Perché una legge sulla salute mentale

Il 29 giugno 2016 è stata approvata la Legge Regionale n. 15 “Evoluzione del sistema sociosanitario lombardo: modifiche ai Titoli V e VIII della legge regionale 30 dicembre 2009, n. 33 (Testo unico delle leggi regionali in materia di sanità)”.
Perché una nuova legge in materia di salute mentale? Da dove nasce una simile esigenza? Tra le principali motivazioni, ve ne sono sia di ordine tecnico-amministrativo sia inerenti il contenuto politico-sanitario.
Una riguarda la necessità di completare la legge 23/2015 di riforma della sanità lombarda con un articolato specifico in tema di salute mentale e cogliere nel contempo l’opportunità di modificare e aggiornare quanto riportato nel testo unico delle leggi sanitarie regionali. La LR n. 33/2009, infatti, al Titolo V art. 53 e 54 stabiliva le norme in materia di tutela della salute mentale e organizzazione dei servizi psichiatrici, confermando l’istituzione dei dipartimenti di salute mentale secondo un modello di DSM coerente con il Progetto Obiettivo nazionale 1994-97 (dpr 7.4.1994).
Un’altra motivazione forte integra le precedenti e nasce dall’esigenza di considerare il profondo mutamento dei bisogni di salute della popolazione che si è progressivamente configurato specie in ambito psico-sociale e che è stato percepito soprattutto nell’ultimo decennio, e di rispondervi adeguatamente: ad esempio il disagio e i problemi a causa multipla di adolescenti e giovani o i dati epidemiologici sui disturbi psichici oggi gravati del maggior carico di disabilità fra tutte le malattie.

I contenuti della legge

Che cosa dicono i nuovi articoli compresi nel Titolo V? Cercheremo di evidenziarlo scorrendoli uno per uno.

Il perimetro di riferimento
L’articolo 53 identifica e definisce l’area della salute mentale. L’aspetto cruciale, di portata rivoluzionaria, consiste nella seguente affermazione:  “Afferiscono all’Area di Salute Mentale gli ambiti delle Dipendenze, della Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, della Psichiatria, della Psicologia e della Disabilità Psichica” (art. 53 comma 2). La prospettiva tradizionale – concepita, specie a livello di lessico istituzionale, in base a una sostanziale sovrapposizione tra la salute mentale e la psichiatria di comunità con i suoi servizi – qui è totalmente rovesciata. Si viene infatti a delineare un ambito nuovo e più comprensivo, ma soprattutto capace di tener conto dei bisogni comuni a una fascia di popolazione sempre più ampia e trasversale rispetto alle competenze dei diversi servizi. Inoltre è sottolineato il ruolo chiave dell’integrazione interdisciplinare, la continuità ospedale territorio, il contributo delle formazioni sussidiarie, delle reti sociali e familiari nei percorsi di cura.

I bisogni considerati
Il successivo articolo (art. 53 bis) comprende gli obiettivi di salute da perseguire. In termini del tutto coerenti con quanto detto sopra, viene proposta una gamma di bisogni molto ampia: di terapia, riabilitazione, inclusione sociale, diagnosi precoce e prevenzione, presa in carico, percorsi di cura personalizzati e continuativi, progettualità specifiche per popolazioni a rischio per età o condizioni socio-sanitarie e di vita, ecc.. Significativo è il fatto che il loro raggiungimento non compete a un singolo servizio specialistico in esclusiva, ma a tutti, e richiede il coinvolgimento e l’integrazione dei vari soggetti protagonisti del lavoro per la salute mentale: dagli enti e istituzioni territoriali, al mondo del lavoro, alle famiglie, agli utenti stessi.

L’organizzazione delle funzioni
L’articolo 53 ter tratta dei criteri organizzativi delle funzioni e dei servizi dell’area della salute mentale. Anzitutto viene ribadito quanto già introdotto nei due precedenti articoli: i servizi sono organizzati dagli erogatori, pubblici e privati accreditati, in coordinamento tra loro e con le realtà del terzo e quarto settore. I criteri e i modelli di integrazione, che include l’organica integrazione ospedale – territorio, sono soggetti all’approvazione dalla competente ATS. Viene inoltre istituito il Tavolo per la salute mentale (comma 4), composto dai rappresentanti dei soggetti di base e istituzionali con compiti di monitoraggio e orientamento degli interventi a livello regionale. Ad esso corrispondono a livello locale, cioè di ATS e distretti, gli organismi di coordinamento per la salute mentale. Infine è previsto un Comitato tecnico di esperti a supporto dell’unità organizzativa competente dell’assessorato.

