Da che punto di osservazione analizzate l’andamento dell’offerta sulla prima infanzia?

Il punto di osservazione è quello dell’Ufficio Unico dell’Azienda speciale consortile Consorzio Desio-Brianza, un’azienda sovracomunale che dal 2011 gestisce le funzioni di messa in esercizio e accreditamento di tutte le unità d’offerta sociali per quattro ambiti su cinque della provincia di Monza e Brianza. Si tratta dei territori di Desio, Carate B., Monza, Seregno, per un totale di 33 comuni e 683.091 abitanti.
Dal nostro ufficio passano tutti i servizi che vogliono aprire, pubblici o privati che siano. Dunque anche sulla prima infanzia, abbiamo uno sguardo complessivo su ciò che c’è, tra nidi e servizi integrativi, e come è evoluta l’offerta negli ultimi 5 anni. Gestendo poi la funzione di accreditamento, abbiamo uno sguardo privilegiato anche sulla qualificazione dei servizi, quali evoluzioni ci sono state in questa direzione e cosa significa mantenere alta la qualità del servizio.

Quale andamento avete osservato nell’offerta in questi ultimi anni?

Complessivamente sul territorio descritto sono attivi 164 servizi Prima Infanzia per un totale di oltre 4.000 posti: 3.948 sono posti di asilo nido e 263 servizi integrativi (micronidi, nidi famiglia, centri prima infanzia).
Il 21,7% dell’offerta è pubblica, mentre la netta prevalenza del mercato è composto da servizi di natura privata, in linea con i dati regionali (si veda articolo precedente sul tema).
In riferimento all’andamento, i dati mostrano un comportamento differenziato. Per i servizi tradizionali l’offerta è sostanzialmente stabile, cresciuta sino al 2013 e successivamente in lieve calo, ma nel complesso nel quadriennio segna un +2,4%. Diverso invece l’andamento dei servizi integrativi, arrivati nel 2015 ad essere il 40% meno del 2011.

Tab.1Posti autorizzati per servizi prima infanzia – Dati Ufficio Unico Codebri aa 2011-2015

2011

2012

2013

2014

2015

Delta 2011-2015

Asili nido

3851

3955

4068

3970

3948

+2,4%

Servizi integrativi

379

301

262

258

263

-44%

 

Lo sviluppo di un Piano nidi a livello nazionale auspicava crescite decisamente superiori, che considerazioni vi portano a fare questi dati e la conoscenza che avete del territorio?

Certamente non siamo di fronte ad un’esplosione di quest’area di servizi, come dicevo l’offerta è sostanzialmente rimasta stabile, almeno per i nidi. A mio avviso l’investimento del Piano nazionale è stato importante proprio per riuscire a garantire questa stabilità, poiché nel medesimo periodo in cui agiva il piano, intervenivano fattori assolutamente sfavorevoli per la domanda come la crisi economica e la perdita del lavoro per molte famiglie.
Uno dei dati che osserviamo è che per mantenere questa stabilità si è dovuto agire sulla flessibilità del servizio, per poter accogliere un bacino di domande più ampio. Ad esempio intervenire per garantire frequenze a tempi parziali, sia orizzontali (nell’arco della giornata) che verticali (nella settimana), orari di apertura ampi (orari serali, weekend) e di conseguenza maggior variabilità nei costi. Una stabilità raggiunta con uno sforzo notevole, perché garantire una qualità elevata – nel progetto educativo, nel lavoro con il personale – all’interno di un ambiente organizzativo così frazionato non è facile (per fare solo degli esempi: senza gruppi di bambini stabili, con entrate più variabili e costi maggiori…). Ma quello che osserviamo è che i servizi che non hanno subito variazioni in questi anni, e garantiscono la piena copertura dei posti, sono quelli che hanno fatto importanti investimenti sul fronte della flessibilità, senza rinunciare alla qualità.
Questo certamente è più praticato dai servizi privati, poiché i nidi pubblici hanno vincoli maggiori. Questi ultimi, per garantire stabilità, giocano maggiormente sulla convenienza economica e lavorano più facilmente sulla qualità offerta: gruppi più stabili, esperienza storica e competenza consolidata nonchè personale stabile.

I dati sulla domanda però ci dicono qualcosa di diverso…

Lo scorso anno per la prima volta abbiamo fatto una rilevazione sui posti occupati. Da questa risulta che circa un terzo di questi non è occupato, dunque che l’offerta è superiore alla domanda espressa. In realtà bisogna considerare che tale rilevazione è stata realizzata ad inizio anno scolastico, in settembre, per cui i dati certamente risentono di qualche parzialità. Sappiamo infatti che una parte degli inserimenti avvengono anche in corso d’anno. Possiamo stimare però che tale percentuale si riduca, realisticamente del 10-15%, dunque che un posto su dieci rimanga inoccupato.  Quest’anno realizzeremo la rilevazione in chiusura d’anno perciò avremo dati più certi, e’ innegabile tuttavia che se l’offerta tiene, la domanda mostra una flessione negativa.
E’ un trend generalizzato, che riguarda pubblico e privato e non sembra correlato più di tanto alla qualità del servizio, piuttosto a fattori endogeni come il calo demografico, la crisi economica e la flessione nell’occupazione femminile.
Possiamo evidenziare una maggior tenuta, anche nei posti occupati, dei servizi che, come dicevo prima, hanno lavorato sulla flessibilità dell’offerta potendo così soddisfare una domanda più varia e sempre più articolata.

 

Tab.2Confronto posti autorizzati e posti occupati per servizi prima infanzia – Dati Ufficio Unico Codebri aa 2015

posti autorizzati

posti occupati a fine sett.2015

di cui tempo parziale

% posti occupati su autorizzati *

Asilo

3.180

2.497

790

66,1

di cui pubblici

1.369

1.060

261

69,7

Servizi integrativi

142

122

58

65,5

*percentuale calcolata normalizzando i part time sul tempo pieno

 

Secondo lei cosa aiuterebbe il sistema dei servizi prima infanzia in questa fase così critica?

Forse sarebbe utile una revisione della normativa, in particolare sulla messa in esercizio. Oggi è evidente ai più che alcune richieste non rispondono più ai bisogni delle famiglie di oggi – che chiedono più flessibilità e maggior articolazione – né dei gestori, che devono fare grandi sforzi per rispettarla. Di fatto alcuni dei requisiti necessari per aprire un servizio sono onerosi e non sempre rispondono in modo così diretto al buon funzionamento dell’attività erogata e  in relazione al momento di difficoltà economica che stiamo attraversando.
Un altro aspetto ha invece a che fare con il sistema di accreditamento. Sarebbe utile ragionare maggiormente sull’incentivo da offrire ai servizi che si accreditano e accettano di adempiere ad ulteriori requisiti qualificanti. Altrimenti anche in questo caso è un chiedere senza offrire un corrispettivo e senza che l’adesione sia effettivamente vantaggiosa. Siccome  è interesse e valore di un territorio avere una rete qualificata di servizi e lavorare per mantenere alta la qualità, allora vale la pena interrogarsi su cosa offrire in cambio, oltre al “bollino” dell’essere accreditati dal servizio pubblico. Nella nostra esperienza le strade che si stanno percorrendo sono varie:  in alcuni casi gli ambiti hanno garantito gratuitamente  la formazione richiesta come requisito di accreditamento, altri hanno garantito il convenzionamento con i servizi comunali.