Regione Lombardia ha pubblicato,in allegato alle recenti Linee Guida per la promozione delle azioni e dei diritti di tutela dei minori con le loro famiglie, alcuni dati relativi ai minori accompagnati dai servizi educativi e di tutela a livello regionale. Si tratta di dati relativi alla rendicontazione del Fondo Sociale Regionale aggiornati in parte a fine 2013 e in parte a fine 2014.
Nonostante si tratti di dati aggregati, che quindi non consentono comparazioni territoriali, è possibile articolare un primo quadro di riferimento, utile  in parte a effettuare alcuni confronti tra le diverse tipologie di intervento e in parte per consentire ai singoli Comuni, o agli ambiti territoriali, di collocarsi all’interno del contesto regionale.

Quanti sono

Dai dati regionali i minori e i giovani complessivamente coinvolti in percorsi di affido, assistenza domiciliare e accoglienza in comunità residenziali o terapeutiche sono  11.771  suddivisi  secondo i vari interventi come da grafico. Di questi complessivi  il 4,6% è costituito da giovani in età 18-21 anni.

quadro d'insieme

 

L’Assistenza Domiciliare Minori è, evidentemente, l’intervento che coinvolge il numero maggiore di bambini, ragazzi e giovani: nel 2013 sono 6.247 quelli seguiti da parte di servizi di assistenza domiciliare, di cui oltre il 70% si trova nella fascia 6-14 anni.

Dove sono: affido o comunità?

Interessante, in particolare è il dato di confronto tra quanti si trovano in affido. I dati, a dispetto della  percezione diffusa secondo cui l’affido è una misura sottoutilizza e il collocamento in comunità prevale invece come scelta maggioritaria, vede 2.686 ragazzi (di cui 280 nella fascia 18-21) inseriti in percorsi di affido, e 2.298 accolti in comunità residenziali.

età e origine

I percorsi di affido coinvolgono con maggiore preponderanza la fascia 6-14 anni (complesssivamente quasi il 70% del totale), mentre l’accoglienza in comunità residenziale è decisamente focalizzata sulla fascia 15-17 anni (42%).
Per quanto riguarda la cittadinanza di origine, i minori con genitori di origine straniera costituiscono il 21% del totale dei minori in affido e il 33% di quelli inseriti in comunità e, di questi, sono 172 i minori stranieri non accompagnati.
Le principali caratteristiche dei percorsi di affido che è interessante richiamare sono prima di tutto il fatto che quasi il 30% degli affidi sono di tipo intrafamigliare (affidi a parenti fino al IV grado) e che il 71% degli affidi è non consensuale con disposizione del Tribunale per i Minorenni, mentre il 19% sono affidi consensuali con decreti del Giudice Tutelare e per il 10% consensuali disposti dagli Enti Locali.
I percorsi di affido registrati nell’anno 2013 mostrano, inoltre, solo il 59% ha avviato il percorso di affido dalla famiglia di origine, mentre il restante 41% proviene da strutture residenziali (31%) o da altri affidatari.
Per quanto riguarda le comunità residenziali, dei complessivi 2.288 minori e giovani accolti, il 71% è collocato in una Comunità Educativa Minori (di cui 4,5% con Pronto Intervento), 14% in Comunità Educativa Mamma Bambino (di cui l’1,6% con Pronto Intervento), il 7,5% in Comunità Familiari (di cui 0,4% con pronto Intervento), mentre il restante 7,5% si trova in alloggi per l’autonomia (> di 18 anni o mamma-bambino).
Altro dato interessante, per quanto riguarda le Comunità residenziali, è relativo al soggetto che ha assunto la decisione relativa all’inserimento in comunità: per il 67,3% il Servizio Sociale territoriale e solo per il 18,4% dal Tribunale per i Minorenni.
Similari, tra le due tipoogie di percorsi, sono le più frequenti motivazioni dell’inserimento in percorsi di affido o in comunità: gravi problemi di uno o entrambi i genitori (33% degli affidi e 19% degli inserimenti in comunità); difficolytà educative della famiglia (22% affidi e 23% comunità); conflittualitào separazione tra i genitori (9% affidi e 12% comunità).

