Premessa

Sono stati resi pubblici a fine maggio i dati elaborati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Direzione Generale per l’inclusione e le Politiche Sociali, rispetto ai primi 3 mesi di applicazione del nuovo ISEE (si veda il Report del Ministero). Come evidenziato nello stesso report ministeriale si tratta di dati da considerarsi con cautela per una serie di motivazioni:

  • la richiesta di nuovi ISEE ha sicuramente carattere di stagionalità (si pensi all’accesso ai nidi, alle scuole, alla refezione scolastica che avviene grossomodo a metà anno) e l’evidenza anche degli anni passati dimostra come a inizio d’anno siano concentrati gli ISEE più bassi;
  • l’avvio di applicazione del nuovo indicatore è stato parecchio turbolento (ritardo nella accordo tra INPS e CAF, sentenza del TAR, impreparazione degli enti erogatori) la qual cosa ha comportato anche una certa confusione ed errori rispetto alle ‘poste’ da imputare o non imputare nel nuovo sistema di calcolo;
  • si tratta di un’analisi su un campione pari a circa il 2% della popolazione ISEE complessiva (oltre 22.000 DSU), presentate tra gennaio e marzo 2015, senz’altro indicativa di tendenze generali seppur tutte da specificare e verificare nel corso dell’anno, avendo a disposizione un numero più consistente di dichiarazioni da analizzare.

Le prime evidenze

Fatte queste premesse, tuttavia, l’analisi dei dati ed il confronto tra la situazione pre riforma e post riforma consente di rilevare alcune inequivocabili evidenze.
L’ISEE nuovo si dimostra più selettivo del vecchio, vale a dire discrimina meglio i ‘ricchi’ dai ‘poveri’. Ciò è dimostrato da un aumento del valore medio dei nuovi ISEE contestualmente ad una diminuzione della mediana, a significare un innalzamento soprattutto degli ISEE più alti; un’altra evidenza in questa direzione è rappresentata dall’aumento della quota di popolazione con ISEE oltre i 30mila, che passano dal 5,1% al 6,7% con l’ISEE post riforma.
Una delle principali ragioni del miglioramento della capacità dell’indicatore di discriminare la ricchezza delle famiglie è sicuramente data dalla maggior valorizzazione del patrimonio:

  • la quota patrimoniale (mobiliare e immobiliare) nei nuovi ISEE pesa ora in media il 20,5% contro il 13,6% degli ISEE del I trimestre 2014;
  • le DSU con patrimonio mobiliare nullo si abbattono notevolmente con la riforma, passando dal 73% al 24%.

Infine gli effetti della riforma appaiono soprattutto significativi per i nuclei con componenti disabili o non autosufficienti. Per una quota considerevole di queste famiglie (oltre il 57%) le nuove regole di calcolo consentono  una diminuzione del valore dell’ISEE  rispetto al precedente e l’incidenza degli ISEE nulli risulta più che doppia rispetto al passato (dal 10,3% al 24,9%). Significa che una famiglia su quattro con componenti disabili o non autosufficienti ha ora un ISEE pari a zero. Viceversa per la parte più «ricca» delle suddette famiglie avviene il contrario: oltre i 30.000 euro ISEE la quota di nuclei con persone con disabilità o non autosufficienti è circa il doppio con le nuove regole rispetto alle vecchie (dal 3,3% al 6,7%), anche in questo caso evidenziando una maggiore capacità selettiva dell’indicatore che, ricordiamo, non riconosce più la situazione di fragilità (attraverso franchigie e detrazioni) al denominatore dell’indicatore ma in conto reddito.
Al di là di tali evidenze che potranno essere ulteriormente approfondite con i prossimi dati di monitoraggio con riferimento agli effetti del nuovo sistema di calcolo su altre tipologie familiari (famiglie numerose, anziani autosufficienti, ecc.) o ad esempio sulla condizione abitativa delle famiglie (proprietà vs affitto) val la pena comunque ribadire ancora una volta il fatto che l’ISEE è e vuole essere innanzitutto uno strumento di ordinamento, il più possibile equo, della condizione economica dei nuclei familiari (si veda articolo pubblicato su vita.it). I reali impatti sulle famiglie beneficiarie di prestazioni sono appannaggio degli enti erogatori, che, in base al modificarsi dei valori ISEE dei loro utenti dovranno (ri)mettere mano alle soglie di accesso alle prestazioni e/o alla compartecipazione ai costi, tenuto conto delle possibili ricadute in termini di maggiore/minore spesa.