L’avvio della sperimentazione

Nella prima parte del volume richiamiamo gli articoli pubblicati dedicati a delineare i tratti caratteristici di questa sperimentazione.
Il primo contributo, “La via lombarda al reddito di Autonomia”, offre un quadro schematicamente efficace del ventaglio di misure che, in una logica di erogazione di contributi economici una tantum e di voucher per l’acquisto di servizi, compongono il Reddito di Autonomia nella fase di avvio, ovvero: 1) il bonus bebè; 2) il bonus affitti; 3) l’abolizione del super ticket ambulatoriale; 4) l’assegno di autonomia; 5) il Progetto Inserimento Lavorativo. Da una attenta lettura della normativa regionale ritroviamo per ciascuna misura i destinatari a cui si rivolge, i requisiti per accedervi e le modalità di erogazione.
I contributi successivi entrano quindi nel merito dei contenuti, in particolare di alcune misure, proponendo commenti e analisi su quelli che vengono identificati come i principi ispiratori del Reddito di Autonomia e cominciando a ipotizzare lo scenario futuro e le possibili ricadute sul territorio lombardo.
Riproponiamo, così, un’analisi, curata da Cristiano Gori a partire dai contributi offerti da Luciano Gualzetti (Vice direttore Caritas Ambrosiana) e Egidio Riva (Università Cattolica del Sacro Cuore), che ci illustra come, nonostante si chiamino nello stesso modo, il Reddito di autonomia pensato da Caritas e articolato in una proposta concreta e dettagliata già dal 2010, sia ben altra cosa dal Reddito di Autonomia lombardo. L’antesignano, infatti, ispirato ai principi dell’universalismo selettivo identifica come destinatari i nuclei familiari impossibilitati a condurre una vita dignitosa in quanto in condizione di povertà assoluta. Il suo omonimo introdotto da Regione Lombardia, al contrario, sembra offrire un pacchetto di azioni categoriali, episodiche e non strutturali con un forte stampo assistenziale.
Nei contributi “Buoni servizi per la non autosufficienza: ritorno al passato?” e “Reddito di autonomia e disabilità: obiettivo inclusione sociale?” troviamo quindi commenti mirati, rispettivamente, ai voucher anziani e disabili previsti dall’Assegno di autonomia e alle potenzialità e ai rischi che si intravedono fin dall’avvio. Tra le sfide che dovrà affrontare Regione Lombardia viene richiamato il rischio di un aumento della frammentazione degli aiuti e le connessioni con la rete dei servizi esistente.
In chiusura della prima parte del vademecum un confronto tra il Reddito di Autonomia lombardo e una selezione di altre regioni intervenute a livello nazionale nell’ambito delle politiche di contrasto alla povertà attraverso apposite misure. Marcello Natili ne sintetizza similarità e differenze con l’esperienza lombarda relativamente a: beneficiari, criteri di accesso, determinazione degli importi e durata degli interventi.

Primi esiti e rilancio

In concomitanza con il rilancio della sperimentazione del mese di aprile 2016, la seconda parte del volume è dedicata a una analisi a partire dai primi dati disponibili diffusi da Regione Lombardia nonché a descrivere il nuovo scenario delineatosi e i nodi ancora da sciogliere.
L’articolo di “Com’è andata la sperimentazione del Reddito di Autonomia?” , dati alla mano, propone un’analisi trasversale dei primi mesi di vita delle misure del voucher di autonomia anziani e disabili. Si mette così in evidenza su quali ambiti distrettuali, vista la volontarietà nella partecipazione, potranno registrarsi delle ricadute ma anche la quota di domande ammissibili e una prima stima delle risorse che verranno spese a fronte delle risorse stanziate. A completare il contributo una serie di considerazioni raccolte attraverso la “viva voce” dei referenti di alcuni ambiti lombardi e riconducibili a: l’attrattività delle misure per la cittadinanza, le tempistiche, i beneficiari raggiunti.
Ma come si caratterizza il rilancio della sperimentazione?
Il contributo “Il rilancio del Reddito di Autonomia lombardo” richiama puntualmente che cosa rimane e cosa cambia a seguito della DGR n.X/5060 del 18 aprile 2016 precisando come si assista a: un ampliamento della platea dei beneficiari, l’allentamento di alcuni dei criteri di accesso, l’introduzione di alcune modifiche nella gestione, l’investimento di ulteriori risorse economiche.
Giovanni Merlo nel contributo “Meno barriere di accesso ma una distanza ancora lunga da colmare”, agganciandosi agli esiti dei primi mesi di sperimentazione per quanto riguarda il mondo della disabilità sottolinea la necessità di superare le barriere ancora oggi presenti, tra cui quella che separa e distingue il sistema dei servizi sociosanitario da quello sociale, la rete delle unità di offerta accreditate dalle risposte e proposte locali e informali.
In chiusura del vademecum riproponiamo, quindi, l’articolo “Reddito di Autonomia: nuova formula e criticità antiche?” che, proseguendo nella comparazione del Reddito di Autonomia con le misure implementate da altre regioni, tematizza i principali “nodi” che Regione Lombardia è chiamata a sciogliere nei prossimi mesi: quale strada è ancora possibile per una maggiore organicità degli interventi? Come si possono conciliare sperimentalità e strutturalità?