L’origine della sperimentazione

La sperimentazione realizzata nel Consultorio Familiare Zelinda di Trescore Balneario e in quello di Basso Sebino di Villolongo nasce da alcune considerazioni ed analisi in merito all’attuale quadro di bisogni delle famiglie e alla capacità dei servizi di fornire risposte adeguate ed efficaci. L’indebolimento dei legami familiari sta portando inevitabilmente ad un maggiore carico per i servizi socio-educativi e sanitari, che si fanno più specialistici e professionalmente competenti, divenendo gioco forza dei contesti privilegiati nei quali le famiglie entrano in relazione, per lo più per necessità. Ma non sempre all’interno o a fianco dei servizi le famiglie riescono a trovare relazioni significative. Le famiglie necessitano, in modo costante e coerente, di ulteriori e contemporanee presenze ed interventi soprattutto nella sfera delle relazioni orizzontali e di comunità, nella logica della sussidiarietà e della promozione sociale. Si evidenzia pertanto il bisogno e la necessità di offrire alle famiglie occasioni stabili d’incontro, confronto e protagonismo al fine di uscire dalla mera logica dell’utenza, ricollocando i  servizi, insieme alla corresponsabilità delle famiglie, come contesti relazionali, prima ancora che di erogazione di prestazioni.
I consultori familiari sono dei servizi di vicinanza e sostegno che hanno, anche per mandato istituzionale, la possibilità di mettersi in modo competente a fianco delle famiglie. E’ in quest’ottica che alcuni consultori familiari hanno avuto la possibilità di poter sperimentare azioni nuove di accoglienza e accompagnamento anche educativo, nell’ambito del dispositivo regionale di sperimentazione dell’evoluzione dei Consultori in “Centri per la Famiglia”.
Nei due consultori sopra nominati, grazie alla sperimentazione, potendo rivedere le forme delle risposte e delle prestazioni, abbiamo potuto ripensarci a partire dal territorio, disancorandoci così dalla struttura e dall’identità statiche del servizio. Al centro dell’azione abbiamo posto soprattutto l’ascolto, l’accoglienza e il coinvolgimento attivo e mobilitante. Operando in questa prospettiva, abbiamo stimato che circa un terzo delle persone che ha usufruito di un percorso di sostegno non sarebbe arrivata al consultorio e alla formulazione della richiesta di aiuto. La scelta è stata di operare sul fronte preventivo abbattendo anche i costi di un eventuale sostegno per situazioni patologiche e con criticità strutturate e di complessa risoluzione e gestione.
Complessivamente la risposta è stata positiva e il consultorio familiare è oggi sempre più riconosciuto come un servizio dinamico e stimolante, grazie anche ad alcune nuove proposte e iniziative che hanno stimolato l’interesse e la curiosità verso il servizio. A questo proposito, è significativo il numero di persone che chiedono di restare informate e aggiornate su quanto il consultorio propone, attraverso specifiche newsletter.

Alcune note e valutazioni intorno alla sperimentazione

A conclusione di questa fase sperimentale è possibile segnalare alcuni interessanti risultati:

  • maggiore fruibilità delle proposte dei consultori nei contesti di vita delle famiglie;
  • ampliamento della funzione di ascolto e accoglienza
  • ampliamento dello spettro d’intervento su tutte la fasi del ciclo di vita della famiglia;
  • coinvolgimento di ulteriori figure professionali, integrando l’equipe degli operatori dei consultori con altre prospettive e metodiche d’intervento;
  • superamento della logica ambulatoriale e prestazionale attraverso l’attivazione di proposte di protagonismo attivo e di empowerment delle famiglie.

Maggiore fruibilità delle proposte dei consultori nei contesti di vita delle famiglie

Attraverso la sperimentazione si sono realizzate iniziative che hanno avvicinato i consultori alle famiglie e al territorio, creando inediti e virtuosi legami fiduciari.
I normali criteri di funzionamento e di accreditamento del consultorio puntano molto sull’erogazione integrata delle prestazioni all’interno della struttura del consultorio, e solo in alcune specifiche situazioni sono previsti interventi territoriali o a domicilio. La sperimentazione ha mostrato come sia possibile preservare la funzione di integrazione interdisciplinare tra i vari operatori anche quando alcuni di loro operano, per interventi specifici, sul territorio (ad esempio in una scuola, in uno spazio gioco, ecc.). Per esempio, alcuni spazi di ascolto per genitori attivati in alcune scuole sono divenuti dei validi punti di raccordo con il consultorio.
Gli interventi sperimentali realizzati sul territorio hanno visto la co-responsabilità e attivazione anche di altre agenzie educative e si sono focalizzati soprattutto sulla prima funzione di ascolto e orientamento, garantendo poi una continuità di intervento nella sede del consultorio, secondo le regole dell’accreditamento.
La possibilità di proporre alcune nuove attività formative a carattere preventivo, promozionale, libere e aperte, ha avvicinato il consultorio alle famiglie e ai loro bisogni, in quanto queste proposte sono risultate essere un importante tramite per l’elaborazione e l’emersione della domanda che, in alcuni casi, si è poi concretizzata in una richiesta di sostegno. Significative in questo senso sono state le proposte di condivisione e confronto, che hanno facilitato l’avvio di relazioni, ad esempio attraverso lo strumento del piccolo gruppo, permettendo un coinvolgimento attivo e puntando così verso la maggior valorizzazione possibile delle risorse e delle competenze delle famiglie stesse.

