toccata dalla crisi economica. E’ infatti in aumento il fenomeno dello sfratto per morosità, che segnala la non sostenibilità dell’impegno delle famiglie rispetto ai costi dell’abitazione (proprietà e affitto).
Gli ultimi dati a disposizione evidenziano che il numero degli sfratti è in aumento ed ha raggiunto quota 234.359. Il totale degli sfratti emessi, pari a 73.385, costituisce una maggiorazione su base annua del 4,37% rispetto al periodo precedente. I motivi sono per l’ 89% la morosità, per il 7,4% la finita locazione, per il 3,6% la necessità del proprietario. Le richieste di esecuzione di sfratto, cresciute del 2,15%, sono state 129.575.
In Lombardia, con 14.037 provvedimenti di sfratti, si continua ad avere la quantità maggiore di situazioni di sfratto che esitano in richieste di esecuzione presentate dall’Ufficiale giudiziario  (45.591, +11,11% rispetto al periodo precedente).

Di fronte a questo quadro quali sono le principali criticità che si trova ad affrontare il servizio sociale?

Il ruolo del servizio in queste situazioni si articola in diverse funzioni, a seconda della fase in cui si manifesta il bisogno abitativo. In una fase preliminare il compito dell’assistente sociale è prevalentemente di ascolto, primo orientamento e informazione sui diversi possibili percorsi da intraprendere; in fasi successive (dove esiste già la disposizione di sfratto) si conducono azioni di valutazione del nucleo, di ri-attivazione delle reti primarie e secondarie, di empowerment e di sostegno all’auto-determinazione del nucleo e della persona, sino alla messa in campo delle risorse pubbliche/private a disposizione (contributi, voucher, abitazioni temporanee, co-abitazioni, housing-sociale, ecc.).
L’assistente sociale può svolgere, anche in un’ottica preventiva,  un importante lavoro di coinvolgimento del territorio, del volontariato attivo localmente, dei diversi interlocutori interessati, ecc. Bisogna sottolineare, infatti, che tra i doveri deontologici del professionista rientra anche l’impegno a sensibilizzare e migliorare l’attenzione della sfera politica su vari temi.
La questione oggi più critica è riferita alle risorse con cui poter affrontare il problema, troppo scarse se non addirittura inesistenti. La domanda sta assumendo un peso tale che frequentemente gli operatori non hanno risorse concrete da proporre, in particolare per quelle situazioni in cui non basta l’azione di segretariato, ovvero il colloquio di supporto e l’orientamento, ma sarebbe necessario realizzare interventi più consistenti, quali politiche abitative, alloggi alternativi,  contributi economici ecc. Una criticità che porta una grande frustrazione negli operatori, che si sentono impotenti. Una frustrazione inoltre che viene spesso acuita dalla tendenza degli amministratori ad un atteggiamento di piena delega al singolo operatore, senza comprendere che il tema – e l’emergenza che stiamo vivendo in questi anni- necessita di un’attenzione politica che metta l’emergenza abitativa tra i temi più urgenti dell’agenda politica locale, e non solo.

Perché elaborare delle linee guida per la gestione dell’emergenza  sfratti?

Questo strumento nasce dai numerosi quesiti che l’Osservatorio deontologico dell’Ordine regionale ha ricevuto, e riceve, sul tema (quale ruolo e quali comportamenti da assumere in presenza di esecuzioni di sfratti? L’assistente sociale che ha seguito la famiglia è opportuno che presenzi anche in fase di esecuzione dello sfratto?..). Quesiti che hanno mostrato come questo rappresenti un tema complesso e problematico per gli operatori, per cui abbiamo deciso di approfondirlo con un ciclo di incontri aperti, realizzati su tutto il territorio lombardo, per raccogliere ed analizzare le pratiche e le modalità operative con cui viene gestito dai diversi operatori e nei differenti contesti.
Questi approfondimenti hanno mostrato una realtà molto variegata da cui, con una attività di riflessione e pensiero, abbiamo cercato di trarre delle linee comuni che possano rappresentare uno strumento operativo di supporto sia per il professionista che opera da tempo nei servizi, che per il neo-assistenti sociali che incontrano per la prima volta questo tipo di situazioni.
Il percorso metodologico che abbiamo seguito ci pare di particolare interesse. Oltre a questa operazione di ricognizione e coinvolgimento del territorio, una volta completato il documento, lo abbiamo sottoposto a validazione facendone testare e la fattibilità rivolgendoci a professori universitari, amministratori, interlocutori esperti, al fine di ottenere suggerimenti e raffinare ulteriormente il documento, oltre ad avere più punti di vista diversificati sull’argomento.
Infine, nonostante i passaggi realizzati fino ad ora, non lo consideriamo affatto un documento concluso, ma in divenire. Oggi lo stiamo divulgando, cercando di diffonderlo con incontri territoriali alla presenza sia della parte tecnica che politica, avvalendoci del supporto dei gruppi territoriali afferenti al Consiglio dell’ordine regionale che dei singoli all’interno del proprio ambito lavorativo. Sono inoltre programmati incontri di approfondimento, scambio e riflessione condivisa con organi istituzionali, quali Prefetto, Amministratori locali, ecc.
Quanto ho detto è fondamentale per il lavoro presente, ma ciò a cui bisogna guardare è soprattutto il futuro. Vorremmo monitorare l’applicazione delle “Linee Guida” nella quotidianità del lavoro sul territorio per verificarne gli spazi di percorribilità e le aree di miglioramento, auspicando di poter redigere un’integrazione alle attuali Linee arricchendole con protocolli, procedure, buone prassi operative, ecc.

Quali sono gli assunti chiave che le linee guida propongono?

Tre aspetti permeano tutto il lavoro:

  • responsabilità, intesa come ruolo deontologico dell’assistente sociale che deve impegnare la propria competenza professionale per contribuire al miglioramento della politica e delle procedure dell’organizzazione di lavoro.
  • valutazione, le linee sottolineano con forza questo specifico compito assegnato all’assistente sociale anche in questi frangenti e nella gestione di bisogni legati ad emergenze abitative, per meglio leggere le risorse delle famiglie e delle loro reti e per sostenere percorsi di autodeterminazione.
  • integrazione, come principio che permea il lavoro sociale, particolarmente significativo in questo contesto dove diventa chiave di volta fondamentale saper tenere insieme sguardi, settori, attori e competenze differenti (ufficiale giudiziario, con forze del’ordine, con proprietari …).