In chiusura d’anno sono arrivate le comunicazioni di alcuni riparti che interessano direttamente gli ambiti territoriali e il welfare sociale territoriale. Si tratta del riparto del Fondo nazionale politiche sociali (FNPS) 2015 e della quota parte di 12 milioni, integrativi dei 58 già assegnati, del Fondo sociale regionale (FSR). Assegnazioni che stanno facendo discutere poiché contengono alcune novità.

Fondo nazionale politiche sociali: 7% in meno del previsto

Cosa ci si attendeva
Partiamo dal primo, il FNPS. Si tratta delle risorse nazionali assegnate ai territori per lo sviluppo del sistema integrato dei servizi.
Dopo un lungo periodo di costanti riduzioni (dal 2007 in poi) – che hanno toccato il punto più basso nel 2012 con una dotazione praticamente azzerata (1,5 milioni) – nell’ultimo biennio stiamo assistendo ad una progressiva stabilizzazione della dotazione, anche se molto lontana dagli anni “d’oro” del passato (oltre 100 milioni 2006-2007).
La novità che ha caratterizzato l’avvento della nuova Giunta è stata, sino ad ora, la totale ripartizione di queste risorse ai territori (si veda un precedente articolo). Un’inversione di tendenza di un certo significato – e accolta con molto favore –  dato che in anni precedenti quote anche significative erano state trattenute dal livello regionale (si veda Tab.1).
A maggio avevamo annunciato un lieve incremento atteso per quest’anno, poiché l’assegnazione da parte dello Stato per la Lombardia ammontava a 40 milioni, ovvero 3 in più dello scorso anno.
Il riparto approvato dall’esecutivo lo scorso 10 dicembre ammonta però a 37 milioni, dunque una quota inferiore rispetto a quanto assegnato dal livello centrale (-7%), mantenendo il finanziamento su livelli analoghi allo scorso anno.

Tab.1 Fondo nazionale politiche sociali: importi (mln di euro) lombardi di competenza e assegnazioni

2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015
a.Risorse assegnate alla Regione dai decreti nazionali 73,3 109,7 105,4 92,9 73,3 53,8 25,2 1,5 42,4 37,6 40,0
b.Risorse assegnate agli ambiti distrettuali 60,8 90,1 92,0 81,7 39,0 44,0 20,0 42,1 36,8 37,0
Differenziale a-b 12,5 19,6 13,4 11,2 34,3 9,8 5,2  – 0,3 0,8 3,0

Fonti: Decreti ministeriali e delibere di riparto

Meno risorse: perché?
Le risorse “mancanti”, 3 milioni di euro, sono indicate come già utilizzate ad integrazione delle misure di inclusione sociale per gli alunni disabili in favore delle Amministrazioni provinciali e della Città metropolitana di Milano.
Si ricorderà infatti che quest’anno gli alunni disabili e le loro famiglie hanno vissuto momenti di grande incertezza a seguito delle modifiche istituzionali generate della legge Del Rio e alle ricadute sulle casse delle amministrazioni provinciali, trovatesi in forte difficoltà a finanziare gli interventi di assistenza scolastica per l’anno 2015/16.
La Regione, su pressione delle associazioni (si  veda articolo pubblicato sul sito di Ledha), aveva garantito di supportare l’intervento assicurando, nell’intesa con l’UPL, di “rendere disponibili” 10 milioni di euro (dgr 3431/2015), e ci si sarebbe aspettati dunque con risorse proprie. Il primo passo è stato invece diverso: l’utilizzo di una quota del FNPS. Solo successivamente è avvenuta l’ulteriore integrazione con altri 7 milioni dal bilancio regionale, anche se in parte vincolate ad investimenti, per cui non propriamente adeguate allo scopo. Questo dunque il motivo dell’ammanco delle risorse nel riparto 2015. La Regione indica l’impegno a verificare spazi di integrazione, sul prossimo esercizio finanziario, rimandando però ancora una volta alle risorse che verranno messe a disposizione dallo Stato.
Se la Regione abbia fatto bene o male, data l’emergenza della situazione, difficile dirlo. Certamente la vicenda ripropone l’annosa questione del finanziamento al welfare sociale e l’ambiguità istituzionale di un’assistenza sociale assegnata con responsabilità esclusiva alle Regioni, ma senza però il parallelo trasferimento dei finanziamenti ( si veda il commento di Gori in proposito).

