Di cosa si tratta

I voucher sono finalizzati a sostenere le famiglie di adolescenti e giovani (13/18 e 18/25 anni) consumatori e abusatori di sostanze e/o con problematiche e disagio psicologico e relazionale e di isolamento sociale di tipo psichiatrico e ad attivare una “funzione di integrazione”  in capo a un case manager  in grado “ di favorire la capacità dei servizi socio-sanitari, sociali ed educativi di operare con interventi a più ampio raggio e, al contempo, di svolgere azioni di prevenzione e inclusione sociale.[1]
Concretamente si tratta di voucher che consentono l’attivazione – presso un soggetto erogatore accreditato dalla Asl – di un percorso di sostegno che, a seguito di una prima valutazione e di una successiva osservazione e progettazione educativa individualizzata, può prevedere interventi finalizzati:

  1. allo sviluppo di competenze individuali e comportamenti protettivi mediante potenziamento della funzione educativa scolasti­ca/formativa;
  2. al sostegno alla rete delle relazioni sociali prossimali mediante supporti mirati educativi e/o psicologici ai componenti della famiglia;
  3. al supporto e accompagnamento dell’adolescente/famiglia nell’accesso alla rete dei servizi socio-sanitari e sociali nonché del sistema educativo/formativo territoriale;
  4. all’erogazione di interventi integrativi della presa in carico relativa all’applicazione di procedimenti in ambito amministrativo (art. 75 DPR 309/90);
  5. al supporto psico-socio-educativo a giovani e adolescenti con problemi connessi a comportamenti di rischio per la salute e/o problematiche significative connesse all’uso/abuso di sostanze e/o presa in carico relativa all’applicazione di procedimenti in ambito penale (DPR 448/88 e DL n. 92/2014 convertito in L. 117 del 11 agosto 2014).

I destinatari del voucher sono le famiglie:

  • con adolescenti o giovani tra i 13 e i 25 anni
  • con adolescenti sottoposti a provvedimento dell’Autorità Giudiziaria;
  • giovanissimi 13/18 anni consumatori/abusatori anche se non percepiti come tali dal contesto;
  • giovani-adulti 18/25 anni, abusatori “dall’adolescenza allungata”, ancora in famiglia/casa;
  • adulti-giovani agli esordi della propria autonomia di vita/relazione;
  • giovani con problematiche antisociali e/o psichiatriche.

I principali atti, il processo di implementazione  e la dotazione finanziaria

A febbraio scorso la DGR X/3206 ha definito l’avvio e stanziato le risorse,  per un totale di 3.000.000 di euro a valere sul POR FSE 2014/2020 – Asse 2 Inclusione sociale e lotta alla povertà,  di due tipologie di interventi: interventi pisco-socio-educativi a favore di famiglie con adolescenti in difficoltà e interventi a favore di giovani e persone abusatori di sostanze in situazione di grave marginalità. Le misure sono definite in continuità con alcune delle sperimentazioni di servizi sociosanitari innovativi avviati dal precedente esecutivo nel 2012 (dgr 3239), in particolare in relazione alle misure rivolte agli adolescenti e al tema della prevenzione e riduzione dei rischi.
Nel mese di agosto il DDG 7060 ha approvato l’avviso pubblico per l’avvio della prima tipologia, e ha definito e articolato il processo di presa in carico dell’adolescente in condizione di disagio e della sua famiglia, pubblicando le Linee Guida per l’attivazione degli interventi, gli strumenti di valutazione multidimensionale dei casi e di progettazione individualizzata,  il riparto delle risorse tra le diverse Asl nonché il modello di segnalazione da utilizzare per avviare il processo di valutazione.
Nei mesi successivi le Asl lombarde hanno proceduto – tramite bando – ad accreditare gli enti erogatori degli interventi secondo i requisiti definiti da Regione e hanno avviato i primi interventi.
Infine, con DDG 11002 del 4 dicembre 2015, la Regione ha definito le risorse relative alla prima tranche di interventi, pari a 900.000 euro sul totale dei 3 milioni stanziati, sulla base del fatto che il budget complessivo  è soggetto a revisione semestrale in relazione al rapporto tra risorse assegnate e spesa rendicontata e in considerazione delle necessità di rimodulazione rispetto alle nuove aggregazioni territoriali (ATS e ASST) a seguito dell’attuazione della l.r. 23/2015.

