L’anno è stato caratterizzato dall’approvazione della riforma sociosanitaria, la L.R. n. 23/2015, che ha interessato gran parte dell’attività sul welfare regionale di questi mesi, nel ridisegno degli assetti di governance complessivi e nella declinazione, di fatto, di un periodo di transizione anche per la programmazione. Nel presente compendio sono raccolti alcuni articoli di rilievo sul tema della riforma sociosanitaria e del nuovo assetto di governance che va delineandosi, oltre che su alcune aree di innovazione locale.

Al via la riforma sociosanitaria lombarda

Nell’estate 2015, dopo un lungo periodo di gestazione – viene approvata la prima parte della riforma sociosanitaria lombarda, la LR n.23/2015.
Il primo contributo analizza il testo della legge mostrandone le principali modifiche nell’assetto del sistema rispetto alle norme precedenti, la L.R. n. 33/2009 Testo unico delle leggi in materia di sanità e la L. n. 3/2008, Governo delle reti dei servizi della persona in ambito sociale.
I successivi articoli propongono alcuni commenti interpretativi, alla vigilia dell’approvazione del nuovo quadro normativo. Il primo analizza il tipo di modello sanitario introdotto dalla riforma e ne commenta il passaggio dall’approccio di tipo contrattuale dell’epoca formigoniana ad uno nuovo – nelle intenzioni – di tipo integrato, illustrandone però le contraddizioni interne, prima tra tutte l’assetto organizzativo che mantiene la separazione tra ATS e ASST.
Il secondo, La riforma del welfare serve ai cittadini lombardi, analizza la riforma a partire dalle ricadute concrete che essa potrà generare per i diretti beneficiari del sistema di welfare. Propone un’analisi di quadro sui principali vantaggi attesi – maggior integrazione sociosanitaria, miglioramento della presa in carico e sensibili risparmi – e l’enucleazione degli elementi su cui si fondano le argomentazioni che li sostengono, ma anche dei possibili svantaggi che, già all’indomani dell’approvazione della legge, è possibile ravvisare – lo stress duraturo per il sistema, la centratura su obiettivi dichiarati e su cambiamenti dell’assetto istituzionale che hanno scarso impatto nella vita dei cittadini e la mancata valorizzazione dei percorsi avviati nel primo biennio di attività dell’Esecutivo.  

I primi passaggi attuativi

Dal 1° gennaio 2016 la riforma entra in vigore, passando dunque alla fase attuativa. L’analisi dei primi atti consente di osservare l’avvio della sua declinazione operativa.
Il primo contributo analizza l’annuale delibera sulle regole di esercizio che di fatto delinea il 2016 come anno di transizione nell’applicazione della riforma, andando in piena continuità con l’esercizio precedente su gran parte dei temi di rilievo (es. sperimentazioni, accreditamento e contratti, vigilanza e controllo) e sospendendo alcune trasformazioni di grande impatto previste nelle regole precedenti (es. messa a sistema sperimentazioni e ridefinizione sistema d’offerta, costi standard, …) .
Il secondo contributo commenta un successivo atto di particolare rilievo, la delibera sulle linee guida per i Piani organizzativi strategici di ATS  e Asst (POAS), che declina alcuni aspetti rilevanti circa il nuovo assetto organizzativo dei nuovi Enti, mettendo a fuoco alcune questioni su temi nodali della riforma come ad esempio in riferimento agli obiettivi di risparmio complessivo e del governo della domanda.
Il terzo articolo infine continua l’analisi di quadro proposta in seguito all’approvazione della legge, aggiornandola dopo i primi mesi di avvio, e mostrando cosa si è capito in più sulla riforma. L’analisi, tra le altre cose, evidenza come l’evoluzione migliorativa del sistema sembri toccare prevalentemente il comparto sanitario, mentre è ancora carente un’idea chiara di integrazione con quello sociale. Sembrano invece confermati, nella confusione e disorientamento degli operatori, i rischi di stress del sistema e di arretramento su alcuni percorsi già in atto.

Innovazioni locali in corso

A livello regionale certamente la riforma sociosanitaria ha dominato il dibattito sulla programmazione e governance del welfare lombardo, e dunque anche le analisi proposte da LombardiaSociale.it. A livello locale è possibile individuare però almeno altri due temi che hanno attraversato il dibattito di questi mesi.
Uno è riferito alla pratica sempre più diffusa della co-progettazione. Il primo articolo di questa sezione propone una riflessione sul passaggio dalla co-progettazione alla co-gestione di servizi/interventi in area sociale e a come tali pratiche stiano trasformando il rapporto tra pubblico e privato.
L’altro riguarda le esperienze di welfare comunitario diffuse in Lombardia grazie al programma finanziato da Fondazione Cariplo con il bando denominato Welfare in azione. Un bando che ha posto agli ambiti territoriali l’ambizioso obiettivo di cambiare i sistemi di welfare attraverso processi di innovazione, valorizzazione delle risorse della comunità e governance partecipate. Il secondo e ultimo contributo del compendio propone alcune riflessioni ad un anno dal primo bando derivanti dall’esperienza di uno dei progetti che ha ottenuto il finanziamento.