La durata e i  percorsi di uscita (e di rientro)

Quanto si resta in affido e in comunità? e dove si va alla fine del percorso?
I dati regionali propongono un dettaglio relativo alla durata media degli affidi rilevata nell’anno 2013 e i periodi di permanenza nelle comunità residenziali relative all’anno 2014.

durata 3

Un dato significativo riportato nel rapporto è relativo al fatto che, guardando al medio -lungo periodo,  è calata significativamente la percentuale di minori che rimangono in strutture residenziali oltre i 3 anni: l’8%  nel 2014 conrro il 9,7% del 2011 e il 13,7% del 2003.
Il dato qui riportato risulta tuttavia molto parziale per la ricostruzione dei percorsi reali dei bambini e dei ragazzi: infatti la durata dell’accoglienza attiene non al percorso individuale ma alla presenza all’interno di una specifica struttura. è significativo in questo senso il fatto che nel 2014 il 31,3% dei ragazzi dimessi da una struttura è stato trasferito in un’altra struttura residenziale, proseguendo di fatto il percorso di accoglienza.
Per quanto riguarda la conclusione dei percorsi di affido, quasi nella metà dei casi essa avviene con un rientro nella famiglia di origine, mentre per il 23% delle situazioni porta a un inserimento in comunità residenziale.

Alcune considerazioni conclusive

I dati qui riportati evidenziano, dal mio punto di vista, alcune questioni rilevanti, forse risapute tra quanti sono direttamente coinvolti nella gestione delle strutture o nella progettazione dei percorsi di affido, ma che sono scarsamente richiamate nella retorica, peraltro molto animata in questo periodo, sui cosiddetti “minori fuori famiglia”.

  1. Il collocamento in comunità residenziale non costituisce l’intervento largamente prevalente nell’articolazione di percorsi di allontanamento famigliare. Lo strumento dell’affido e quello dell’inserimento in struttura sono utilizzati quasi in forma paritaria, con anzi una leggera prevalenza del primo sul secondo.
  2. Le comunità residenziali si stanno via via caratterizzando come strutture di accoglienza della fascia adolescenziale. Non è qui disponibile una serie storica relativa alle fasce di età accolte, ma il dato presentato evidenzia con chiarezza una fascia di etàspecifica prevalente, rispetto alla quale diventa necessario e urgente adattare e ripensare le modalità di progettazione e realizzazione degli interventi educativi.
  3. L’affido e le comunità residenziali non sempre e non per tutti costituiscono strumenti educativi e di accoglienza alternativi tra di loro. Nei percorsi dei bambini e dei ragazzi si mescolano interventi diversi, si realizzano passaggi dalle famiglie affidatarie alle comunità residenziale e viceversa, e questo è un dato che va acquisito e interpretato adeguatamente, collocando con attenzione ogni passaggio in uno specifico quadro progettuale individuale, secondo il quale ad ogni diversa tipologia di nintervento e accoglienza corrispondono diversi obiettivi di crescita e autonomia.
  4. La lettura dei dati secondo la variabile dell’Unità di offerta coinvolta non consente un’analisi adeguata dei percorsi di allontanamento, accoglienza e rientro che sia attendibile e sufficientemente esaustiva. In relazione a interventi così delicati e rilevanti come quelli relativi all’accoglienza e alla tutela dei minori risultano necessaria la ricostruzione puntuale dei percorsi, attraverso l’analisi dei dati individuali, che consentano di leggere, ad esempio, l’effettiva durata dell’allontanamento dalla famiglia di origine e gli esiti raggiunti in termini di autonomia e di benessere. Si tratta di analisi che prima di tutto sono necessarie a livell locale o territoriale, per consentire una sempre maggiore adeguatezza degli strumenti e delle strutture nel rispondere ai bisogni rilevati.

Allegati

  • Allegato mancante