Il disegno di Legge n. 2953-a «Delega al governo recante disposizioni per l’efficienza del processo civile» approvato il 10 marzo 2016  prevede – nel quadro di un’ampia riforma del processo civile  –  un cambiamento significativo per quanto riguarda la giustizia minorile: la soppressione dei Tribunali per i Minorenni e la loro sostituzione con sezioni specializzate presso i Tribunali Ordinari.
Il disegno di riforma, che ha concluso il suo iter alla Camera ed è ora al Senato,  proprio in relazione all’abolizione dei Tribunali per i Minorenni,  ha alimentato in questi mesi un ampio dibattito e diverse prese di posizioni, da parte di operatori specializzati del settore, che criticano la riforma e ne chiedono la revisione.

Cosa prevede la Riforma

Per quanto riguarda la giustizia minorile, la Riforma prevede la soppressione dei Tribunali per i Minorenni e  l’istituzione di sezioni circondariali e distrettuali specializzate per la persona, la famiglia e i minori  presso i tribunali ordinari e le corti di appello.
Le sezioni specializzate circondariali, presso il Tribunale del capoluogo del distretto di corte di appello,  si occuperanno delle controversie che sono attualmente di competenza del Tribunale Civile Ordinario: stato di famiglia, divorzi e separazioni, e dei procedimenti di competenza attualmente del giudice tutelare.
Le sezioni specializzate distrettuali, istituite presso le corti di appello,  si occuperanno di adozioni, di interventi sulla responsabilità genitoriale ex artt. 333  e 330 cc, dei procedimenti relativi ai minori stranieri non accompagnati e richiedenti asilo, e dei procedimenti penali a carico dei minorenni.
I magistrati, anche onorari, addetti al Tribunale per i Minorenni e agli uffici del Pubblico Ministero presso i tribunali saranno assegnati di diritto alle sezioni specializzate, così come i presidenti dei Tribunali e i Procuratori, il personale amministrativo e  i nuclei di polizia giudiziaria, anche se l’assegnazione e l’esercizio delle funzioni non è previsto in via esclusiva.
Si prevede, inoltre, che le sezioni specializzate distrettuali siano adibite in locali separati e adatti ai minori.

I termini del dibattito

Attorno a questi grandi cambiamenti per la giustizia minorile si è sviluppato, negli ultimi mesi, un intenso dibattito e diversi enti e associazioni che operano in questo ambito, tra cui l’Ordine degli Assistenti Sociali lombardo,  hanno emesso comunicati stampa o avviato petizioni per fermare l’approvazione definitiva al senato della riforma prevista.
Per quanti hanno promosso la riforma, la soppressione dei Tribunali per i Minorenni e l’istituzione di sezioni specializzate presso i Tribunali Ordinari, costituisce una possibilità di contrasto alla grande frammentazione che contraddistingueva, fino ad oggi, l’attribuzione di funzioni e competenze in materia civile e penale riguardo ai minori. Secondo questo punto di vista la riforma punta, infatti, a  limitare la presenza di strutture parallele, pur senza eliminare la specializzazione dei giudici che si occupano di minori.
Dall’altra parte, invece, quanti si oppongono alla riforma, individuano nella soppressione dei TM  diversi rischi e criticità connessi alla perdita di specializzazione, alla dispersione delle competenze e alla forma organizzativa prevista per le sezioni specializzate.

La perdita di specializzazione e la dispersione delle competenze
Il primo elemento richiamato da tutti i comunicati emessi riguarda l’enorme rischio di perdita di specializzazione e delle competenze attualmente patrimonio della giustizia minorile italiana a cui sarebbe stata invece preferibile l’istituzione di un ufficio giudiziario autonomo dedicato quale il Tribunale per la famiglia e i minorenni.
La soppressione dei Tribunali per i Minorenni, infatti, rischia di ridurre notevolmente la specializzazione dei Magistrati che si occupano di minori, dando spazio di intervento su questioni specifiche e spesso molto delicate a giudici non prettamente formati e specializzati sul tema.
La perdita di specializzazione riguarda non soltanto i magistrati, ma anche quella degli avvocati che attraverso le camere minorili cercano di introdurre la cultura di diritto minorile tra gli avvocati e gli altri operatori e funzionari necessari per il buon funzionamento degli uffici.
In conseguenza alla perdita di specializzazione si prevedono, inoltre, maggiori difficoltà nella relazione delle sezioni con l’esterno: gli operatori dei servizi che già oggi nei rapporti con il Tribunale Ordinario fanno fatica a trovare spazio di ascolto e sensibilità rischiano, infatti, di trovare le medesime resistenze e difficoltà anche tra quanti saranno deputati a occuparsi di minori.

Il mantenimento della frammentazione
Un’altra critica che viene fatta alla proposta di riforma riguarda il mantenimento di frammentazione nella separazione delle competenze, nonostante tra i presupposti e le finalità dei cambiamenti proposti sia proprio auspicato il superamento dell’attuale frammentazione della materia tra Tribunale dei Minori e Tribunale Ordinario.
Infatti, il disegno di riforma, così come è presentato, prevede il mantenimento di un doppio binario di competenza territoriale in materia civilistica, vista la distinzione tra sezioni specializzate circondariali e distrettuali, che prevede la separazione di alcune funzioni anche strettamente connesse tra loro ad esempio tra interventi relativi a separazioni e divorzi e quelli relativi alla responsabilità genitoriale, che ricadono sotto sezioni differenti.

La composizione delle sezioni e l’assenza di esclusività
L’ultimo tra i principali punti  che preoccupano quanti si sono espressi contro la proposta di riforma riguarda le modalità previste per la composizione delle sezioni e, in particolare, l’assenza di esclusività delle funzioni dei pubblici ministeri che andranno a costituire il gruppo specializzato in materia di persona, famiglia e minori. Vale la pena di ricordare che ai pubblici ministeri in ambito minorile compete un delicato ruolo di indagine che richiede competenze e sensibilità molto diverse da coloro che seguono indagini in altri ambiti.
Si ritiene, infatti, anche in linea con le raccomandazioni europee, irrinunciabile la specializzazione di tutti gli operatori coinvolti come garanzia per l’attuazione effettiva del principio fondamentale di tutela e promozione dell’infanzia e dell’adolescenza e, si conseguenza, si reputa fondamentale che i magistrati e gli altri operatori possano occuparsi in forma esclusiva di giustizia minorile e della famiglia godendo di  autonomia gestionale e  organizzativa.

Le principali dichiarazioni pubbliche

Per orientarsi nel dibattito attuale proponiamo qui i link ai principali documenti di posizionamento che sono stati pubblicati recentemente da diversi enti: