Il «Piano regionale quadriennale di prevenzio­ne e contrasto alla violenza contro le donne»,  previsto dalla legge regionale 11 del  luglio 2012[1], nasce anche in seguito a una serie di azioni preliminari che hanno contribuito alla sua declinazione e articolazione specifica e dettagliata:

  • tra la Legge Regionale e il Piano quadriennale, Regione Lombardia ha avviato un censimento che ha coinvolto Comuni, Province, Aziende Ospedaliere (AO), Aziende Sanitarie Locali (ASL) e mondo dell’associazionismo, finalizzato a conoscere nel dettaglio le Reti territoriali interistituzionali già attive sui territori, i servizi presenti e le sperimentazioni attivate dal sistema socio-sanitario;
  • a partire dai dati emersi, Regione Lombardia ha dato il via a un’attività sperimentale attraverso cui sono stati sottoscritti accordi di collaborazione con i Comuni capofila per l’attivazione e il consolidamento di 21 Reti territoriali interistituzionali antiviolenza;
  • è stato avviato l’Osservatorio Regionale Antiviolenza (ORA) per il monitoraggio del fenomeno e la conoscenza del percorso di valutazione e presa in carico delle donne che si rivolgono ai centri antiviolenza. L’Osservatorio è stato formalizzato e messo a sistema nel Piano Quadriennale;
  • è stata promossa una campagna di comunicazione, «Non sei da sola», che ha permesso di far conoscere i centri antiviolenza lombardi e i servizi da essi offerti.

Le finalità del Piano

Il Piano Quadriennale definisce le linee programmatiche d’azione e gli obiettivi specifici delle azioni di prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne, ne individua le priorità e i criteri per la loro realizzazione e, contestualmente, da attuazione, per quanto di competenza, al Piano nazionale contro la violenza di genere e lo stalking.
Due sono le finalità prioritarie del Piano:

  • prevenire e far emergere il fenomeno;
  • accogliere, sostenere, proteggere e accompagnare all’autonomia le donne vittime di violenza.

 

fig 1

 

Per quanto concerne la finalità “Prevenire e far emergere il fenomeno”, il piano prevede principalmente due macro aree di interventi[2]:

  • formazione continua e multidisciplinare tesa a sviluppare e consolidare le competenze di tutti gli operatori e le operatrici di ambito disciplinare e professionale molto eterogeneo che, in base ai propri ruoli e competenze, entrano in contatto e supportano le donne vittime di violenza. Interessante l’attenzione dedicata, per questa finalità, oltre che alla formazione professionale, anche al mondo delle scuole e delle università;
  • azioni di informazione e sensibilizzazione volte a diffondere una conoscenza non stereotipica del fenomeno, a favorire una corretta rappresentazione della violenza nei confronti delle donne e promuovere le pari opportunità tra uomini e donne in contesti differenti ed eterogenei, anche attraverso l’utilizzo di strumenti di informazione e comunicazione multilingue.

La finalità “Accogliere, sostenere, proteggere e accompagnare all’autonomia le donne vittime di violenza” viene declinata in due macro aree di intervento:

  • Assistere e sostenere le donne vittime di violenza attraverso la definizione di procedure di intervento e di rilevazione del rischio  e di protocolli operativi comuni ai diversi soggetti coinvolti nel contrasto del fenomeno. Attenzione specifica è data alla Rete quale garanzia di attivazione di competenze multidisciplinari necessarie per la valutazione dei casi, per la costruzione di percorsi personalizzati e integrati di intervento;
  • Monitorare il sistema integrato di conoscenza, analisi, monitoraggio, valutazione e controllo attraverso l’istituzione di due “strumenti”: un Organismo tecnico con caratteristiche di terzietà con il compito di attivare uno specifico sistema di valutazione dei servizi e un sistema informativo integrato, l’Osservatorio Regionale Antiviolenza (ORA), per la raccolta di dati e metadati relativi al fenomeno.

I soggetti e le attività

Nella descrizione dei diversi soggetti che intervengono nelle azioni di prevenzione e contrasto alla violenza contro le donne, sembra importante richiamare alcuni aspetti rilevanti:

  • la ribadita centralità della donna nelle relazioni e nelle azioni di prevenzione e contrasto della violenza;
  • il richiamo alla priorità che le politiche antiviolenza trovino piena collocazione all’interno delle politiche pubbliche, così come negli strumenti di programmazione regionale e territoriale, anche per garantirne la sostenibilità economica nel tempo;
  • il richiamo alla necessità di  mettere a sistema le strutture per la presa in carico e la protezione delle donne vittime di violenza e i loro eventuali figli attraverso la copertura dell’intero territorio regionale;
  • la definizione di criteri minimi per la messa a regime di nuove unità d’offerta (centri antiviolenza, case-rifugio, strutture alloggiative temporanee di II livello). A questo scopo, il Piano quadriennale definisce i criteri generali per il funzionamento dei centri antiviolenza, delle case-rifugio e delle altre strutture di accoglienza.

fig 2

 

Processi e strumenti per l’attuazione del Piano

Il Piano, in linea con le risorse nazionali e regionali disponibili per il quadriennio 2015/2018, mira a sviluppare e consolidare un modello integrato di accesso e accoglienza, attraverso l’individuazione di fasi specifiche del processo di presa in carico: accesso -> accoglienza -> valutazione del rischio -> presa in carico e protezione -> definizione del progetto personalizzato, come da schema seguente.

fig 3

 

Nel Piano si ribadisce, inoltre, la necessità di prevedere uno specifico sistema di monitoraggio e valutazione che viene però rimandato, per una sua definizione più specifica, ad apposito provvedimento di Giunta regionale che dovrà definire un sistema di costi standard delle prestazioni, un sistema di indicatori per la stima dei costi minimi di funzionamento per l’accoglienza e la protezione, al fine di arrivare a costi standard; definire set di indicatori di processo e di risultato per ogni azione programmatica.
Anche per la verifica dell’appropriatezza delle prestazioni, il Piano quadriennale rimanda a un Piano dei controlli annuale finalizzato a verificare la qualità dei servizi offerti, l’appropriatezza dei servizi in relazione anche ai bisogni rilevati e l’efficienza ed efficacia nell’utilizzo delle risorse disponibili.


[1] Il Piano quadriennale, oltre ad essere previsto nella Legge Regionale 119/2013, richiama e si rifà a un complesso sistema di norme e atti europei, nazionali, regionali e comunali che orientano e fanno da cornice a quanto definito nel Piano:

  • la Convenzione di Istanbul (approvata dalla Camera e dal Senato nel giugno 2013 ed entrata in vigore il 1° agosto 2014;
  • la legge 119/2013 «Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle Province»;
  • il Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere 2015/2017;
  • la legge regionale 11/2012 «Interventi di prevenzione, contrasto e sostegno a favore di donne vittime di violenza.»

[2] Per una descrizione dettagliata delle azioni previste dal Piano, si rimanda al testo integrale.