Ampliamento della funzione di ascolto e accoglienza

Le varie iniziative attuate con la  sperimentazione hanno fatto da volano anche verso le attività più “classiche” dei consultori. Il lavoro nel territorio avvicina maggiormente  le persone  ai consultori e viceversa. La sperimentazione in questo senso ha reso maggiormente consapevole, esplicita e motivata una domanda che spesso e volentieri resta latente per poi eventualmente emergere o esplodere solo nella fase acuta.
Si è potuto riscontrare che alcune proposte e iniziative ad accesso libero, condotte senza la necessità di “catalogare” le persone come “utenti”, oltre ad aver avuto livelli ampi di partecipazione, si sono dimostrate occasioni positive di elaborazione della motivazione e di avvicinamento graduale e competente agli altri strumenti e servizi di accompagnamento e di sostegno.
La sperimentazione ha aiutato a rivedere le normali proposte d’intervento pensandole su un più ampio spettro, guardando alla famiglia come risorsa competente che agisce attraverso un sistema relazioni a volte fragile o resiliente, ma comunque alla ricerca costante di nuovi equilibri in relazioni relazione a cambiamenti intra ed etero familiari.

Ampliamento dello spettro d’intervento su tutte la fasi del ciclo di vita della famiglia

Attraverso la sperimentazione si è potuto fornire concrete risposte a bisogni verso i quali i consultori non hanno generalmente un’esperienza consolidata (es. area anziani, disabili, ecc.), ma che rientrano nell’idea di un servizio aperto, sentito e vissuto come proprio, in modo comunitario. In riferimento all’area degli interventi indirizzati ad anziani e disabili il consultorio ha intercettato bisogni che i servizi specialistici spesso assumono in modo parziale e che ben si collocano in un servizio come quello del consultorio familiare, ad esempio connessi alla dimensione prettamente relazionale intra familiare dei vissuti e delle problematicità legate alla non autosufficienza. Ad esempio la consulenza di sostegno si è rilevata particolarmente utile in quei casi in cui si è trattato di decidere il ricovero del congiunto, in quanto è stato possibile gestire con maggiore serenità l’inevitabile senso di colpa, il dolore, la rabbia, ecc… Altri interventi hanno favorito l’adattamento del caregiver alle capacità del familiare portatore di bisogno in modo da renderlo capace di comprenderne meglio le possibilità, le richieste e le esigenze.
L’occuparsi in modo ampio della famiglia (tra i vari cicli di vita e le generazioni) permette a tutto il servizio di orientarsi in modo olistico e globale, agendo il coinvolgimento dei vari membri della famiglia in modo maggiormente attivo e preventivo. Non quindi consultori che offrono servizi e attività che di rivolgono quasi esclusivamente al mondo femminile, ma che si occupano dell’intero sistema familiare, con anche eventualmente specifici interventi rivolti alla sfera maschile.
In sintesi, è stato possibile sperimentare un modello differente di relazione con le famiglie, cercando di modificare quel modello che fa centro sui servizi e che vede le famiglie doversi mobilitare per rientrare nei criteri di accesso ai servizi stessi.

