Vi ricordate del Piano Nidi? Si tratta della misura straordinaria  denominata  “Piano di sviluppo dei servizi socio educativi per la prima infanzia”  avviata nel 2007,  per la quale sono stati destinati, per il triennio 2007-2009, 446 milioni di euro a livello nazionale, a cui si sono poi aggiunti i cofinanziamenti delle regioni.
Alla fine dell’anno passato è stato pubblicato il rapporto di Monitoraggio del Piano aggiornato al 31 dicembre 2014, che rende disponibili, oltre a diverse analisi approfondite dell’andamento del sistema di offerta dei servizi per la prima infanzia, anche tutti i dati regionali e nazionali  relativi al periodo 2008-2014.
Regione Lombardia aveva destinato queste risorse a supportare la rete dei servizi,sia attraverso nuove realizzazioni, sia fornendo alle famiglie la possibilità di accedere all’offerta privata alle medesime condizioni dell’offerta pubblica. La scelta lombarda rispetto all’utilizzo di queste risorse è stata quindi quella di andare a ridurre la pressione della domanda sui servizi pubblici (lunghe liste di attesa) consentendo alle famiglie di accedere ai servizi privati alle medesime condizioni del pubblico, e andando quindi a sostenere l’offerta privata, già equiparata al pubblico grazie agli accreditamenti.
Con questo monitoraggio è possibile analizzare le ricadute del Piano Nidi nell’articolazione del sistema di offerta, considerando il fatto che – per via di alcune difficoltà iniziali nell’attuazione delle misure e delle successive integrazioni attuate attraverso il Fondo Famiglia- la misura è stata via via prorogata dall’iniziale data di chiusura prevista per l’anno 2011, fino alla fine del 2014.

Le risorse disponibili

Con il Piano straordinario triennale avviato nel 2007 e le successive Intese di riparto del Fondo Famiglia del 2010, 2012 e del 2014, il Dipartimento per le politiche della famiglia ha stanziato a favore dello sviluppo dei servizi per la prima infanzia 621.462.000,00 euro. Le Regioni hanno contribuito cofinanziando con oltre 300 milioni.
Per quanto riguarda la Lombardia, i finanziamenti statali realizzati attraverso il Piano Nidi  e le successive Intese di riparto ammontano a un totale di 62.555.538, cofinanziati dalla stessa regione con 16.756.661 euro, per un totale di oltre 79 milioni di euro.  Che cosa hanno prodotto tali risorse sul sistema nazionale e su quello lombardo?

Un sistema in crescita.. ma sempre più lenta

Il primo esito che possiamo evidenziare osservando il trend  dei posti disponibili nei servizi per la prima infanzia, relativamente sia all’offerta pubblica che all’offerta privata, nel periodo 2008-2014 è una crescita consistente del sistema di offerta a livello nazionale:  il numero di posti disponibili è passato da 234.703 nel 2008 a 307.833 nel 2014, misurando un incremento complessivo del  31,1% (+73.130 posti).

posti nazionale

Anche in Lombardia le risorse dedicate hanno portato ad un incremento significativo dell’offerta nel medesimo periodo 2008-2014, pur tuttavia decisamente inferiore a quello nazionale, pari cioè al 23,4%.
Nello specifico i posti disponibili nei servizi di asilo nido sono aumentati complessivamente, nei 6 anni di osservazione, di 11.225 unità (+22,4%) mentre la crescita dei servizi integrativi è decisamente maggiore (+ 1.102 posti, pari a un incremento del 47%) , rimanendo tuttavia una percentuale assolutamente parziale dell’intero sistema di offerta.

posti lombardia

Elaborazione nostra su dati Monitoraggio del Piano di sviluppo dei servizi socio-educativi per la prima infanzia