L’articolazione dei servizi
L’articolazione dei servizi è delineata all’art. 53 quater: “Organizzazione e compiti erogativi delle unità di offerta di salute mentale”. E’ l’articolo chiave riguardo al quadro organizzativo e il primo comma lo chiarisce: “L’area di salute mentale è organizzata, secondo i criteri di cui al precedente art. 53 ter, in forma dipartimentale, coerentemente con la programmazione regionale e quella della ATS competente per territorio. Nell’ambito dell’area della salute mentale opera il dipartimento di salute mentale e delle dipendenze istituito nelle ASST, articolato, di norma, in una o più unità operative dei servizi dipendenze (UOSD), in una o più unità operative di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (UONPIA), in una o più unità operative di psichiatria (UOP), in una o più unità operative di psicologia (UOPsi), oltreché in servizi dedicati alla disabilità psichica”. Viene così definita la composizione di un dipartimento nuovo, denominato ‘di salute mentale e delle dipendenze’, al quale afferiscono U.O. e servizi delle dipendenze, di neuropsichiatria infanzia e adolescenza, di psichiatria, di psicologia, della disabilità psichica.

Vengono poi aggiunte alcune ulteriori annotazioni:

  • tutte le diverse unità operative vi partecipano a pieno titolo con le proprie peculiarità, ad esempio per le UONPIA anche con la necessità di collegamento funzionale con l’area materno-infantile;
  • viene stressata la necessità di operare per la presa in carico delle persone e dei bisogni della popolazione nell’ottica dei percorsi di cura, condividendo i programmi tra le UO e collaborando con tutti gli attori presenti nel territorio (compresi gli enti locali, la scuola, l’amministrazione giudiziaria, il servizio tutela minori, i servizi sociali e consultoriali, ecc.);

La dimensione programmatoria
In tale prospettiva di lavoro fortemente integrato, emerge sempre come decisiva la funzione programmatoria della Regione e della ATS, anche nel caso di possibili specifiche esigenze organizzative locali, come detto più avanti nella norma transitoria.
La legge infatti contiene una norma transitoria il cui scopo è di agevolare la transizione al nuovo modello di organizzazione dipartimentale, consentendo di adeguare ai bisogni della popolazione e alle caratteristiche del territorio l’articolazione dei servizi dell’area salute mentale.  “A tal fine è istituito in ogni ASST un comitato di coordinamento diretto dal direttore generale, composto dai direttori in carica dei dipartimenti e delle unità operative”. Il comitato, attivabile da subito, dura 6 mesi ed è coordinato dalla ATS allo scopo di “garantire l’omogeneità e l’efficacia dei servizi”. La norma prevede anche che i rappresentanti di tali comitati, delle organizzazioni professionali e sindacali, del privato sociale e delle associazioni partecipino “alla predisposizione del Piano di salute mentale regionale da approvare entro un anno dall’entrata in vigore della presente legge”.
Segue l’articolo 54, che tratta di “Disposizioni in materia di prevenzione, cura, riabilitazione delle persone affette da disturbi dello spettro autistico e della disabilità complessa, di sostegno e assistenza per le loro famiglie”, ma che in questa sede non possiamo specificamente affrontare.

Cosa cambia dunque con la nuova norma?

In conclusione è legittimo porsi un’ultima domanda: che cosa cambia e che cosa ci si aspetta cambi ora, dopo l’approvazione di questa legge? Mi sembra che una risposta articolata sia già contenuta all’interno del discorso sin qui svolto.
Basta qui richiamare alcuni sintetici punti, a partire dalla considerazione che il Dipartimento di Salute Mentale, inteso come semplice estensione dell’organizzazione dei servizi psichiatrici per la popolazione adulta, viene superato sia nel lessico che nel concetto culturale e istituzionale: la salute mentale è un ambito ampio e complesso che esige l’attenzione di competenze molteplici e integrantesi. Ne conseguono tre osservazioni conclusive.
Esistono oggi le condizioni potenziali per affrontare i bisogni attuali più rilevanti e la possibilità di utilizzare per questo un modello idoneo, innovativo, comprensivo e prossimo al contesto.
Occorre però operare in termini prioritari per progettare, gestire e attuare fra tutti livelli di collaborazione e di integrazione centrati sulla persona.
E infine l’auspicio che così si favoriscano sia la partecipazione della società sia nuovi adeguati investimenti con politiche sanitarie e socio-sanitarie specifiche.

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