Coinvolgimento di ulteriori figure professionali, integrando l’equipe degli operatori dei consultori con altre prospettive e metodiche d’intervento

Grazie alla sperimentazione è stato possibile intensificare e stringere relazioni con alcuni servizi e agenzie educative. Ad esempio, si sono realizzati dei momenti d’incontro e di laboratorio con i genitori all’interno degli Asilo Nido e delle Scuole dell’Infanzia, interventi che hanno poi permesso e agevolato tanto la conoscenza dei servizi del consultorio, quanto la possibilità di poter intervenire in modo preventivo su alcune situazioni che altrimenti avrebbero rischiato di acutizzarsi. Nell’area della disabilità, in collaborazione con i servizi (CDD, SFA), sono stati realizzati tanto interventi a sostegno dei familiari e dei caregiver, quanto, in modo coordinato ed integrato, interventi rivolti agli operatori dei servizi, attraverso strumenti quali la supervisione e l’analisi formativa di alcune situazioni critiche. Anche in questi interventi si sono riscontrati ottimi risultati e soddisfazioni reciproche.
I criteri di funzionamento e di accreditamento dei consultori puntano molto sull’erogazione in modo integrato delle prestazioni all’interno della struttura-sede dei consultori. Solo in alcuni specifiche situazioni sono previsti degli interventi a domicilio. La sperimentazione ha rilevato che è possibile preservare la funzione di integrazione interdisciplinare tra i vari operatori, anche se questi in alcuni momenti intervengono sul territorio (ad esempio in una scuola, in uno spazio gioco, ecc.), agendo tramite il lavoro di equipe, abitudine questa ampiamente consolidata. Alcuni di questi interventi dal punto di vista gestionale creano qualche problema (es. tempi di spostamento, rimborso viaggio, assicurazione, standard in termini di spazio e sicurezza, ecc.), ma rendono il servizio certamente più vicino e fruibile.
In relazione a tale apertura territoriale un’importante opportunità offerta dalla sperimentazione è stata anche quella di poter far dialogare, con la consolidata équipe dei consultori, altre figure professionali portatrici di linguaggio e stili complementari e necessari. Ad esempio educatori professionali, animatori, dramma terapeutici e altre figure inquadrabili riconosciute dal territorio per esperienza, competenza e conoscenza del contesto.

Superamento della logica prestazionale e attivazioni di proposte di protagonismo attivo e di empowerment delle famiglie

La sperimentazione ha anche evidenziato che la logica prestazionale codificata in modo rigido inibisce la capacità di  elaborare forme diverse e più appropriate e personalizzate di intervento. Nell’attività dei consultori sono necessari e vitali degli spazi di pensiero e di progettazione, funzioni che nel funzionamento a prestazioni fanno fatica ad emergere anche perché non riconosciute nella logica della valorizzazione delle prestazioni.
Normalmente i consultori familiari accreditati a contratto a gestione privata, hanno una loro economia interna basata quasi esclusivamente su quanto si rendiconta in termini di prestazioni, secondo la normativa che regola il loro funzionamento. La logica delle prestazioni, soprattutto con una valorizzazione economica medio bassa, spinge a  concentrare le energie il più possibile, ed in modo efficiente, sulle attività dirette di front-office, in quanto praticamente le sole rendicontabili e valorizzabili economicamente. Tutta l’attività di back office, che riguarda la cura delle risorse interne, la funzione di accoglienza e segreteria, la promozione e il marketing, il coordinamento, il lavoro di rete con le varie agenzie educative, l’individuazione e monitoraggio degli indicatori di efficacia ed efficienza, pur essendo funzioni fondamentali per un buon funzionamento del servizio, rischiano di subire dei contenimenti per ridurre al minimo i corrispettivi costi. Alcune di queste funzioni o attività, pur sentite come strategiche, vengono di fatto espletate in modo sporadico e limitato.
La logica della rendicontazione per prestazioni ha sicuramente notevoli vantaggi, ma porta con sé quindi anche alcuni limiti e criticità.
L’utilizzo della logica prestazionale può risultare particolarmente rischioso e poco efficace in alcune situazioni in particolare, ad esempio quelle in cui:

  • i bisogni sono complessi e difficilmente identificabili con chiarezza;
  • si è in presenza di un bisogno reale non ancora manifesto al suo portatore o non è ancora matura la motivazione conseguente alla formulazione della richiesta della prestazione (solo a fronte della acutizzazione della situazione tale richiesta arriverà ai servizi);
  • il servizio viene rappresentato (anche perché non conosciuto) come non adeguato al rispondere a tale problema;
  • le persone non sono in grado di codificare la loro richiesta di aiuto secondo gli standard e i criteri dei servizi.

In questo senso la sperimentazione ha permesso di distaccarsi leggermente da alcuni schemi e criteri generali, dimostrando che una certa flessibilità nella modulazione degli interventi permette di poter esprimere al meglio le potenzialità di un servizio come quello dei consultori familiari, consentendo di intervenire a partire dalla lettura integrata dei peculiari bisogni e delle risorse presenti nella singola famiglia e nello specifico territorio. Se questa è in effetti la direzione che si intende intraprendere  i consultori familiari non possono essere lasciati soli in questa fase di trasformazione della loro identità.