L’analisi della dinamica di crescita del sistema  non può prescindere però dall’evidenziare un dato che si ripropone, in modo similare, tanto a livello nazionale quanto a livello lombardo e che è già noto da alcuni anni a quanti si occupano di politiche e servizi per la prima infanzia: la crescita dei posti disponibili sta rallentando sempre più e la dinamica di espansione osservata fino al 2011, in questi anni si è modificata.
In un precedente articolo, osservando i dati relativi all’anno 2012, avevamo già osservato un momento di stasi e, anzi, di un – seppure minimo – arretramento nell’offerta dei servizi  tra il 2011 e il 2012 (-0,07%  a livello nazionale e nessuna variazione a livello lombardo).
Oggi possiamo dire che il rischio, che si era paventato allora, di una riduzione dei posti disponibili ad oggi non si è verificato, anche se quello a cui assistiamo oggi è un rallentamento della crescita osservata negli ultimi anni.
Infatti, se tra il 2008 e il 2011 l’incremento percentuale dei posti disponibili a livello nazionale era stato pari al 32,8%, tra il 2011 e il 2014 l’incremento evidenziato è pari soltanto al 7,1%. Guardando poi all’ultimo anno per il quale sono disponibili i dati si vede che tra il 2013 e il 2014 la crescita è stata pari al 2,7%.
Parallelamente, e forse in modo ancora più acuito, in Lombardia tra il 2008 e il 2011 la crescita era stata pari al 16%, passata al 6% tra il 2008 e il 2014  e al 1% tra il 2013 e il 2014.
Tale dinamica, se da una parte rassicura in merito al fatto che, seppure lentamente, questa area di servizi continua a ampliarsi, dall’altra interroga soprattutto in relazione agli anni successivi al 2014. Cosa è accaduto dal 2014 in poi, quando anche le ultime risorse derivanti dal livello nazionale sono terminate?

Una risposta adeguata alla domanda?

Per valutare l’adeguatezza di un sistema di offerta di servizi, e delle sue dinamiche di crescita, è necessario metterlo in connessione con la domanda potenziale.  Il sistema di servizi per la prima infanzia offre una risposta adeguata alla popolazione interessata? E quanto siamo riusciti ad avvicinarci, con queste misure straordinarie, all’obiettivo di Lisbona che prevedeva per l’ormai lontano 2010 il raggiungimento di un tasso di copertura del 33%?
Il dato nazionale, e la relativa suddivisione territoriale, proposti in tabella, mostrano come il Paese sia ancora oggi caratterizzato da enormi differenziazioni nella  quantità di posti disponibili in servizi per la prima infanzia, passando da un tasso di copertura per la popolazione 0-2 anni  che va da un minimo pari al 6,2% in Campania, ad massimo pari al 36,3% in Valle d’Aosta, con un dato medio di copertura pari al 21,8%.
Anche nel 2014, come negli anni precedenti, la Lombardia si attesta poco al di sopra della media nazionale (24,4%), con un tasso di copertura inferiore alla media delle regioni nord occidentali e, insieme alla Provincia di Bolzano e alla Regione Veneto,  tra i più bassi di tutto il Nord Italia.

tasso di copertura

Guardando alla dinamica evolutiva dei tassi di copertura, per quanto riguarda la Lombardia, si nota una crescita, tutto sommato coerente con l’andamento nazionale, della capacità di copertura dell’intero sistema di offerta e dei nidi in particolare, ma anche la ridotta ricaduta sul tasso di copertura dato dall’incremento dei servizi integrativi, per i quali infatti il dato lombardo è decisamente inferiore alle regioni comparabili.

 copertura nidi lomb

copertura italia e lomb

 

Nel rapporto si segnala, inoltre, che il valore dei tassi di copertura dei servizi risente della diversa – e inferiore – base demografica di riferimento costituita dalla popolazione 0-2 oggi rispetto ad alcuni anni fa. La  persistente diminuzione delle nascite ha condotto, infatti,  dal 2008 (anno di inizio delle attività di monitoraggio) ad oggi a un decremento della popolazione 0-2 anni da 1.703.630 a 1.544.127, corrispondente a una percentuale del 9,3%.
Dunque, avvisano i ricercatori, anche il dato di pur moderato incremento del tasso di copertura – nella misura dello 0,8% rispetto all’anno precedente – non deve produrre facili entusiasmi, considerando che nell’ultimo anno flette negativamente la misura della numerosità della popolazione 0-2, con un decremento stimabile in una percentuale del 3,1%. Questo vuol dire – in sostanza – non tanto crescita dell’offerta di servizi, ma piuttosto decrescita del numero di bambini potenzialmente destinatari di tale offerta.