Come funziona il processo di presa in carico

Il processo di presa in carico viene delineato in modo molto chiaro dai documenti pubblicati, e si sviluppa secondo i seguenti passaggi:

  1. Rilevazione della situazione di rischio e segnalazione alla Asl da parte di diversi soggetti  e istituzioni del territorio (ad es. scuole, consultori, servizio dipendenze, servizio tutela minori, servizi specialistici, enti del terzo settore, centri di aggregazione gioanile, etc);
  2. Valutazione da parte di un’équipe multidisciplinare della Asl di residenza rispetto alla situazione del ragazzo e alle condizioni di rischio e difficoltà e apertura della cartella e dossier personale. La Asl può, al bisogno, coinvolgere nella fase di valutazione altri soggetti quali il Comune o l’Azienda Ospedaliera;
  3. Definizione del Progetto Individualizzato (PI) da parte dell’équipe multidisciplinare di valutazione, condivisione dello stesso con il ragazzo e la famiglia, invio a Regione della proposta e sua validazione, sottoscrizione del PI da parte del ragazzo e della famiglia, assegnazione del voucher e scelta del soggetto erogatore attraverso l’elenco istituito presso l’ASL e invio al soggetto erogatore;
  4. Presa in carico da parte del soggetto erogatore, avvio della fase di osservazione, stesura del Progetto Educativo Individualizzato (PEI) e individuazione del case manager. Il PEI definisce il piano di azione che comprende un mix di prestazione che possono essere articolare in modo vario dal punto di vista quali e quantitativo, coerentemente con il grado di intensità evidenziato in fase di valutazione. Deve contenere il dettaglio delle prestazioni, le figure professionali coinvolte, la durata dei diversi interventi, etc
  5. Rendicontazione e liquidazione dei voucher PI e PEI attraverso la presentazione da parte dell’Asl di una relazione  che dettagli il n° di accessi, le figure professionali coinvolte , gli strumenti utilizzati, etc
  6. Realizzazione del progetto Educativo Individualizzato, che può avere una durata massima di 6 mesi, attraverso la realizzazione e l’erogazione da parte del case manager di tutti gli interventi e le prestazioni previste.
  7. Rendicontazione finale, valutazione degli esiti e liquidazione dei voucher per l’attuazione del PEI, attraverso la redazione da parte dell’ASL di una relazione di rendicontazione finale e la somministrazione alla famiglia del questionario per la misurazione dell’indicatore definito nel POR FSE.

La distribuzione delle risorse per tipologia di intervento

Considerando lo stanziamento di risorse complessivo pari a 3.000.000 di euro,la Regione ha preventivamente definito la distribuzione delle risorse tra le diverse tipologie di voucher, in relazione alle differenti fasce di intensità di bisogno e al numero di accessi previsto per ogni tipologia di intervento, prevedendo complessivamente la possibilità di erogare un totale di 3.950  voucher, così suddivisi:

Fascia di intensità Servizi /interventi Importo voucher N° voucher N° accessi
Valutazione 100,00 1.000 2
Osservazione 250,00 1.000 6
Intensità di bisogno bassa Interventi volti allo sviluppo di competenze individuali e di comportamenti protettivi mediante il potenziamento della  funzione educativa scolastica e/o formativa 600,00 750 13
Interventi di sostegno alla rete delle relazioni sociali prossimali  mediante supporti mirati educativi e/o psicologici ai componenti della famiglia 600,00
Interventi di supporto e accompagnamento dell’adolescente e/o della famiglia nell’accesso alla rete dei servizi socio-sanitari e sociali e del sistema educativo e formativo territoriale 600,00
Intensità di bisogno media Interventi a carattere psico-socio-educativo in presenza di fattori di vulnerabilità o problematiche connesse all’uso e abuso di sostanze o interventi integrativi della presa in  carico relativa all’applicazione di provvedimenti amministrativi 1.500,00 800 33
Intensità di bisogno media Supporto psico-socio-educativo a giovani e adolescenti con problemi connessi a comportamenti di rischio per la salute e/o problematiche significative connesse all’uso e abuso di sostanze e/o presa in carico relativa all’applicazione di procedimenti in ambito penale 2.500,00 400 56

Qualche prima considerazione

Nell’attesa di poter osservare gli esiti e le ricadute di queste misure  riportiamo qui alcune prime considerazioni in ordine a quanto fino a qui esposto sulle quali sarà interessante ritornare una volta avviato un numero significativo di interventi.

