Dando seguito al disegno di legge delega dello scorso gennaio, con il quale il Governo istituiva il Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, il decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 luglio 2016, finalmente rende attuativa l’estensione del SIA (Sostegno all’Inclusione Attiva) all’intero territorio nazionale.

Cosa accadrà nel breve periodo

A partire dal 2 di settembre, trascorsi i canonici 45 giorni dalla pubblicazione, sarà possibile per le famiglie con una soglia ISEE al di sotto dei 3.000 euro, con almeno un figlio minorenne o disabile o alle donne in stato di gravidanza accertata, accedere ad un beneficio di entità compresa tra gli 80 e i 400 euro al variare dell’ampiezza del nucleo. L’accesso potrà avvenire tramite apposita piattaforma online ed i trasferimenti alle famiglie saranno erogati direttamente da INPS senza transitare dai territori.
Gli Ambiti territoriali saranno invece chiamati a presentare, entro il 31 dicembre 2016, progetti nell’ambito del cosiddetto Bando Non Competitivo (a valere sul FSE, programmazione 2014-2020 del PON Inclusione) per l’attuazione della nuova misura. In altre parole dovranno presentare per il finanziamento progetti finalizzati alla riorganizzazione ed al rafforzamento del loro sistema di servizi per la gestione del SIA (es. acquisizione di nuovo personale, di dotazione strumentale ed informatica, potenziamento della rete con gli attori territoriali per le prese in carico, ecc.). Il contributo previsto per ogni Ambito territoriale deriverà dal riparto delle risorse disponibili per ciascuna Regione in proporzione al numero di residenti in ciascun Ambito.

Quali opportunità si aprono per i territori

E’ evidente che si tratterà di una grande opportunità per il nostro sistema di protezione sociale,almeno per due ragioni: perché finalmente è stata varata una misura strutturale di sostegno ai poveri, seppur in questa prima fase ancora di tipo categoriale e non particolarmente consistente in termini di entità del beneficio, e perché saranno disponibili risorse ad hoc per la sua implementazione a livello territoriale. Questo non era avvenuto con la sperimentazione della Social Card nelle 12 città e nemmeno durante la sperimentazione del RMI di lontana memoria.
Certo sarà una misura impegnativa da far partire e da gestire soprattutto per i territori, fulcro gestionale non solo per l’attivazione dei progetti di inclusione, ma chiamati in causa fin da subito, ad esempio per la sua pubblicizzazione, per l’assistenza all’invio delle domande, per il controllo ela verifica degli ISEE presentati per le ‘poste’ di competenza comunale (anagrafiche, contributi economici direttamente erogati, ecc.).
Importante anche il ruolo regolativo e di assistenza tecnica delle Regioni, a garanzia di una omogeneità gestionale ed organizzativa ed a presidio di una equità distributiva degli interventi.Altro ruolo delle Regioni potrà essere quello di presidiare l’integrazione del SIA con le altre misure ed interventi di contrasto alla povertà e rivolti all’inclusione (es interventi ex bando FAMI) presenti a livello territoriale, secondo una logica ricompositiva e di sistema.
Tanto lavoro da fare, quindi, ma buone ragioni per essere moderatamente ottimisti.