La scelta lombarda: sostenere l’offerta privata

Se si guarda al sistema dei servizi per la prima infanzia, oltre alla primaria distinzione, già evidenziata, tra tipologie di servizi (asili nido e servizi integrativi) è interessante considerare la dinamica di incremento secondo un’altra distinzione, che in Lombardia risulta particolarmente significativa, e che attiene cioè alla differenza tra offerta pubblica e offerta privata.

grafici offerta

grafico posti

La relazione tra pubblico e privato si conferma come elemento fortemente caratteristico, a livello nazionale e, in modo ancor più accentuato, a livello lombardo  sia nello sviluppo che nella caratterizzazione del sistema dell’offerta, con alcune specifiche:

  • I servizi a titolarità pubblica, in Italia, sono il 40% del totale, mentre in Lombardia rappresentano il 25%. Si tratta di una peculiarità che da sempre caratterizza la nostra regione, e che le scelte programmatorie e di utilizzo delle risorse del Piano Nidi hanno ulteriormente acuito.
  • Se si guarda, invece, la distribuzione dei posti per titolarità pubblica e privata, si evidenzia – a livello nazionale – un’inversione di tendenza (54% dei posti sono a titolarità pubblica), mentre in Lombardia un riequilibrio che vede i posti a titolarità pubblica raggiungere il 40% dell’offerta complessiva.
  • Tra le due tipologie di servizio, infine, l’offerta pubblica si concentra in particolare nei più tradizionali asili nido, mentre i servizi integrativi vedono una decisa preponderanza di titolarità privata (80% in Lombardia, 65% in Italia).

Dunque i dati confermano una dinamica in atto già da tempo in quest’area di servizi , secondo cui la Lombardia presenta un’offerta privata notevolmente più consistente di quella pubblica, ma anche un legame molto stretto tra offerta pubblica e offerta privata, grazie ai sistemi di convenzioni e accreditamento che consentono agli Enti Pubblici di acquistare posti all’interno dei servizi privati.

Considerazioni conclusive

Quali informazioni possiamo quindi trarre, dai dati, in merito all’evoluzione del sistema di offerta di servizi per la prima infanzia in Lombardia?
La prima considerazione è ch, probabilmente anche grazie alle risorse straordinarie del Piano Nidi, i servizi non sono andati incontro a una battuta d’arresto come si paventava osservando i dati del  2011/2012, ma sono ancora in aumento, seppur lieve, e che tale aumento, unito a un calo demografico, ha portato a un risultato di crescita anche del tasso di copertura della popolazione 0-2, che si assesta al 24,4%.
La seconda considerazione parte dalla caratterizzazione, tutta lombarda, di un sistema di offerta che per il 75% è costituito da servizi privati, che, grazie alle risorse del Piano Nidi sono stati ulteriormente sostenuti. Nel rapporto di monitoraggio non sono resi disponibili i dati di andamento relativi alla distribuzione dell’offerta tra pubblici e privati, ma da anni in questo senso è acceso un campanello di allarme relativo al rischio di non saturazione dei posti all’interno dei servizi pubblici, rischio scarsamente considerato dalle misure lombarde di potenziamento del sistema di offerta esclusivamente privato. In merito a questa questione i dati oggi disponibili non consentono un approfondimento ulteriore, ma un’interessante dinamica che si sta osservando su alcuni territori è quella di una graduale sistematizzazione della rete di offerta a livello territoriale, attraverso la creazione di una lista di attesa unica e di una regolazione complessiva dei servizi (differenziazione per tipologia, distribuzione territoriale, etc) , anche attraverso la creazione di appositi tavoli di partecipazione dei referenti dell’offerta privata, da parte dei Comuni o – più spesso – degli Uffici di Piano.
La terza conclusione riprende un tema più volte riproposto nelle analisi realizzate nel corso di questi anni: in un momento in cui le risorse degli Enti Locali di riducono e in cui i cittadini faticano ad usufruire dei servizi a causa dei costi a loro carico, un sistema di offerta essenziale come quello relativo ai servizi per la prima infanzia andrebbe sostenuto non attraverso misure straordinarie ma attraverso una strutturale regolazione, anche attraverso l’immissione di risorse continuative dedicate.

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