La presa in carico suddivisa fra due enti: valutazione e case mangement
In tutti i documenti regionali qui sintetizzati si ritrovano tutti quegli elementi che caratterizzano specificamente un processo di presa in carico: valutazione multidimensionale, progettazione individualizzata, presenza di un case manager, oltreché una definizione molto puntuale dei tempi necessari per realizzare ogni passaggio del processo.
Un primo aspetto interessante è l’importante ruolo definitorio e regolativo giocato da Regione che definisce a monte strumenti omogenei di valutazione e progettazione di tipo multidimensionale.
Il secondo aspetto interessante è vedere da una parte un ritorno, rispetto a quanto sperimentato nei progetti ex dgr 3239, delle funzioni valutative in capo alla Asl, dall’altra la collocazione della funzione di case management in capo al soggetto erogatore che sembra essere, nella più parte dei casi sulla base degli elenchi pubblicati dalle stesse Asl, un soggetto del terzo settore accreditato . Ciò significa che si  è scelto qui di suddividere le funzioni relative al processo di presa in carico in due parti, complementari tra loro, ma in capo a due soggetti diversi,e soprattutto di delegare la gestione del caso a soggetti esterni all’ente pubblico.

Dove sono i Comuni?
Il secondo aspetto degno di nota nell’analizzare questi documenti è la grande assenza degli Enti Locali da tutto il processo. Una loro, seppur parziale, partecipazione è prevista esclusivamente in fase di segnalazione e in fase di valutazione ma solo in casi specifici e su convocazione dell’équipe multidisciplinare.
Questa scelta stranisce in particolare per il fatto che si tratta di interventi rivolti, almeno per un’ampia fascia, a soggetti minori, anche in carico ai servizi e/o con procedimenti amministrativi o penali in corso. Certamente, in relazione alla funzione di raccordo e rafforzamento dell’azione dei servizi che è posta in capo al case manager, i Comuni e in particolare i servizi di Tutela saranno coinvolti in questi processi.
Tuttavia, in una definizione così accurata della valutazione, progettazione e della presa in carico, l’assenza di una procedura di raccordo, coinvolgimento e integrazione tra la Asl e l’Ente Locale in ordine a tutte le fasi e in particolare per i casi che presentano spiccate problematiche di rilevo sociale risulta particolarmente in contrasto con i dichiarati di integrazione socio-sanitaria proposti da questo Esecutivo, soprattutto in relazione al fatto che, con tutta questa probabilità, i ragazzi coinvolti in questi percorsi saranno, almeno per la maggior parte, già in carico ai Servizi Sociali dei Comuni di residenza.

L’utilizzo di risorse a valere sul POR e qualche elemento di incongruità
Infine, un ultimo aspetto che colpisce è relativo alla collocazione di questa misura all’interno dell’Azione 9.3.3 del POR FSE – Implementazione di buoni servizio per servizi socio educativi prima infanzia, una scelta che, al di là di tutte le possibili considerazioni di merito, va ad incidere su un elemento concreto dell’implementazione dei voucher, relativo cioè alla verifica degli esiti tramite l’indicatore di risultato relativo all’azione 9.3.3 : “nuclei familiari partecipanti che al termine dell’intervento dichiarano una migliorata gestione dei tempi di vita e di lavoro.”
L’utilizzo di tale indicatore, evidentemente inadatto alla misura in questione, comporta che alle famiglie degli adolescenti coinvolti sarà somministrato un questionario di rilevazione riguardante i tempi dedicati all’attività professionale e quelli dedicati all’attività domestica in avvio e in conclusione di progetto, ossia un questionario del tutto scollegato dalle attività realizzate tramite i voucher.
Al di là della sostanziale incoerenza di tale somministrazione e del rischio di creare confusione nei cittadini coinvolti, quello che ne deriverà sarà soprattutto, e ancora una volta, la perdita di un’occasione preziosa per realizzare una valutazione significativa di quanto implementato, anche attraverso la voce dei beneficiari degli interventi.


[1] Avviso pubblico per interventi psico-socio-educativi a famiglie con adolescenti difficoltà per favorire processi di inclusione sociale e di contrasto alla povertà,allegato A al DDG 7060 del 28 agosto 2015