Da quanto esiste la Rete Territoriale per la prevenzione ed il contrasto delle violenze contro le donne della Provincia di Cremona?

La Rete è stata istituita formalmente nel 2013 con l’approvazione di un Protocollo di  Intesa per la  Rete territoriale per la prevenzione e il contrasto delle violenze contro le donne, Protocollo significativo in sé non solo perché formalizza l’impegno del territorio nella prevenzione e nel contrasto della violenza contro le donne, ma perché dà evidenza della ricchezza e articolazione della rete esistente sul territorio e delle collaborazioni già attive in materia di contrasto appunto della violenza contro le donne.
Già al momento della sottoscrizione del Protocollo di Intesa infatti, sono stati moltissimi i soggetti che hanno sottoscritto, in qualità di primi firmatari, costituendo di fatto un gruppo molto ricco e composito tanto da un punto di vista quantitativo, quanto qualitativo costituito da Istituzioni, Forze dell’ordine, Amministrazioni, Aziende sociali e sanitarie, Consultori, Associazionismo laico e cattolico, terzo settore, Ordini professionali[1].
Al gruppo dei primi firmatari, si sono aggiunti nel corso degli anni, altri soggetti aderenti (organizzazioni del privato sociale e dell’associazionismo).
A seguire, dopo l’approvazione del Protocollo di Intesa, sono stati importanti per il lavoro della Rete i finanziamenti di Regione Lombardia quali risorse necessarie per riuscire ad attuare e realizzare dei progetti che dessero corso alle politiche nazionali e regionali.
Il primo finanziamento risale al 2013, con un accordo di collaborazione tra Comune di Cremona e Regione Lombardia, dgr 861 di ottobre 2013, che ha dato il via al Progetto “Arca delle Donne – Ampliare la rete di contrasto alla violenza nei confronti delle donne”, conclusosi a fine 2015.
Obiettivo del progetto era il potenziamento dei Centri antiviolenza e delle procedure di intervento in caso di accoglienza e presa in carico delle donne vittime. A conclusione del progetto è stato istituito ufficialmente il Centro antiviolenza di Casalmaggiore che fino ad allora era un’associazione e che, grazie alle risorse del progetto, ha potuto consolidarsi e istituirsi in Centro Antiviolenza a tutti gli effetti.
Altro esito del progetto è stata la realizzazione e pubblicazione del Vademecum “Una violenza non è mai sola, strumento di lavoro rivolto a operatrici e operatori della Rete territoriale e finalizzato all’adozione, tra soggetti e organizzazioni differenti, di un linguaggio comune e di metodologie e strumenti di lavoro comuni e condivisi con la donna e nel rispetto della sua autodeterminazione. La realizzazione di questo strumento è stata possibile grazie alla condivisione di professionalità e competenze specifiche, non ultima quelle delle forze dell’ordine, la cui collaborazione e condivisione di informazioni e procedure rappresenta un risultato importante del lavoro della Rete.

Il Piano Quadriennale Regionale per le politiche di parità e di prevenzione e contrasto alla violenza contro le donne 2015-2018  mira a sviluppare e consolidare un modello integrato di accesso e accoglienza, attraverso l’individuazione di fasi specifiche del processo di presa in carico (accesso, accoglienza, valutazione del rischio, presa in carico e protezione, definizione del progetto personalizzato). Come state declinando e utilizzando questa indicazione del Piano?