Il fondo sociale regionale: parte del governo ritorna in mano alle ASL (ATS)

Cosa ci si attendeva
Il secondo riparto riguarda i 12 milioni di euro a completamento della dotazione del Fondo sociale regionale.
Anche su questo fondo vale la pena un breve excursus: da anni il finanziamento al FSR prevede risorse a bilancio sempre inferiori agli stanziamenti dell’anno precedente, poi puntualmente  “ripiantate” in corso d’anno in vari modi ( si veda articolo precedente). E’ una vicenda che si ripete dal 2011, e così anche quest’anno: la dotazione del fondo messa a bilancio per il 2015 ammontava a 58 milioni (-17% rispetto al 2014) poi riportata, nell’assestamento di luglio, a 70 milioni attraverso un’integrazione  derivante da risorse proprie ma vincolate a spese per investimenti ed escluse dal primo riparto (dgr 4131/2015). Ai comuni, che d’abitudine destinano le quote del FSR all’abbattimento delle rette per la fruizione dei servizi, in sostanza sono arrivate risorse inferiori rispetto a quelle attese.

Cosa si finanzia con la dgr 4531/2015
Ci si attendeva dunque istruzioni per i rimanenti 12 milioni, già indicati per investimenti strutturali destinati al contrasto alla violenza sulle donne e a soluzioni abitative per genitori separati, disabili e famiglie monogenitoriali.
Sono infatti queste le due aree finanziabili:

  1. interventi strutturali di adeguamento dei centri antiviolenza e case rifugio , da parte di soggetti già inseriti nelle reti territoriali previsti dalla legge regionale 11/2012;
  2. interventi strutturali di adeguamento per unità abitative destinate a genitori separati in condizioni di disagio economico (l.r.18/2014 ) ; persone disabili con particolare riferimento ai progetti di vita indipendente e nuclei monogenitoriali con figli minori.

Si finanzia fino al 90% degli interventi, a fondo perduto, per un massimo di 200.000 euro ciascuno.
Quello che forse non ci si attendeva era una gestione diretta da parte delle ASL: saranno le future ATS  infatti ad emettere i bandi territoriali, entro fine marzo 2016, e a definire entro luglio le graduatorie. I comuni saranno coinvolti nelle commissioni di valutazione.
Cambiano inoltre i criteri di riparto: le quote assegnate alle Asl sono definite per il 40% su base fissa, 10% pro-capite e il restante 50% sulla base un mix di indicatori anche di fabbisogno  (n. progetti di vita indipendente realizzati nel territorio, incidenza della presa in carico dai centri antiviolenza e case rifugio, n. domande per il fondo sostengo, fabbisogno di immobili destinati a centri antiviolenza e case rifugio ….). Le risorse ricadono dunque diversamente sui territori, rispetto al riparto dei 58 milioni precedenti.

Qualcosa sta cambiando?
Le risorse trattenute, e autonomamente programmate, da parte della Regione certo non cambiano il destino dei servizi sociali territoriali: lo abbiamo detto, rappresentano il 7% e il 17%  dei rispettivi fondi e pesano complessivamente l’1,25% dell’intera spesa sociale dei comuni.
Ci sembra però che nell’insieme le due vicende siano da osservare con attenzione. La parziale destinazione delle risorse nazionali ai territori (FNPS) e il governo di parte delle risorse socili in capo alle Asl (FSR), porta inevitabilmente a volgere il pensiero al recente passato. Che la Regione stia tornando a quel centralismo al centro del dibattito di qualche anno fa e tanto criticato nelle giunte precedenti?