Un secondo accordo di collaborazione tra Regione Lombardia e Comune di Cremona è stato siglato a fine 2015 e ha permesso l’attuazione di un secondo progetto, in continuità con il precedente progetto Arca delle Donne, “ ARCA delle donne – Accogliere in Rete e Contrastare la violenza nei confronti delle donne con l’Accoglienza. Rafforzamento della rete e integrazione degli Ambiti distrettuali”.
Tanto il finanziamento del 2103, quanto questo recente finanziamento, hanno contribuito in modo sostanziale al rafforzamento della Rete non tanto e non solo da un punto di vista finanziario, ma perché di fatto hanno messo a disposizione dei fondi per lavorare concretamente insieme, soggetti e istituzioni differenti, su temi e prassi comuni.
Sempre nell’ambito del progetto “Arca delle Donne 2” è attualmente in corso un percorso formativo rivolto alle figure professionali della Rete (assistenti sociali, psicologhe e psicologi, educatrici ed educatori, orientatrici e orientatori, operatrici dei Centri Antiviolenza e delle Strutture di Accoglienza, forze dell’ordine, personale medico e sanitario, sindacalisti, insegnanti etc.). Il percorso formativo sta sviluppando il tema dell’individuazione dei segnali e degli indicatori di violenza, al fine di elaborare una prima valutazione multidisciplinare delle situazioni.
Un esito importante del lavoro di questi anni della Rete e che oggi si colloca in stretta connessione con il Piano Quadriennale di Regione Lombardia, è la redazione recentissima delle “Linee Guida Operative per il modello integrato di accesso, accoglienza, presa in carico della donna vittima di violenza e dei suoi figli minori”.
Le Linee Guida nascono dal lavoro di questi anni e si collocano in stretta continuità con le tappe precedenti.
Per un verso, il Protocollo di Intesa del 2013 definiva ruoli e funzioni di ciascun soggetto  all’interno della rete, ma di fatto non entrava nel dettaglio dell’operatività. A seguire, il Vademecum è stata un’occasione importante per lavorare insieme e definire riferimenti e linguaggi.
Contemporaneamente, nell’ambito del primo progetto “Arca delle Donne” si era consolidata l’esperienza dei tre Laboratori Distrettuali, tre Laboratori attivati nei tre distretti della nostra Provincia, Cremona, Crema e Casalmaggiore. Da un lato, negli anni, si era consolidata la Rete, interistituzionale e provinciale, ma parallelamente i tre Distretti mostravano caratteristiche e storie molto specifiche. Questo ha portato alla creazione dei tre Laboratori Distrettuali che vedono oggi la presenza di diversi soggetti, il Centro antiviolenza in primis, unitamente ai Comuni e le Aziende dei servizi sociali, le Forze dell’Ordine e le autorità sanitarie e che “trattano”  i casi delle donne vittime di violenza.
Le donne ovviamente, non vedono direttamente il soggetto “Laboratorio distrettuale”, le donne accedono alla Rete attraverso il Centro antiviolenza, i Servizi sociali territoriali, le Forze dell’Ordine, il Pronto Soccorso ecc… ; obiettivo dei Laboratori è fare in modo che i diversi soggetti che interagiscono con la donna vittima abbiano adottato una metodologia sintonica – un linguaggio e una procedura comune – seppur nel rispetto delle proprie identità e del proprio ruolo, per trattare i singoli casi.
Per la redazione delle Linee Guida, il lavoro della Rete è partito dall’esperienza e dalle modalità di lavoro dei tre Laboratori distrettuali e ha coniugato la necessità di mettere a sistema queste modalità di lavoro con la declinazione territoriale del Piano Quadriennale. In questo senso, le Linee Guida sono anche strettamente connesse con l’approvazione del Piano Quadriennale di Regione Lombardia, nel senso che sono una specifica territoriale di quella che è indicata, nel Piano Quadriennale, come procedura per l’accoglienza e la presa in carico. Abbiamo voluto recepire il Piano Quadriennale e declinarlo sul nostro territorio.
Le Linee Guida definiscono un modello per l’accesso, l’accoglienza, la valutazione e la presa in carico individualizzata per l’uscita dalle situazioni di rischio e violenza per le donne e i loro figli minori. La costruzione del modello è finalizzata a garantire a livello territoriale la qualità e l’omogeneità dei processi e dei percorsi attivati, dei servizi e delle prestazioni erogate.
Le Linee Guida sono appena state approvate, a livello di Rete, il 25 maggio 2016. Non le abbiamo ancora diffuse perché abbiamo chiesto ai tre Laboratori distrettuali e a tutti i soggetti della rete un ulteriore sforzo per declinare e dettagliare, localmente, passaggi, azioni e soggetti impegnati e coinvolti tanto nella gestione dei flussi informativi, quanto nell’operatività della presa in carico,  e con particolare attenzione al raccordo tra i diversi soggetti.
A settembre inoltre, realizzeremo una formazione specifica sullo strumento di rilevazione e valutazione dei rischi “SARA Plus” (Spousal Assault Risk Assessment) e vorremmo dettagliare ulteriormente le Linee Guida esplicitando in esse chi sarà in grado, sul territorio, di utilizzare e di operare con questo strumento. Nelle Linee Guida manca ancora “questa fase” e con settembre, vorremmo dettagliare e completare.

Quali esiti individuate, ad oggi, del lavoro della rete?

Il principale esito del lavoro della Rete è l’elevata integrazione tra i soggetti che ne fanno parte che, dopo alcuni anni di lavoro comune, si riconoscono oggi come rete e individuano in modo chiaro ruoli e compiti di ciascun soggetto.
Questo significa anche che nella collaborazione e integrazione tra soggetti istituzionali differenti, possiamo certamente contare su un reciproco riconoscimento importante che rende più efficace la comunicazione tra i soggetti differenti e garantisce maggiore unitarietà al processo di presa in carico, talvolta a rischio di frammentazione per l’interazione tra soggetti e istituzioni con procedure, linguaggi, professionalità molto eterogenee.
Certamente, esiti positivi del processo di integrazione richiedono tempi di lavoro medio lunghi e una “manutenzione” specifica e costante della rete, delle comunicazioni e delle collaborazioni.
Nel nostro caso, noi come Comune capofila abbiamo assunto questa funzione di manutenzione; la Rete è stata capace di costruire linguaggi e riferimenti comuni, individuare  strategie comunicative efficaci, e sviluppare un pensiero come Rete.
Nella Rete ci sono soggetti anche molto differenti per storia, identità, competenze ed è necessario uno sforzo comune e reciproco per comprendere specificità, competenze, ruoli.
Anche nella gestione e nel coordinamento dei progetti, è necessario un lavoro di regia e di coordinamento non indifferente.
Come Comune capofila dobbiamo curare questi aspetti, coordinare, supportare e accompagnare laddove necessario, ma sempre in stretta collaborazione con la Prefettura che coordina le Forze dell’ordine.
In relazione ai progetti, abbiamo anche istituito un Comitato tecnico che è costituito dai soggetti maggiormente coinvolti nelle azioni progettuali e che è una sorta di cabina di regia più ristretta.


[1]Nello specifico, sono stati primi firmatari del Protocollo: Prefettura di Cremona, Presidenza del Tribunale di Cremona, Comando Provinciale Arma dei Carabinieri di Cremona, Comando Provinciale Guardia di Finanza di Cremona, Questura di Cremona, Azienda Sanitaria Locale di Cremona, Azienda Ospedaliera di Crema, Azienda Ospedaliera di Cremona, Provincia di Cremona, Consigliera Provinciale di Parità, Ufficio Scolastico Territoriale di Cremona, Comune di Cremona, Comune di Crema, Comune di Casalmaggiore, Azienda Sociale del Cremonese, Comunità Sociale Cremasca, Consorzio Casalasco dei Servizi Sociali, Ordine degli Avvocati di Cremona, CGIL CISL UIL, Associazione Incontro Donne Antiviolenza di Cremona, Associazione Donne contro la violenza di Crema, Gruppo M.I.A. di Casalmaggiore, Caritas Diocesana di Cremona, Caritas Diocesana di Crema, Consultorio Familiare Insieme per la Famiglia di Crema, Consultorio Familiare Kappadue di Crema, Consultorio Familiare U.C.I.P.E.M. di Cremona, Fondazione Madre Rosa Gozzoli, Fondazione S. Ombono di Cremona, Coop. Soc. Iride, Coop. Soc. Koala, Coop. Soc. Nazareth, Coop. Soc. Rinnovamento, Comunità d’accoglienza “G. Colbert”, Associazione Donne Padane, Associazione Donne Senza Frontiere, Associazione Lyceum Club Internazionale di Cremona, Associazione Passe-partout di Crema, Associazione Soroptimist International d’Italia – Club di Cremona – Club di Crema, Associazione Zonta International – Zonta Club Cremona. Nel corso degli anni si sono aggiunti Il Cerchio Cooperativa Sociale, Arci Cremona, Società S. Vincenzo, Croce Rossa di Casalmaggiore.